Liberarsi dei libri, liberare i libri

Barbara Olivieri - Libri

E’ da un po’ di tempo che piano-piano sto caricando alcuni libri sul portare dedicato alla vendita di libri di seconda mano.

Eh sì, praticamente sto vendendo alcuni miei libri.
Ma questo non vuole un post-marketta. No.

La riflessione che (mi) faccio, è di altro tenore.

In sostanza mi sto “liberando” di un po’ di libri.
Che detta così suona malissimo: sembra quasi il volersi liberare di qualcosa di ingombrante e fastidioso.
Ma non è così. Lo posso garantire.

Infatti ieri sera, mentre caricavo l’ultima tornata di tomi, ci sono stati tanti tentennamenti.

Caricavo alcuni libri che poi ritiravo, tra mille ripensamenti.
C’erano testi che volevo caricare sul portale e poi ho messo da parte per altri ripensamenti dell’ultimo minuto…

Barbara Olivieri - Libri

Mi dispiaceva.
Provavo un po’ di disagio.
Facevo fatica a “liberarmi” di alcuni romanzi, poi di alcuni manuali, poi di alcuni saggi…

Mi sembrava di fare qualcosa di male.
Mi sentivo in colpa.

Poi però mi sono detta: “Ma perché devo pensare che mi sto privando di qualcosa? È veramente così?”
No, non credo.

Ci sono alcuni libri che ho letto, e che non leggerò più.
Quindi perché accumularli e conservarli?
Come se fossero in una prigione dorata e di mia proprietà? (Mio, solo mio, nient’altro che mio!)
Perché invece non rimetterli in circolo facendo vivere loro una seconda vita?

E poi ci sono alcuni libri che non ho mai letto (e che ho acquistato in momenti di vita diversi e che oggi “non hanno più senso”).
Perché li devo tenere?
Perché penso che un domani io possa decidere di leggerli?
Se sono rimasti lì per tanti anni, dubito che li leggerò.
Ormai hanno fatto il loro tempo.
Quando era il momento (quando li ho acquistati), non li ho letti.
E allora perché conservarli ostinatamente?
Perché non rimettere in circolo anche loro?
Magari approdano in mano a chi ne ha veramente tanto bisogno.

Barbara Olivieri - Libri

Ecco…
“Liberarsi” dei libri può essere una grande fatica.
E’ come qualcosa di tuo che abbandoni.
Ma se si pensa che in questo modo li si libera e li si rimette in circolo, si pensa che si da loro nuova vita.
Piuttosto che languire in uno scaffale privato, dimenticati (da me).

“[…] I libri, soprattutto per chi li legge e non li usa come semplici soprammobili, sono facili da accumulare per varie ragioni: un libro letto è la manifestazione concreta di un risultato raggiunto, un libro comprato e da leggere attende speranzoso e i libri sono comunque considerati oggetti diversi dagli altri, per la cultura che contengono (apparentemente). […]”
[Da un post di qualche mese fa di Luca Conti “Lasciar andare le carte […]”, trovato mentre cercavo un articolo che avevo letto tempo fa di uno scrittore che aveva adottato anche lui la scelta estrema di dare via i libri]

E non ho ancora iniziato a leggere seriamente il libro di Marie Kondo, “Il magico potere del riordino”:

Il magico potere del riordino

“Le città invisibili” di Italo Calvino

Le città invisbili | Italo Calvino

Ricordo di avere letto Italo Calvino ai tempi del liceo (“Il barone rampante” ed “Il visconte dimezzato”, se la memoria non mi tradisce).
Non ricordo più il contenuto, però mi è rimasta la bella sensazione che avevo provato nel leggere queste storie un po’ strane.
(E di tempo ne è passato parecchio…!)

Tornare quindi ad immergersi nel mondo di questo scrittore così enigmatico (almeno per me), e a distanza di così tanti anni, è stato un bel match.

C’era già stato un primo incontro sotto Natale: uno dei suoi racconti è infatti contenuto nel libro “Il giorno più crudele”, che era stato scelto da Zelda Was a Writer (al secolo Camilla Ronzullo) per l’incontro di Natale del Bookeater Club.
Ricordo che tutta la lettura della “fiaba natalizia” di Calvino (“I figli di Babbo natale”) era filata via liscia fino alle ultime battute, che mi avevano spiazzato. Tant’è che ero tornata a leggerle più e più volte per essere sicura di non essermi persa qualche pezzo per strada.

E (col senno di poi) questa lettura inaspettata all’interno del libro di racconti ha avuto un che di profetico visto che – dopo qualche mese – ho incontrato di nuovo Calvino con “Le città invisibili”. Testo scelto come libro di apertura del nuovo ciclo di incontri (dedicato al viaggio) del bookclub di Open Milano dei BeBookers.

