Narrare, narrarsi…

Foto courtesy di Sebastiano Zanolli (pagina pubblica)
Foto courtesy di Sebastiano Zanolli (pagina pubblica Facebook)

Io sono una guerriera ed una viaggiatrice.
Io cerco l’Araba Fenice, convinta che esista.
Io cerco, cerco, cerco… Sperando di trovare.

Questa è una descrizione che ho dato di me stessa, quando mi è stato richiesto praticamente a bruciapelo.
Lo so che sembra una roba da matti (e forse lo è), però assicuro esserci un motivo.
E la dice molto più lunga di quanto non si pensi.
Anche per me, che rileggo questa specie di tweet col senno di poi (l’ho scritto un paio di settimane fa).
Ci sono molte tracce utili.

Alessandro Zaltron | Francesca Gazzola | La Grande Differenza
Francesca Gazzola e Alessandro Zaltron

Ma andiamo con ordine: sono di ritorno dal corso di Storytelling organizzato da La Grande Differenza.
Un corso gestito a quattro mani da Francesca Gazzola e Alessandro Zaltron, che ci hanno accompagnato in una giornata intensa in esplorazione della “scienza della narrazione”, con  annessi momenti di sperimentazione e laboratori.

Momenti di laboratorio (Foto courtesy de La Grande Differenza)
Momenti di laboratorio (Foto courtesy de La Grande Differenza – pagina Facebook)
(Foto courtesy de La Grande Differenza - pagina Facebook)
(Foto courtesy de La Grande Differenza – pagina Facebook)

Nel mentre ascoltavo, prendevo appunti e facevo gli esercizi, sentivo dubbi e riflessioni che rimbalzavano nella testa stile palline in un flipper.

Mi facevo domande su domande, e mi appuntavo sul bloc-notes “Note interne” nelle quali evidenziavo ed isolavo appunti sulla (mia) narrazione personale.
Facendomi domande tipo: “È giusto quello che sto facendo? Oppure c’è qualcosa di fondamentale che non funziona?”

Quello che ascoltavo si agganciava alle inaspettate elevate visualizzazioni del precedente post sul BIM (che esce dallo stretto ambito di “Imparare leggendo”) e mi faceva pensare alle competenze presenti sul profilo di LinkedIn (sul quale scrissi un articolo, qui sul blog, qualche settimana fa). Facendomi pensare ancora una volta a come mi vedono gli altri.

Nel frattempo gli stimoli continuavano, ed il ribaltamento del concetto del “viaggio dell’eroe” (gli eroi sono coloro che ci leggono/ascoltano, noi siamo i facilitatori) ha avuto l’effetto di una illuminazione nella testa della sottoscritta.

Storytelling | La Grande Differenza

Scrivendo, riflettendo, ascoltando, le idee continuavano a modificarsi (idee che già giacevano in stato embrionale dal corso di blogging).

Poi tornando a casa, in autostrada, mi sono detta (in tono canzonatorio, ma neanche così tanto):
“L’è tutto sbagliato! L’è tutto da rifare!”, (parafrasando Gino Bartali).

Io sono un Architetto, ma anche no…
Io sono una lettrice, ma non solo…
Io cammino e cerco cose nuove da imparare…

E avanti così, con pensieri che si accavallano per tutti i 200 km di strada.

Morale della giornata?
Mai dare nulla per scontato.
A volte i percorsi non lineari sono quelli più interessanti da seguire, perché non sai dove ti porteranno.
E penso vadano assecondati.
Perché forzare potrebbe non essere la soluzione migliore.

Sono tornata a casa con bozze di pensieri, tracce di storie ed una cassetta degli attrezzi più ricca di strumenti.

Link utili:
Alessandro Zaltron – http://www.alessandrozaltron.com/
La Grande Differenza – http://www.lagrandedifferenza.com/
Sebastiano Zanolli – http://www.sebastianozanolli.com/

E qualche consiglio di lettura…

Un po' di libri: Alessandro Zaltron e Sebastiano Zanolli
Un po’ di libri: Alessandro Zaltron e Sebastiano Zanolli

Sulla resilienza

Trabucchi 3

Sabato sono stata ad una giornata di formazione organizzata da La Grande Differenza, che ha ospitato Pietro Trabucchi e Gabriela Monti.
Il corso trattava l’argomento “Resilienza”, quella caratteristica che (cito testualmente dal sito di Pietro Trabucchi):

“[…] è la capacità di persistere nel perseguire obiettivi sfidanti, fronteggiando in maniera efficace le difficoltà e gli altri eventi negativi che si incontreranno sul cammino. Il verbo “persistere” indica l’idea di una motivazione che rimane salda. […]”

Tre anni fa avevo letto i due libri di Trabucchi “Resisto dunque sono” e “Perseverare è umano“: mi erano piaciuti molto.
L’autore, attraverso le sue pagine, era stato in grado di farmi riflettere e di motivarmi.
Con semplicità, chiarezza, pragmatismo e determinazione.