I BeBookers con Simone di Open Milano al primo incontro del bookclub
I BeBookers con Simone di Open Milano al primo incontro del bookclub

E’ stata una esperienza di lettura.
Sotto molto punti di vista.

E penso che si possa considerare come un libro leggibile su più livelli.

Come un libro di viaggio.
Come un libro composto da diversi itinerari, da seguire anche separatamente (se non lo avete letto, vi lascio scoprire il perché senza anticipare nulla; se lo avete letto capite senz’altro il perché).
Come un curioso libro di urbanistica e di architettura. (A tale proposito andate a dare una occhiata a questo interessante Tumblr: Seeing Calvino)

Senza dimenticare l’aspetto linguistico e narrativo: più volte il racconto mi ha ricordato la tradizione orale della narrazione, fatta di impressioni e ricordi che non sai fino a che punto intervengono nella restituzione di una realtà oggettiva.

Momenti di intrattenimento culinario durante il bookclub
Momenti di intrattenimento culinario durante il bookclub
Le città inivisibili | Be Bookers | Open Milano
Immagini tratte dal bookclub, durante la discussione sul libro di Calvino. Qui si intravede il prossimo libro: “Il turista nudo” di Lawrence Osborne.

All’inizio ho fatto molta fatica ad entrare nel modo di narrare di Calvino.
E questa situazione ha continuato a sussistere finché ho usato la logica.

Poi – nel momento in cui ho deciso di smettere di ragionare e ho deciso di lasciare fluire liberamente le parole – sono “entrata” nel libro e mi sono lasciata trasportare dai racconti. Praticamente ho zittito l’emisfero sinistro, dando pieni poteri all’emisfero destro.

Per poi scoprire che la struttura del libro pare sia regolata da una matrice (stante alcuni studi fatti, non da me).

I miei tentativi di costruire la matrice.
I miei tentativi di costruire la matrice.

Interessante. E suggestivo.
Credo che sia un libro da rileggere ogni tanto, perché penso che riservi sempre delle sorprese ad ogni “nuovo giro”.

Quindi buona lettura! (O buona ri-lettura…!)

Per chi vuole, di seguito c’è la consueta videoriflessione. [Durata: 11 minuti circa]

Mentre qui sotto il riepilogo dei link di questo post:
BeBookers – http://www.bebookers.it/
Seeing Calvino – http://seeingcalvino.tumblr.com/
Open Milano – http://www.openmilano.com/
“I figli di Babbo Natale” – Docs Google a libero accesso

Narrare, narrarsi…

Foto courtesy di Sebastiano Zanolli (pagina pubblica)
Foto courtesy di Sebastiano Zanolli (pagina pubblica Facebook)

Io sono una guerriera ed una viaggiatrice.
Io cerco l’Araba Fenice, convinta che esista.
Io cerco, cerco, cerco… Sperando di trovare.

Questa è una descrizione che ho dato di me stessa, quando mi è stato richiesto praticamente a bruciapelo.
Lo so che sembra una roba da matti (e forse lo è), però assicuro esserci un motivo.
E la dice molto più lunga di quanto non si pensi.
Anche per me, che rileggo questa specie di tweet col senno di poi (l’ho scritto un paio di settimane fa).
Ci sono molte tracce utili.

Alessandro Zaltron | Francesca Gazzola | La Grande Differenza
Francesca Gazzola e Alessandro Zaltron

Ma andiamo con ordine: sono di ritorno dal corso di Storytelling organizzato da La Grande Differenza.
Un corso gestito a quattro mani da Francesca Gazzola e Alessandro Zaltron, che ci hanno accompagnato in una giornata intensa in esplorazione della “scienza della narrazione”, con  annessi momenti di sperimentazione e laboratori.

Momenti di laboratorio (Foto courtesy de La Grande Differenza)
Momenti di laboratorio (Foto courtesy de La Grande Differenza – pagina Facebook)
(Foto courtesy de La Grande Differenza - pagina Facebook)
(Foto courtesy de La Grande Differenza – pagina Facebook)

Nel mentre ascoltavo, prendevo appunti e facevo gli esercizi, sentivo dubbi e riflessioni che rimbalzavano nella testa stile palline in un flipper.

Mi facevo domande su domande, e mi appuntavo sul bloc-notes “Note interne” nelle quali evidenziavo ed isolavo appunti sulla (mia) narrazione personale.
Facendomi domande tipo: “È giusto quello che sto facendo? Oppure c’è qualcosa di fondamentale che non funziona?”

Quello che ascoltavo si agganciava alle inaspettate elevate visualizzazioni del precedente post sul BIM (che esce dallo stretto ambito di “Imparare leggendo”) e mi faceva pensare alle competenze presenti sul profilo di LinkedIn (sul quale scrissi un articolo, qui sul blog, qualche settimana fa). Facendomi pensare ancora una volta a come mi vedono gli altri.

Nel frattempo gli stimoli continuavano, ed il ribaltamento del concetto del “viaggio dell’eroe” (gli eroi sono coloro che ci leggono/ascoltano, noi siamo i facilitatori) ha avuto l’effetto di una illuminazione nella testa della sottoscritta.

Storytelling | La Grande Differenza

Scrivendo, riflettendo, ascoltando, le idee continuavano a modificarsi (idee che già giacevano in stato embrionale dal corso di blogging).

Poi tornando a casa, in autostrada, mi sono detta (in tono canzonatorio, ma neanche così tanto):
“L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!”, (parafrasando Gino Bartali).

Io sono un Architetto, ma anche no…
Io sono una lettrice, ma non solo…
Io cammino e cerco cose nuove da imparare…

E avanti così, con pensieri che si accavallano per tutti i 200 km di strada.

Morale della giornata?
Mai dare nulla per scontato.
A volte i percorsi non lineari sono quelli più interessanti da seguire, perché non sai dove ti porteranno.
E penso vadano assecondati.
Perché forzare potrebbe non essere la soluzione migliore.

Sono tornata a casa con bozze di pensieri, tracce di storie ed una cassetta degli attrezzi più ricca di strumenti.

Link utili:
Alessandro Zaltron – http://www.alessandrozaltron.com/
La Grande Differenza – http://www.lagrandedifferenza.com/
Sebastiano Zanolli – http://www.sebastianozanolli.com/

E qualche consiglio di lettura…

Un po' di libri: Alessandro Zaltron e Sebastiano Zanolli
Un po’ di libri: Alessandro Zaltron e Sebastiano Zanolli

Tre libri per rompere gli schemi

Sto iniziando a fare videoriflessioni su gruppi di libri per i quali intravedo dei “fili rossi” che li legano fra loro.

Ho iniziato con un video dedicato alla scrittura e alla narrazione personale (“Quattro libri”).
E nel post precedente mi sono cimentata in una “videoriflessione congiunta” di tre libri di narrativa (più per un motivo legato a questioni di ritardo sulla tabella di marcia del benedetto piano editoriale… Anche se ho in mente di fare a breve qualche riflessione su alcuni romanzi di storie strambe che – letti in sequenza – potrebbero dare un bello scossone a convinzioni linguistiche dal sapore classico).

Qualche giorno fa mi sono invece cimentata in un video nel quale raccontavo di tre saggi anticonvenzionali, che mi sono piaciuti e che mi hanno fatto vedere le cose da un punto di vista un po’ diverso, rompendo schemi lavorativi (legati al management) e operando dei cambi di paradigma (sulla professione in generale).

Rework manifesto del nuovo imprenditore minimalista

Sto parlando di:

“100 Euro bastano” l’ho letto nell’estate del 2014 e – complice il tempo a disposizione e lo stato di rilassamento mentale – mi è piaciuto molto: l’ho trovato un libro snello, agevole ed interessante.
Quello che mi ha colpito in particolare sono gli esempi di “startup” che l’autore porta come esempio.
Non affronta la solita analisi delle mega-multinazionali che sono – sì – tanto belle ed interessanti, ma lasciano un po’ il tempo che trovano.
Racconta invece di micro-imprese, messe su con pochi soldi anche in contesti che per noi sarebbero proibitivi (per esempio racconta di due piccole iniziative imprenditoriali in Africa ed in India, Paesi notoriamente un po’ “complessi”).
Ed è proprio questo che – secondo me – dà valore aggiunto al lavoro dell’autore: ti fa riflettere e ti fa anche pensare che l’iniziativa personale, l’inventiva e la determinazione, possono voler dire molto, al di là del contesto in cui ti trovi a vivere.
Piacevolissima lettura, è scorsa via in una sequenza di racconti che stimolano e fanno riflettere, senza essere roboanti.

100 euro bastano

Per quanto riguarda il libro di Magnus Lindkvist (“Quando meno te lo aspetti”), la lettura è avvenuta per pura curiosità: infatti dopo averne sentito parlare, e avere letto diverse recensioni per un riscontro incrociato, ho iniziato a leggerlo un po’ prevenuta (temevo un prodotto “gonfiato” dell’ennesimo super-guru).
Invece è stata una piacevole sorpresa: man-mano che andavo avanti, mi entusiasmavo e mi trovavo d’accordo su quasi tutto quello scritto dall’autore.
E’ un libro sulla incertezza ed è un suo elogio (che scritto così può suonare provocatorio).
Ma io l’ho interpretato come un tentativo (secondo me, efficace) di far accettare l’incertezza, approcciandola con uno spirito costruttivo (e non ottusamente e pericolosamente ottimista).
Ho poi particolarmente apprezzato la rimessa in discussione di tecniche di leadership e management che hanno fatto il loro tempo, perché non più adeguate alla velocità (e soprattutto alla alta imprevedibilità) del mondo di oggi.
Interessante anche l’excursus nell’ambito delle neuroscienze (trattate in modo divulgativo) e nell’analisi del comportamento dell’uomo davanti alla imprevedibilità.
Non offre soluzioni, offre spunti per vedere le cose in modo diverso.
E questo è molto positivo (secondo me), perché ti costringe a pensare.