Non ho potuto quindi non cogliere questa opportunità, creata da Francesca Gazzola e Sebastiano Zanolli, che mi ha permesso di ascoltarlo dal vivo e di testare sulla mia pelle la resilienza, portandomi a casa riflessioni, strumenti e qualche fardello in meno (grazie alla parte esperienziale in forma di percorso sportivo, che mi ha fatto sperimentare cose interessanti).

Infatti il confronto con la fatica, con il sudore, con la percezione cognitiva (e la sua prestazione strettamente legata alla fatica fisica), mi hanno fatto avvicinare (e anche superare in alcuni casi) dei limiti. Ridimensionando – in parallelo – idee e pensieri ruminanti.

E domenica mattina, dopo una robusta dormita, ho ripercorso mentalmente la giornata precedente, tracciando una sorta di bilancio e rendendomi conto che – col tempo – mi sto abituando ad ascoltare il mio corpo e a fare dei check come se stessi testando lo stato di funzionamento senza soluzione di continuità.

Ebbene – nel corso della giornata – ci sono stati dei momenti intensi di attività fisica che hanno messo a dura prova (in me) capacità fisiche e capacità mentali.

Ed ero consapevole che, a mano a mano, che avanzavo nel percorso e la fatica iniziava a farsi sentire, io ottimizzavo.
Escludevo alcune informazioni per concentrarmi su altre, secondo schemi e ordini di priorità che stabilivo, via-via che si progrediva.

Trabucchi1

Era come se gradualmente entrassi in modalità risparmio energetico ed indirizzamento delle risorse verso precise aree, volte a perseguire alcuni obiettivi.
Alzando anche il livello di ascolto sul corpo, per tenere sotto controllo i livelli di impegno nei confronti dei miei limiti fisiologici/mentali (in sostanza l’ordine interno era: “Fai, mettiti in gioco, misurati, dai il massimo ma non fare il fenomeno!”)

E nel pomeriggio di sabato – durante la parte teorica – ascoltavo anche come il fisico stava metabolizzando la fatica della mattina, registrando delle sorprese: mi è sempre stato detto che la muscolatura delle mie gambe è più forte rispetto agli altri muscoli – ebbene, è stato il primo distretto muscolare che ha ceduto; ho sempre considerato gli addominali la parte più debole del mio fisico – ebbene, sono quelli meno affaticati [anzi, praticamente sono quelli quasi non affaticati]; le braccia (e le spalle, che temevo di più) sono sì indolenzite, ma stanno bene [stanno meglio del previsto].
E le capacità cognitive (diciamo la “lucidità mentale”), durante il percorso di resilienza sono andate in risparmio energetico, spingendomi a concentrarmi su poche cose importanti (per me). E facendo emergere una sorta di nitidezza mentale, governata dal “fregatene di questi dati aggiuntivi, concentrati solo su queste altre cose”.

E’ stata una esperienza molto interessante.
Che paradossalmente mi è servita anche per ricordarmi che dare le cose per scontato può riservare delle sorprese, e che non sempre ciò che appare è reale.

Ne è valsa la pena.

Queste giornate mi sono utili.
Sono giornate dove spezzi e capovolgi il ritmo, anche in modo forte.
E servono a rimettere in linea le cose, servono a ripristinare un ordine di priorità e farti riflettere, facendoti ripartire con il piede giusto.

Sulla scrittura d’impresa con Alessandro Zaltron e La Grande Differenza

ZaltronUn paio di settimane ho avuto il piacere di partecipare al corso di “scrittura d’impresa”, organizzato da La Grande Differenza con relatore Alessandro Zaltron.

Due serate in quel di Vicenza, dove sono stati affrontati molti argomenti in modalità “cavalcata attraverso l’uso (improprio e non) della lingua italiana“.

Mi sono divertita per tutte le “perle” costituenti il bestiario linguistico che – ahimè – capita di utilizzare in buona fede (soprattutto quando sei a stretto contatto con tutto il magico universo delle normative, come nel mio caso).

Tutto questo è stato affrontato con serietà, ma non con seriosità.
Accompagnati da uno stile leggero, allegro e vivace.
Stile che apprezzo particolarmente perché convinta della sua notevole efficacia.

Alessandro Zaltron lo conoscevo di fama, seguendolo su Facebook.
Avevo letto il suo libro “Guru per caso”, scritto a quattro mani con Demetrio Battaglia, che avevo avvicinato spinta dalla curiosità, e che si era rivelato divertentissimo e gradevolissimo (divorato in un paio di giorni).
[E ho terminato da poco “¡Viva Maria!”, libro assai interessante sul quale mi diletterò in qualche riflessione a breve su questo blog]
L’impressione positiva che ne traevo dai suoi post e dai suoi scritti, è stata confermata dalla congruenza del personaggio: così come scrive, è così come pensa e interagisce.