Quando meno te lo aspetti

L’unico mio rammarico (e confesso di esserci rimasta un po’ male) è stata una critica piuttosto aggressiva che mi è stata mossa alla condivisione del video su Facebook. Critica rivolta alla persona (e non al contenuto) che credo sia stata scatenata dal titolo del libro di Chris Guillebeau, “100 euro bastano”.
La imputo alla mia mancanza di chiarezza nella condivisione delle mie impressioni (che non erano rivolte alla bontà del concetto “con 100 euro fai impresa”, cosa a cui non credo, ma erano rivolte alle idee che la lettura del libro di Guillebeau può generare).
La cosa che mi è spiaciuta di più è stata che al mio tentativo di cercare di dialogare sul contenuto del libro, la persona ha alzato un muro rifiutando anche una lettura del testo per poterne conoscere il contenuto e parlarne poi con serenità e con spirito costruttivo.
Pazienza. Ho perso l’occasione di potermi confrontare serenamente e di potermi spiegare.
Ho imparato qualcosa di nuovo, mio malgrado.

Per chi lo desidera, come di consueto qui sotto c’è il video delle riflessioni.

Buona lettura e buona visione!

Fabio Genovesi, Paul Auster e Ivano Mingotti: tre storie

Torno a riflettere sui libri che leggo, con un ritardo che stento a colmare. Sì, perché nonostante i miei buoni propositi di tenere un certo ritmo (abbozzando un piano editoriale), ho accumulato un po’ di cose da dire. E quindi – piano piano – senza seppellire di pubblicazioni a raffica, riprendo i post sugli ultimi libri letti. Ripartendo dalle storie. Infatti in questo alcuni racconto di alcuni romanzi incontrati di recente. Che arrivano dai bookclub che frequento e da un suggerimento di lettura. Sto parlando di Fabio Genovese con il suo romanzo “Chi manda le onde”, de “Il paese dei poveri” di Ivano Mingotti e del libro scritto da Paul Auster “Leviatano”. Chi manda le onde di Fabio Genovesi “Chi manda le onde” di Fabio Genovesi è stato il libro scelta dal BookEaterClub di Zelda Was a Writer nel mese di aprile. Ed è stata per me una piacevole sorpresa. Non avevo mai letto nulla di questo autore (correrò ai ripari quanto prima), e mi sono ritrovata catapultata in una storia raccontata con un linguaggio stravagante e polifonico, popolata di personaggi ai quali mi sono affezionata pagina dopo pagina. Una storia corale, dove ogni capitolo da voce ad uno di loro. Nel mentre lo leggevo, spesso la memoria riandava ad un altro romanzo letto qualche anno fa, e che ricordo con tanto affetto: “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve”. Atmosfere sgangherate, personaggi particolari, una provincia “verace” ma anche tremenda (per certi aspetti), storie (anche sofferte) che si intrecciano fra loro… Un romanzo vivace, che mi ha anche offerto spunti inaspettati di riflessione sull’amicizia e sulla diversità (e la sua percezione verso gli altri) e sulla sincerità. Sempre con una vena di leggerezza. Consigliato. Leviatano di Paul Auster “Leviatano” di Paul Auster invece era il libro scelto dal bookclub dei BeBookers, nel ciclo di letture legate al tema della coppia (i precedenti letti furono “L’Avversario” di Emanuel Carrère e “Revolutionary Road” di Richard Yates). E’ stato il primo lavoro di questo autore che ho letto e devo dire che sono rimasta interdetta. Ho sempre sentito parlare molto bene di Auster, quindi ho affrontato fiduciosa la lettura di questo romanzo. Ma – non me ne vogliano gli estimatori dello scrittore – sono rimasta impassibile. Pur apprezzando la semplicità di linguaggio (merito anche del traduttore) e la linearità della storia, non ne ho capito il motivo, la morale. Ho finito il libro (a fatica, proprio perché non coinvolta), domandandomi: “Ok, e allora?” E ad oggi non sono ancora riuscita a trovare risposte alle domande che mi sono posta: Qual’è il significato di questa storia? Cosa mi ha voluto dire l’autore? C’è una morale? Forse non ho gli strumenti adatti per comprenderlo… Proverò a leggere qualche altro suo lavoro più avanti. Fra un po’. (Proprio Ivano Mingotti, autore del terzo ed ultimo libro di questo articolo, mi ha suggerito “Timbuctù”) Per ora sospendo il giudizio sull’opera di quello che viene considerato uno dei massimi esponenti della letteratura americana. Il paese dei poveri di Ivano Mingotti E proprio il romanzo di Ivano Mingotti (“Il paese dei poveri”) chiude questo articolo. Anticipo che la sua lettura non è una passeggiata. Sia per la storia, sia per la struttura narrativa (e di linguaggio) utilizzata. Ho letto recensioni su Amazon ed alcune di esse raccontano della fatica sperimentata durante la lettura. Una fatica, mista a “soffocamento” e pesantezza. Ebbene, ho riflettuto su queste parole e mi viene da ipotizzare che fosse proprio l’intenzione dell’autore quello di utilizzare la linguistica come veicolo principale per descrivere una atmosfera ed uno stato mentale alienato. Un esperimento interessante e non facile. Dove il linguaggio ossessivo e da corto circuito, ti porta dentro la storia (meglio: la “situazione” del protagonista), trasferendoti la cupezza. Non per tutti. Ma da leggere con uno stato emotivo distaccato, se si vuole provare ad analizzarne il linguaggio. Tre libri. Tre storie. Molto diverse fra loro. Dove si confrontano la leggerezza che veicola valori importanti (Chi manda le onde), una (stranamente) fredda cronaca di ricordi (Leviatano) e un’alienazione espressa in forma di linguaggio (Il paese dei poveri). Leggere storie può sembrare una attività amena e leggera. Ma può riservare sorprese ed inaspettati insegnamenti. Magari variabili da persona a persona, a seconda della propria storia personale. Buona lettura e buona visione!

Cartaceo Vs Digitale

Cartaceo vs Digitale

Non è la prima volta che mi trovo a riflettere sulla faccenda “meglio il libro in formato cartaceo o in formato ebook?”.
E già in passato avevo fatto qualche considerazione, individuando (ai tempi) una differenza di approccio alla lettura e al supporto a seconda dei generi.

Poi è venuto il tempo de “Il cardellino” di Donna Tartt: un romanzo monumentale (anche nel senso fisico del termine: quasi 900 pagine di racconto…).
Un libro che mi ha “costretto” all’uso del formato ebook (regalando la copia cartacea a mia mamma, che ha usato un leggio…), ma di cui ho comunque apprezzato la storia, appassionandomi.

E ieri – sulla pagina pubblica di “Imparare leggendo” – l’argomento è tornato in auge: un’amica mi ha chiesto quando è consigliabile leggere un libro di carta e quando digitale.
Ho risposto così:

Diciamo che una variabile di scelta può essere la dimensione del libro. Quello, per me e per chi va in giro sui mezzi pubblici (per esempio), è una variabile che fa la differenza.
[…]
Sì, direi il peso fisico (la dimensione) è una variabile di scelta abbastanza importante.
Poi dipende dal testo […]

Infatti, il testo.
Altra questione non sottovalutabile (secondo me).
Perché?
Perché ci sono alcuni romanzi (ma anche manuali) per i quali la lettura su carta è altamente consigliabile.

In questi giorni sto leggendo “Le città invisibili” di Italo Calvino (prossimo libro del book club di BeBookers).
Ho iniziato con il formato kindle (facendo fatica ad entrare nella struttura narrativa dell’autore).
Poi – complice un blitz alla libreria Feltrinelli della Stazione Centrale di Milano – ho acquistato anche il libro.
E sfogliandolo (andando avanti indietro tra le pagine, per cercare di avere un quadro generale del romanzo) ho scoperto per caso una cosa: la numerazione insolita dei capitoli.

Italo Calvino
La numerazione insolita dei “capitoli” de “Le città invisibili”

Mi ha fatto subito pensare a possibili diverse modalità di lettura: non solo sequenziale (pagina dopo pagina), ma anche per percorsi dedicati che ti fanno vivere la storia (le storie) come se fossero viaggi tematici.

E’ una considerazione che mi è venuta così, sfogliando il testo.
E questo – leggendo l’ebook (con il quale si procede pagina dopo pagina) – non è così facile da fare.

Ma non è finita qui…

Ci sono dei libri che vanno letti su carta perché sono una gioia (anche) per gli occhi e per il tatto.
Sono esperienze di lettura molto particolari.
(Diverse dalle altrettanto affascinanti “letture integrate” di ebook corredati di link che rimandano a fonti esterne. Un paio di esempi? “#Luminol” di Mafe De Baggis e “Promuovere e raccontare i libri sui social network” di Davide Giansoldati.)

Un esempio di queste “letture fisiche”?
Date una occhiata alle foto qui sotto: si tratta di un volume molto particolare che racchiude una storia.
Non l’ho ancora letto, ma solo a sfogliarlo genera un effetto di meraviglia!
E tutto quello che vedete nelle foto fa parte del libro. Nulla è stato aggiunto dalla sottoscritta…!