Quello che mi sono portata a casa è stata una maggiore attenzione per la parola scritta (e parlata), mirata anche ad uno sfoltimento di uno stile arzigogolato che spesso mi trovo ad utilizzare inconsapevolmente (e che mi porta ad autoavvitamenti linguistici incomprensibili anche a me, che li scrivo).

Ed è stata anche l’occasione per un impietoso esame di coscienza, facendomi alzare ancora di più il livello di “ossessione e chirurgia linguistica” che adotto quando leggo testi miei e altrui.

Ergo è tempo di setacciamento linguistico.
Di sfrondamento e di ottimizzazione.
Di cancellazione di ridondanze linguistiche.

Con il corso che feci con Alessandro Lucchini tre anni fa, imparai la cura delle parole, con l’obiettivo di diventare più evocativa.

Con Alessandro Zaltron ho imparato quanto sia importante essere snelli, asciutti e precisi nell’utilizzo delle parole.
Che non vuol dire essere linguisticamente più poveri, bensì decisamente più efficaci e ficcanti.

Due libri interessanti: Domitilla Ferrari e Sebastiano Zanolli [VIDEO]

2014-04-06 16.52.57

Di recente ho letto due bei libri interessanti che si potrebbero annoverare (magari un po’ impropriamente) nella categoria “formazione”.
Intendendo con “formazione” qualcosa che tratta alcuni argomenti che ti possono tornare utili per imparare qualcosa di nuovo e che ti possono offrire nuovi punti di vista su argomenti che magari conosci già un po’.

Sto parlando del libro di Domitilla Ferrari, “Due gradi e mezzo di separazione, e del nuovo lavoro di Sebastiano Zanolli, “Aveva ragione Popper, tutta la vita è risolvere problemi.

Due libri che trattano di due argomenti ben distinti (come si può dedurre già dai loro titoli) e che mi hanno riconciliato con un genere col quale faticavo sempre più a dialogare.
Infatti stavo sviluppando una vera e propria idiosincrasia per testi che trattano di formazione, di web e di materie di acculturamento e di sviluppo delle proprie capacità personali e professionali.
Non ne potevo più di leggere sempre le stesse cose, proposte in salse diverse ma dal medesimo retrogusto assai noto.
Ed invocavo qualcosa di nuovo. Invocando qualcuno che potesse raccontare le cose in modo inusuale.
E semplice. (Anche qui stufa di leggere dissertazioni noiose, vagamente accademiche e/o scontate)

Così ho affrontato con fiduciosa curiosità il libro di Domitilla Ferrari, che – confesso – non conoscevo fino ad oggi (e che ho avuto il piacere di ascoltare dal vivo al corso “Dieci Cose”, assieme ad altri giganti del web), e ho atteso con altissime aspettative il nuovo libro di Sebastiano Zanolli (che mancava dagli scaffali delle librerie dal 2011, credo…)

Bene, la prima è stata una gran bella sorpresa ed il secondo è stata un gran bella conferma.
Nel primo ho letto con piacere sul networking, ripassando un po’ di concetti, scoprendo qualcosa di nuovo e trovandomi in assoluta sintonia coi concetti e le idee espresse dall’autrice.
Nel secondo mi sono confrontata con il tema dei problemi, e della loro risoluzione, esplorando visioni inusuali sull’argomento e osservando con curiosità contaminazioni non così immediate.

Non mi dilungo oltre.
Lascio spazio alle due videoriflessioni qui sotto (cosa che mi sto dilettando a fare, sperimentando nuove modalità di comunicazione).

Buona visione (a chi si cimenterà nell’ascolto dei due video della durata di circa 8 minuti ciascuno).

Negoziazione e Persuasione

2014-03-12 21.46.12 (1)Lo scorso weekend (8-9 marzo) sono stata alla due giorni di Performance Strategies relativa alla Negoziazione e Persuasione.
Un weekend di formazione che ha visto alternarsi sul palco (in ordine di avvicendamento): Sebastiano Zanolli, Emanuele Maria Sacchi e Paul McKenna (quest’ultimo per tutta la giornata di domenica).

E’ stata la mia prima esperienza con Perfomance Strategies e confesso che l’ho affrontato con un po’ di timore dovuto ad un presupposto (al buio) fatto di perplessità verso un mondo della formazione che lavora sugli alti numeri di presenze.
(Abituata come sono a frequentare corsi con circa 30-40 persone massimo in aula)
Per fortuna che ho vinto le resistenze pre-partenza, che mi facevano pensare al weekend come ad un qualcosa di faticoso.
Infatti è andato tutto bene. Com’era d’altronde prevedibile.
Organizzazione perfetta. Aula con postazioni comode. Spazi allestiti in modo che non ci fosse affollamento.