Digitale vs cartaceo

JJ Abrams

Lettura esperienziale

Storytelling

Narrazione

Libri cartacei

Finzione o realtà

 

 

Fare blogging con La Grande Differenza

 

Fare Blogging La Grande Differenza

Sabato scorso sono stata a Vicenza per una giornata di formazione organizzata da La Grande Differenza.
L’argomento era il “fare blogging” (ossia il “bloggare”, lo scrivere e l’avere un blog) con relatore Riccardo Esposito (autore del libro “Fare blogging”, e blogger di professione).

Di Riccardo Esposito avevo già letto il libro e avere l’occasione di ascoltarlo per una giornata intera mi è sembrata una buona opportunità da cogliere al volo.
Tanto più vista la mia costante indecisione, e riflessione, sulla utilità di mantenere o meno il blog.

E’ stata una giornata intensa e pienissima di contenuti.

Tanti gli argomenti trattati, che hanno ruotato attorno due colonne portanti del mondo del web e del blog: Google e WordPress.
Tanti gli spunti che mi hanno fatto scrivere moltissimo.

Ragionamenti e abbozzi di mappe mentali
Ragionamenti e abbozzi di mappe mentali
Trucchi del mestiere e suggerimenti
Trucchi del mestiere e suggerimenti

E tante le finezze e le sottigliezze che ho colto, e che possono fare la differenza anche nella resa dei motori di ricerca.
Qualche esempio? Le parole chiave e la loro posizione all’interno del testo e del titolo stesso, i nomi dati alle foto, la struttura del testo in riferimento alle modalità di lettura degli utenti (che sono diverse rispetto alle modalità di lettura di un articolo di giornale o di un libro),…

E tantissime le riflessioni che mi sono fatta sulla strada del ritorno, a fine giornata.
Tutte sotto una “domanda mamma”: cosa vuoi comunicare con il tuo blog?
E’ un curriculum on line?
Vuoi raccontare della tua professione?
Vuoi raccontare delle tue competenze?
E’ un diario online? (E qui mi torna in mente il libro di Francesca Sanzo, “Narrarsi online”)

La Grande Differenza

Sono arrivata a casa con l’idea di spezzare il blog in due: uno dedicato alla passione per la lettura, ed uno dedicato alla professione della sottoscritta (pensando alle competenze che si stanno “autogenerando” su LinkedIn).
Domenica mattina (dopo averci dormito sopra) avevo una idea ancora diversa: marcia indietro, si torna alle origini. Si torna al blog personale. Si torna a “Barbara Olivieri – Non solo un architetto”.
Lunedì (dopo avere sedimentato ancora un po’ gli input ricevuti durante il corso), ho pensato che no, il blog resta così com’è. Va bene così com’è.
Ho solo apportato qualche piccola modifica di tipo funzionale (catturata dagli spunti di ottimizzazione recepiti durante la giornata con Riccardo Esposito), non senza prima avere osservato con attenzione alcuni blog che considero di riferimento e che mi hanno confermato la bontà dell’attuale struttura (sempre migliorabile).

Mi rendo conto che detta così può sembrare la descrizione di un’anima in pena che non riesce a trovare una propria identità professionale/digitale.
Non lo escludo.
Però, mi rendo anche conto che più si impara, più si conosce, meno certezze si hanno, maggiori territori inesplorati ti si aprono davanti e sempre più numerose sono le domande che ti fai.
In modalità “continuos learning”, senza mai fermarsi, in stato di “laboratorio permanente” (o “versione beta”, per parafrase Ben Casnocha autore – insieme a Reid Hoffman – del libro “Teniamoci in contatto”, che mi guarda dal tavolino da tre anni e che forse è arrivato il momento di leggere).

Chiudo con la riflessione di lunedì (con tanto di foto di accompagnamento, pubblicata su Facebook), scritta mentre stavo andando a prendere il treno e mi stavo accingendo ad iniziare una nuova settimana, con qualcosa in più nella “cassetta degli attrezzi”:

Imparare cose nuove
Riflessioni del lunedì, iniziando una nuova settimana

 

Riflettendo camminando (sotto il sole…)
È dal 2008 che macino corsi di formazione e libri (sull’argomento). Sono partita dalla PNL ed il coaching, attraversando rapidamente le Dinamiche a Spirale, approdando alla negoziazione, alla leadership, al Personal Branding, alla scrittura, allo storytelling, al public speaking, al web…
Mantenersi aggiornati è fondamentale.
Stare allerta è diventata una attività quotidiana come bere il caffè (adrenalina per adrenalina…)
Ma mano a mano che prosegui l’asticella si alza.
E fermarsi non è consigliato (almeno per me, anche se a volte vorrei farlo raggomitolandomi in un angolo…).
C’è una cosa però che ho notato. (Nelle mie scelte e dinamiche)
Una sorta di filo conduttore.
I gruppi piccoli.
Preferisco aule con gruppi piccoli.
Perché? Perché c’è più interazione.
C’è possibilità di fare delle cose, di mettere in pratica e sperimentare, di interagire e di parlarsi.
Di imparare facendo.
Le grosse platee, le megaconferenze non fanno per me (l’anno scorso ho fatto una eccezione e quest’anno lo farò ancora perché so che è esperienziale). A quel punto preferisco leggere i libri: diventano strumenti fondamentali sempre a disposizione. Integrabili poi con informazioni (ben filtrate… altro lavoro in più da fare…) prelevate dal “mare magnum” del web. (La caducità delle informazioni contenute in certi libri è rapidissima)
Sì, certo, costa fatica. È una attività di ricerca che certe volte ti fa domandare: “Ma chi me lo fa fare…?!”
Però è necessario.
Forse anche fondamentale.
Anche per dosare sforzi economici (cosa non trascurabile) ed intellettivi.
…Fine della riflessione sotto il sole…

Nel frattempo si va avanti a leggere libri e a condividere esperienze…
Buon proseguimento di settimana!

“Narrarsi online” di Francesca Sanzo [VIDEO]

PANZALLARIA

“[…] le persone inserite in una rete sociale fatta di legami deboli (conoscenze personali e professionali basate sulla stima reciproca) hanno maggiore possibilità di essere coinvolte in progetti professionali valorizzanti piuttosto che le persone che tesoro solo relazioni forti (parenti, amici). I social media e il web più in generale sembrano essere il luogo ideale per creare legami deboli efficaci, in grado di generare relazioni virtuose e che ci mettano in contatto con idee e progetti in cui vogliamo e possiamo essere coinvolti.
Riuscire a trovare il posizionamento narrativo giusto sui social media è diventato oggi fondamentale per offrire un’immagine di noi che generi fiducia e stima in chi ci sta attorno: è finito il tempo in cui gli altri, quelli che fanno lavori simili al nostro sono solamente competitors da cui tenerci precauzionalmente alla larga ed è iniziata una stagione nuova, fatta di condivisione, collaborazione e perché no, co-creazione di valore.”

Questo è uno dei brani illuminanti del libro “Narrarsi online”, scritto da Francesca Sanzo e edito da Area 51 Publishing.
Perché? Perché – nello specifico – mi ha offerto un punto di vista diverso rispetto a quei legami che si creano attraversano i social network e che, per un migrante digitale come me, possono creare dei problemi di “interpretazione” (tante e tante volte ho pensato al significato della parola “amicizia” nell’ambiente social network, significato nel quale personalmente non mi riconosco… ma questo è un altro discorso…)

Ma la citazione di apertura non è l’unico brano che mi ha particolarmente colpito, anzi!
Ecco un altro esempio:

“[…] come una pianta che ha bisogno di cure e i cui fiori non spunteranno immediatamente, se avremo pazienza e riguardo nei confronti dello storytelling che componiamo online, a un certo punto vedremo i frutti del nostro lavoro e quello che potrebbe anche sembrare tempo “rubato” alle cose importanti, si trasformerà in un ottimo investimento che genera un circolo virtuoso in Rete.”

Ebbene, la lettura di questo libro è stato motivo di tante riflessioni.
Riflessioni che si sono dipanate tra i concetti di blog (personale e non), social network (veloci come Twitter o più lenti come Facebook), narrazione visiva (pensando ad Instagram) e narrazione scritta, profili personali e pagine pubbliche…
Offrendomi anche l’occasione di prendere coscienza della mia struttura narrativa.

E’ stata una lettura piacevolissima ed assai istruttiva.
Dove il tema del “personal storytelling” viene affrontato in modo molto semplice, utilizzando un linguaggio alla portata di tutti, senza tecnicismi incomprensibili ai più.

Consigliato. Vivamente.

Sia a chi è online (e utilizza i social in modo un po’ “naïf”) per prendere un pochino di consapevolezza in più su quello che si dice e si scrive (e della ricaduta che questo ha su chi legge e segue).
Sia (soprattutto) a chi nutre diffidenza verso i social (e sono ancora tanti), per comprendere che – se usati correttamente – si rivelano strumenti molto utili e per nulla “malati” (o dannosi).

Buona lettura e buona navigazione!

Questi sono i link ai blog/siti dell’autrice:
Francesca Sanzo – http://www.francescasanzo.net/
Panzallaria – http://www.panzallaria.com/

[Fonte dell’immagine di copertina: sito dell’autrice]

Bookclub, smartphone e libri da leggere

DopoZelda

Ieri sera ho partecipato alla serata del Book Eater Club di Zelda, dopo una pausa di un mese (il libro scelto la volta precedente mi risultava troppo sofferto ed io necessitavo di leggerezza).
Questa volta invece, complice la scelta del racconto assai strambo (“Chi manda le onde” di Fabio Genovese, che sto ancora leggendo), sono andata e sono stata contenta di esserci.