Ma veniamo ai relatori.
Sebastiano Zanolli, che seguo da un paio di anni frequentando i suoi corsi, resta una conferma ed una certezza.
Ha parlato della Gestione dei Conflitti in azienda ed è stata una continua fonte di spunti di approfondimento, nel suo inconfondibile stile dinamico e vulcanico. (Spesso mi succede di non catturare tutti i concetti al momento del suo intervento, ma di vedermeli emergere a distanza di qualche giorno).
La questione dei conflitti mi è particolarmente “cara”, essendo un mio punto debole.
Come persona molto emotiva, spesso mi trovo a doverla gestire in momenti professionali di particolare tensione (ormai quotidiani).
E ascoltandolo ho preso anche consapevolezza del fatto che spesso uso il conflitto come sistema estremo di risoluzione dei problemi… Ossia quando vedo che non se ne esce e le dimensioni dell’“elephant in the room” (citato da Zanolli) assume dimensioni notevoli, mentre le figure coinvolte fanno finta di non vederlo.

Nel pomeriggio di sabato è stata la volta di Emanuele Maria Sacchi, che ha parlato di Negoziazione.
Per me era il relatore-novità, non conoscendolo e non avendolo mai ascoltato prima.
Ed in fase di decisione di iscrizione al corso ero andata a cercare in rete qualcosa su di lui: avevo trovato un video di circa venti minuti, che avevo seguito con attenzione.
Lo stile oratorio e la pacatezza, la misura e la precisione nella esposizione, mi hanno convinto.
L’apertura del suo intervento è stata molto emozionante, catturando l’attenzione di tutta la platea.
Il suo intervento poi è proseguito affrontando ed esaminando le “best practice” negoziali per mediare con il cliente, attraverso un uso accurato e scientifico delle domande.
Ha fatto anche una digressione attorno al networking mirato agli affari, e qui – forse – non mi sono trovata totalmente d’accordo in quanto considero il networking come una attività di relazione e di condivisione. Non riesco a vederlo fatto “in funzione di”.

E domenica è stato il “Paul McKenna Day“.
Grande attesa e curiosità (mia) di voler ascoltare dal vivo la persona della quale ho letto i libri e sperimentato i CD.
E dopo una fase iniziale di “riscaldamento”, nella quale abbiamo anche lavorato parecchio, il gran finale è stato il momento nel quale abbiamo sedimentato e consolidato quanto appreso in tema di Persuasione (la materia da lui trattata). Argomento scottante, visto il significato negativo e manipolatorio che il termine si porta dietro. Infatti McKenna ha sottolineato più volte l’importanza della onestà, della integrità e della verità.
Nonostante il numero elevato di presenze (circa 400), ha condotto il suo workshop in modo magistrale, interagendo col pubblico, facendoci scrivere, muovendosi nell’aula e padroneggiando lo spazio con maestria.
Insomma una conferma della sua fama e moltissimi spunti ed informazioni, tutt’ora in fase di metabolizzazione.

Cosa mi sono portata a casa da questo weekend?
Una folgorazione sulla via di Damasco per quanto riguarda la frase memorabile con la quale presentarsi (stile titolo di giornale). M’è venuto un flash e la frase si è presentata così, pronti via. Ora verifico se affinare le parole per renderla più di effetto… (Ma penso vada bene così)
Un block-notes pieno di appunti che riguarderò fra qualche giorno. Per dare tempo di sedimentare.
Il bagaglio di convinzioni ed informazioni trasmesse da Paul McKenna, che stanno lavorando in profondità.

Qui sotto il video che ho registrato a caldo, alla sera tardi, subito dopo il rientro da Bologna (il volto stanchissimo tradisce l’intensità del weekend; ma ho preferito lasciarlo così con incertezze e difetti): buona visione

A lezione di Personal Branding e Talento

“Con l’obiettivo di costruire una solida immagine di se.
Con l’obiettivo di non arrestarsi ad un metro dal traguardo.
Con l’obiettivo di abbandonare porti sicuri per conoscere nuove realtà.
Con l’obiettivo di muoversi ed essere nomadi per andare ad imparare da chi ne sa più di me.
Il tutto coi giusti tempi e ritmi, ma senza essere troppo lenti, e fidandosi dell’istinto.
Andiamo incontro al 2012…” [appunti dalla Timeline di Facebook – 21 dicembre 2011]

La riflessione che ho riportato qui sopra, scritta alla fine del 2011, rappresenta la traccia che spero di perseguire in questo 2012 (annusando la rete e restando ricettiva alle proposte che – confido – di incrociare lungo il corso dell’anno), con l’obiettivo di mantenere aperto un percorso di formazione permanente, che esuli da corsi di specializzazione meramente tecnici.

La partenza è decisamente ottima: ho ascoltato Massimo Lumiera in una Master Lecture di Casa Imbastita Campus (e venerdì prossimo parteciperò alla presentazione della nuova sede del Piemonte) e sabato scorso sono andata a Villafranca di Verona, ad ascoltare Sebastiano Zanolli sul Personal Branding (nella cornice del bellissimo Museo Nicolis).

Avevo già avuto modo di ascoltare Sebastiano per mezza giornata durante un corso residenziale a Livorno, restando con la necessità di voler sapere di più (troppo poco tempo con troppa carne al fuoco). E ho colto l’occasione di questa giornata di formazione per tornare ad ascoltarlo, per imparare qualcosa di più che uscisse dai confini del digitale (di cui avevo ascoltato da Luigi Centenaro in un Coaching Lab).

E’ stata una giornata ricca di spunti e riflessioni.

Museo Nicolis - Immagine tratta dal sito www.gardalake.com
Immagine tratta dal sito www.gardalake.com

Sebastiano ha condiviso idee su come procedere nella costruzione del proprio Brand, suggerendo trucchi del mestiere, domande strategiche da porsi ed indicando quali possono essere gli errori più comuni nei quali si rischia di scivolare.

La presenza di Simone Ardoino di Creare Passaparola, è stata occasione per un rapido excursus sui social network più comuni (fonte e porta di accesso ad infinite possibilità, avendo cura di ciò che si condivide…).

Insieme ad un gruppo variegato di persone (provenienti dagli ambiti professionali più disparati: dal web, al tecnico, all’assicurativo, al design, alla moda,…), si è ragionato, si sono condivise esperienze lavorative e abbiamo acquisito tutti qualche strumento in più, da mettere nella nostra cassetta degli attrezzi e da utilizzare per costruire qualcosa di nuovo o di diverso.

Ed oggi, riflettendo sull’esperienza vissuta, ho pensato che un fondamento importante da tenere presente, la base di partenza, è comunque essere sé stessi (con le proprie caratteristiche che ci distinguono dagli altri, le nostre unicità, i nostri valori), essere congruenti (pensare ciò che si fa e fare ciò che si pensa), ascoltarsi ed apprezzarsi per quello che si è (nelle innumerevoli sfaccettature create dalla nostra esperienza).

Perchè sì, va bene, imparare tecniche di costruzione e affinamento del proprio Brand (inteso come persona fisica). Va bene, costruire a tavolino la “gioiosa macchina da guerra”. E va bene, imparare le tecniche di estrazione del proprio talento.

Ma quello che ci distingue dagli altri è la nostra unicità: tutto un bagaglio di esperienze professionali e non, che – stratificandosi – ci hanno formato e ci hanno reso unici. Secondo me questo costituisce le fondamenta per scovare i nostri talenti e costruire il proprio autentico Personal Branding (non frutto di idee e spunti “altri”).

Perché se non c’è questo lavoro di partenza (e si costruisce un brand personale a tavolino, senza fare tesoro del proprio bagaglio culturale), è come se si iniziasse a costruire una casa dal tetto (oltre che risultare poco credibili), con risultati insoddisfacenti.

Immagine tratta da Viadeo Blog

“La Grande Differenza”

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E ho terminato il percorso del gambero…

Sono partita dagli ultimi libri scritti da Sebastiano Zanolli (“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis” e “Io, società a responsabilità illimitata”) e, con una scientificità anagrafica implacabile (non voluta), sono risalita agli albori (“La Grande Differenza”,  pubblicato nel 2003), passando per “Paura a parte” e “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane”.

In questo modo ho potuto apprezzare – in modo forse un po’ atipico – anche il percorso di maturazione dell’autore.

E – cosa curiosa – invece di trovare una difficoltà crescente nei testi via-via pubblicati (che – come mia convinzione limitante – considero direttamente proporzionale alla maturazione), ho trovato una maggiore profondità unita ad una semplicità pressochè invariata nel corso degli anni (cosa abbastanza rara da trovarsi).

Ma questo libro per me ha rappresentato un “parto intellettivo” non da poco.

Una falsa partenza, con interruzione di diverse settimane, perchè innervosita dalle domande e dagli esercizi inseriti in ogni capitolo. Leggerlo come si leggesse un libro di narrativa l’ho trovato pressochè impossibile. E l’idea di mettermi alla scrivania con un quaderno e una penna da un lato, ed il libro dall’altro, mi dava fastidio.

Ho capito che c’era qualcosa che non andava, e che c’erano alcune cose che dovevano essere affrontate. E l’affrontarle comportava molta fatica.