Inattesa

Chiaramente andare senza aver terminato il libro, ti espone a “spoiler” vari ed eventuali.
Però è stata l’occasione per trascorrere un’oretta e mezza in compagnia di altre persone che – come te – amano i libri, amano viverli e analizzarli, e desiderano condividere le loro impressioni e ciò che hanno imparato dalla loro lettura.
(E scoprendo ancora una volta sfumature narrative che non sarei mai stata in grado di cogliere da sola…)

Qui sotto un po’ di foto scattate:

Uno dei brani che mi ha particolarmente colpito
Uno dei brani che mi ha particolarmente colpito
Camilla scatta foto alla fine della serata
Camilla scatta foto alla fine della serata
Appunti presi in fretta e furia con strafalcioni linguistici annessi
Appunti presi in fretta e furia con strafalcioni linguistici annessi
Un pezzo del tavolo dei bookeater
Un pezzo del tavolo dei bookeater
Birra, patatine, cartaceo e digitale...
Birra, patatine, cartaceo e digitale…

Foto 11

Appartamento Lago
Appartamento Lago

La serata si è poi conclusa con il consueto annuncio del prossimo libro: “Zazie nel metrò” di Raymond Queneau.
Ma non solo! Per rendere più sfidante la lettura (e la caccia al libro), la scelta è caduta sulla edizione Einaudi che contiene anche un breve saggio di Roland Barthes

Così, ieri sera – tornando a casa – mi domandavo: “E dove la trovo questo edizione così specifica?”
Mi è venuta in mente la applicazione Libricity: una “applicazione geolocalizzata” (se così si può chiamare) che ti dice in quale libreria si trova il libro che cerchi. Partendo da quella più vicina a te nel momento in cui cerchi (sfruttando proprio la funzione di localizzazione).

Presto detto (e fatto): ho digitato il titolo e ho trovato le librerie che lo avevano, scoprendo che una di esse si trova sulla strada che faccio per andare in ufficio.

Libricity

Così stamattina rapido blitz alla Libreria Aleph (fermata Lima della MM1 di Milano) e acquisto del libro.
Ho raccontato ai proprietari che ero arrivata a loro grazie alla applicazione sviluppata dai ragazzi di Tworeads, ed è stato piacevole stupore da parte loro, misto a contentezza per questi primi passi di questa bella iniziativa.

TestOpen
A febbraio di quest’anno risposi all’annuncio di Tworeads che cercava volontari per un test su una applicazione di ricerca sui libri nella tua città (o comunque più vicini a te). Applicazione che poi è sfociata in Libricity.

Ora non mi resta che leggere il libro (prima finisco “Chi manda le onde”, poi “Leviatano” di Paul Auster [fermo anche lui] e poi sarà galoppata per Queneau e Calvino (con “Le città invisibili”), libro – quest’ultimo – del prossimo ciclo di incontri del Book Club di Be Bookers, ma questa è un’altra storia…).

Quattro libri [VIDEO]

Non so se accade anche a voi di leggere dei libri seguendo un po’ l’ispirazione del momento…
Magari vi muovete anche per filoni: leggete manuali, poi vi stufate e passate alla narrativa, poi – ancora – passate ad un altro genere, e così via, differenziando…

Poi – ad un certo punto – succede che nel vostro navigare tra libri, seguendo l’istinto, intravedete un filo rosso (non così scontato) che raggruppa alcuni di loro per famiglie.

Nel mentre li leggevate, non coglievate legami.
Poi “da lontano”, trascorso un po’ di tempo, vi accorgete che testi letti in momenti diversi, per ragioni diverse, possono essere legati assieme in una sorta di minibiblioteca tematica.

Ebbene, è quello che ho tentato di raccontare nel video qui sotto (della durata di circa 12 minuti).
Un esperimento che mi sono divertita a fare e che mi ha fatto pensare ad altri libri letti in momenti diversi, che hanno un comune denominatore (e che gradualmente saranno oggetto di video dedicati per argomento, secondo me).

I libri trattati in questo video sono:

  • “Identità al lavoro” di Herminia Ibarra (qui il link ad un post che ho scritto quasi 3 anni fa)
  • “Raccontarsela” di Alessandra Cosso (qui il link alla videoriflessione dedicata)
  • “Il sogno di scrivere” di Roberto Cotroneo (qui il link all’articolo nel quale parlo anche del libro di Cotroneo)
  • “Due gradi e mezzo di separazione” di Domitilla Ferrari (qui il link alla videoriflessione contenuta in un post che ho scritto quasi un anno fa)

Buona visione e (soprattutto) buona lettura!