Così, durante queste feste di Natale e Capodanno, secondo le tempistiche indicate dall’autore nella introduzione del libro (e lasciando il tempo ai miei neuroni di metabolizzare le idee e le riflessioni che emergevano), ho iniziato (e portato a conclusione) il percorso.

Dopo la fatica iniziale, superato l’attrito di primo distacco, ho iniziato a scrivere, commentare e riscrivere idee, programmi, obiettivi, tracciando – per sommi capi – il percorso per il 2012. Vinta la pigrizia, ne è uscito qualcosa di buono che – magari – durante i prossimi giorni subirà qualche ulteriore rimaneggiamento, ma che non credo cambierà nella sostanza. Casomai verrà integrato ed arricchito…

Sicuramente il merito di questo libro è stato quello di forzare il blocco e farmi muovere (cosa non facile) con i miei tempi di riflessione.

Leggendo il libro mi sono domandata cosa stavo facendo io a 39 anni (Sebastiano Zanolli nel 2003, se non ho fatto male i conti, doveva avere 39 anni). Non ero così “evoluta” (e non lo sono neanche adesso, a 43 anni suonati), ma stavo vivendo una delle più grosse crisi personali e professionali che abbia mai vissuto. Una crisi che avrebbe dato inizio ad un cambio di direzione (nel 2007) che continua tuttora e che credo che non avrà mai fine, in un percorso di ricerca continuo.

Un libro da rileggere e riprendere in mano ogni qualvolta si renda necessario o sia utile avere una traccia (un supporto) per focalizzare e tracciare percorsi nuovi.

Un libro scritto da un autore italiano, e quindi con un “taglio” italiano; infatti a volte trovo difficile apprezzare i contenuti ed i messaggi trasmessi in testi di formazione statunitensi. Pensati per una società ed uno stile di vita molto diverso dal nostro, con tradizioni storiche e sociali differenti, li trovo a volte troppo “pompati”. Invece “sento” e comprendo molto di più testi di formazione scritti da autori italiani.

Infine, ma non meno importante, oltre alla struttura e al “passo organizzativo” del libro, mi hanno molto colpito le riflessioni personali dell’autore: le ho trovate molto simili a riflessioni che mi faccio anche io ogni volta che mi accingo a frequentare corsi di formazione e leggere di libri crescita personale.

Domande che ci si pone sul senso delle proprie azioni e sulla correttezza della strada intrapresa…

“Networking”

 

Networking Sebastiano Zanolli

“Valete troppo per non agire intelligentemente.” [Sebastiano Zanolli]

Sto facendo il gambero.

Ho iniziato a leggere i libri di Sebastiano Zanolli dall’ultimo (“Dovresti tornare a guidare il camion Elvis”), in accoppiata a quello scritto in precedenza (“Io società a responsabilità illimitata”), per poi passare a “Paura a parte” (il suo terzo libro).

Ed ora ho terminato il secondo: “Una soluzione intelligente alle difficoltà quotidiane“.

Tema trattato: l’importanza di fare networking, ossia l’importanza di tessere una rete di relazioni.

Scritto nel 2005, agli “albori” di quello che la rete oggi è diventata (Facebook insegna), elenca (e supporta con argomentazioni) i motivi che devono spingerci a creare una valida rete di relazioni. MA non con lo scopo di vendere/manipolare e “fare i piazzisti”, BENSI’ con lo scopo di creare (e ri-creare) una rete di relazioni sociali utile a scambi e condivisioni di opinioni, di conoscenze (intellettuali e non).

Creazione di una rete che valorizzi e mostri la nostra ricchezza umana (e professionale), le caratteristiche che ci rendono unici ed irripetibili (e quindi in grado di fare la differenza ovunque noi andiamo), senza però essere invasivi, percussivi e strabordanti (col rischio di generare una reazione di rigetto da parte della rete stessa).

Sarò ripetitiva, ma a me piace lo “stile Zanolli”: sintetico, linguisticamente semplice ma densissimo contenutisticamente.

E anche qui, come negli altri libri che ho letto, mette il dito nella piaga delle convinzioni limitanti che ci impediscono di esprimerci al massimo delle potenzialità.

Leggendo il libro spesso mi sono soffermata pensando a quante piccole e grandi verità vengono messe nero su bianco. Verità che spesso mi sono negata o ho accuratamente evitato.

Un paio?

Non ho niente da proporre“: questa affermazione si combina alla perfezione con la scarsa chiarezza che ho nella testa; una curiosa commistione di identità varie professionali e personali che non riesco a cucire con un filo rosso che tutto lega e crea.

Se qualcuno vuole aiutarmi, deve capire da sé di cosa ho bisogno, senza che glielo spieghi“: altro discorsetto che mi sono spesso ripetuta e che ben rappresenta la mia maledetta, congenita timidezza e paura nel chiedere (la paura del  rifiuto). Due “bestie” che sto lentamente addomesticando, grazie anche all’utilizzo massiccio del web 2.0, che – facendo da filtro – mi permette di gestire almeno la prima fase di avvicinamento, dandomi un po’ di coraggio nel compiere i primi passi.

Come per gli altri libri di Zanolli, anche questo va riletto più volte per catturare appieno il fiume incessante di spunti e riflessioni che scaturiscono da ogni singola riga.

Da tenere sullo scaffale, a portata di mano, e da consultare ogniqualvolta ce ne sia bisogno per riepilogare, ricucire e chiarire.

Qual è il momento per iniziare?
Anche in questo caso la mia risposta vi deluderà.
Ora!
Anzi, era ieri.
E per questo vi chiederò nei prossimi capitoli di cercare, frugare, analizzare, ricordare chi e quando avete conosciuto questa o quella persona.
Ma vi ripeto che non c’è momento migliore di adesso per cominciare….
… La rete di salvataggio si costruisce prima dell’incidente.
Il paracadute si prepara prima del lancio…
Quello che si rischia nel rimandare l’inizio di una gestione cosciente della vostra rete di conoscenze è di perdere lungo la strada della dimenticanza un patrimonio umano incalcolabile.
Se pensate che questo pensiero sia troppo pragmatico o calcolatore, v’invito a guardare la cosa da un altro punto di vista.
Quello del rispetto e della valorizzazione del prossimo e di voi stessi.
Non rimarremo sul pianeta Terra per sempre.
Non avremo infinite possibilità di stringere legami con il resto dei nostri simili…
… Non scordatevi di chi incontrate.
Potreste non trovarlo mai più.

[Sebastiano Zanolli, citazione tratta dal libro e riportata sulla pagina Facebook “La Grande Differenza”]

Extraordinary Me

Foto scattata da Extraordinary.

Ieri sono tornata da un corso residenziale molto speciale: Extraordinary Me.

Quattro giorni in un bellissimo albergo, di fronte al mare.

Quattro giorni intensi, lontano da tutto e tutti, per fare il punto della situazione su se stessi, su dove si è e su dove si vuole andare.

Quattro giorni durante i quali i problemi quotidiani sono stati tenuti a debita distanza, sono risultati più o meno lontani.

Quattro giorni accompagnati da Claudio Belotti, straordinario mentore e facilitatore, supportato dalla grandissima Patrizia Belotti, dallo straordinario Sebastiano Zanolli e dal bravissimo Fausto Madaschi.

Quattro giorni durante i quali, insieme ad altri eccezionali 13 compagni di viaggio, abbiamo condiviso, abbiamo scoperto e ci siamo emozionati.

Prima di partire mi è successo di tutto. Era come se “qualcosa” facesse di tutto per impedirmi di andare: dicono che quando il fisico dia segnali di somatizzazione, qualcosa dentro di te si stia ribellando e smuovendo. Bene, una settimana prima m’è venuto un raffreddore allucinante (preso durante una calda giornata di crociera sul Brenta, navigando tra le ville venete…) che mi ha letteralmente “piegato come un origami”, costringendomi ad un uso massiccio di aspirine per restare lucida ed operativa.

Un po’ di tempo prima ho iniziato a dare segni di fastidio ed intolleranza alla “crescita personale“, tanto da uscire dal gruppo Extraordinary di Facebook.

Quando è stato il momento di dare delle risposte e di fare un punto della situazione pre-corso, è venuta fuori rabbia, frustazione e profonda insoddisfazione.

Ed oggi, guardandomi indietro, ho compreso che c’era nascosta una paura folle. Di cosa? Non ne ho la più pallida idea!

Perchè oggi, dopo avere vissuto questi 4 giorni veramente incredibili, mi sono guardata indietro e ho visto la assoluta e totale inconsistenza di quello che ho pensato e riflettuto prima di partire.

Ho visto una storia che mi sono raccontata per tanto-tanto tempo e che non ha nessun fondamento.

E’ vero, mettersi in gioco, mettersi a nudo, può farti andare in crisi, crearti un profondo imbarazzo. Soprattutto se sei abituato a vivere un determinato ruolo e questo ruolo ti ha imprigionato.

Invece, mettersi in gioco, mettersi a nudo, può solo farti crescere. Devi fidarti di quello che succederà, perchè non ci sarà nulla di cui avere paura.

Questo ho compreso: 4 giorni guidati da Claudio Belotti (che ha dato anima e cuore), accompagnati affettuosamente da sua moglie Nancy ed accolti calorosamente da Francesca, mi hanno dato modo di rimuovere un bel po’ di sovrastrutture, e di guardare in faccia alle emozioni.

Ho attraversato momenti entusiasmanti, al limite dell’innamoramento, di profonda emozione, di profonda intimità con me stessa e la mia vera natura.

E la cosa più divertente è stata che non ho risposto alla domanda alla quale volevo rispondere assolutamente prima di iniziare il corso.

Ho fatto tutt’altra cosa, ho fatto quello che realmente dovevo fare.

E’ iniziato un nuovo viaggio.

Avere paura

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Claudio Belotti, nel suo libro “La vita come tu la vuoi“, ci dedica un paragrafo.

Sebastiano Zanolli ci dedica un libro (“Paura a parte”) scritto con il suo “stile rapido” che lo caratterizza.

E’ la paura. Quella brutta bestia che, se non gestita adeguatamente, è in grado di ostacolare scelte e decisioni di vita (dalle più piccole alle più grandi).

Sulle piccole scelte è un tutt’uno con l’indecisione.

Sulle grandi scelte si lega strettamente all’orientamento che la vita può prendere (in ambito privato e professionale): la paura di non farcela (di non avere capacità sufficienti), la paura di non avere sufficiente autonomia economica per attraversare momenti di probabile inattività di durata imprecisata (in caso di perdita del lavoro o di decisioni di cambiamento “saltando senza rete”), la paura di non avere sufficienti capacità tecniche/preparazione, la paura di non avere l’età giusta per affrontare i cambiamenti professionali (troppo vecchio per certe attività, troppo giovane per altre).

Oppure la paura generata dall’insicurezza nel confronto con gli altri: nei momenti di dialogo con altre persone che si incontrano in ambito lavorativo (e formativo), che vendono se stessi come i migliori professionisti del settore, e che – se solo non ci si sente assolutamente sicuri delle proprie capacità – possono ri-metterti in discussione, generarti dubbi e farti sorgere timori che – se non arginati – diventano paure.

Poi c’è la paura di quello che si sente e si legge continuamente (la crisi, la perdita del lavoro, la proiezione/previsione di mancanza di un futuro), unito allo scoraggiamento che si insinua nella presupposizione (variamente installata) che si fa carriera solo per “nepotismo” (in senso lato) e non per giusti meriti.

In queste condizioni non è semplice tracciare e mantenere focus su obiettivi e programmi per il futuro. Ma va necessariamente fatto, cercando di non ascoltare ciò che da più parti viene detto.

Come ho già scritto su precedenti post, bisogna cercare di ascoltare solo se stessi e ciò che il proprio istinto suggerisce (incuranti delle sirene disfattiste), affrontando anche il timore di ferire i propri cari (prodighi di consigli non richiesti, detti per il nostro bene), sganciandosi dalla dipendenza da indici referenziali esterni (alla ricerca dell’approvazione altrui).

E proprio per non ferire coloro che dispensano consigli in buona fede, dobbiamo affrontare le divergenze ed esprimere i motivi delle nostre scelte, che potranno non essere comprese, ma almeno coinvolgeranno i nostri cari, rendendoli partecipi e proteggendoci dal rischio di installazione di dubbi e paure.

[Scrivo questo perchè proprio oggi avevo preparato un bel discorso da fare a mio padre, con cui ho un ottimo rapporto fatto anche di scontri costruttivi, generati dalla differenza generazionale e dalla differente visione del mondo (e del vissuto della realtà). Avevo in mente tutta una sequenza di argomentazioni a “giustificazione” di alcune scelte che sto perseguendo, che non è stato necessario snocciolare, essendo riuscita a trasmettere le idee in modo molto diverso e condiviso.]

Ma anche lavorare per cambiare il proprio punto di osservazione della realtà, imparando a gestire il proprio stato emotivo, può aiutare a sospendere la paura del proprio futuro: guardando la realtà con distacco, si può comprendere ed accettare la estrema variabilità, chiarendosi e tracciando possibili nuove strade, trovando nuove porte da aprire.

Tutto ciò senza sopprimere la paura, perchè più si cerca di soffocare una sensazione, uno stato emotivo, maggiore è la forza che acquista, rendendo difficile gestirsi e ragionare con lucidità.

Chiudo con la bellissima Litania della Paura Bene Gesserit [Frank P. Herbert, Dune] (riportata da Claudio Belotti in apertura al paragrafo dedicato alla paura):

Non devo aver paura.
La paura uccide la mente.
La paura è la piccola morte che porta con sé l’annullamento totale.
Guarderò in faccia la mia paura. Permetterò che mi calpesti e mi attraversi.

E quando sarà passata, aprirò il mio occhio interiore e ne osserverò il percorso. Là dove sarà andata la paura, non ci sarà più nulla.
Soltanto io ci sarò.

Immagine tratta da Google Immagini