Il Book Eater Club di Zelda… [GALLERY]

IMG_20141216_220306E’ da un po’ di tempo che seguo il Book Eater Club di Zelda Was a Writer (coloratissima blogger).
E ci sono arrivata attraverso la sua pagina Facebook.
Invece non ricordo bene come sono arrivata a lei, Zelda (alias Camilla)…
Diciamo che il caso ha voluto che la incontrassi sulla mia strada…
Però devo molto a questa iniziativa ed essere mancata nei due appuntamenti precedenti (più altri prima della pausa estiva) mi era dispiaciuto.
Avevo comunque letto i libri da lei suggeriti, ma mi mancava quel momento di convivialità e di scambio di idee che il commentare e condividere un libro comporta.

Mi sono sempre considerata una lettrice accanita, affranta da sindromi di shopping compulsivo ogni volta che metto piede in una libreria (lasciamo perdere i primi momenti che mi hanno visto possessore di un Kindle…).
Mi sono sempre piaciuti i thriller, le storie e – negli ultimi tempi – i libri di “crescita personale” (chiamiamoli così) e certi tipi di manualista.
Ebbene, il bello dell’incontrare Zelda ed il suo Book Eater Club è stato quello di avermi fatto scoprire autori importanti (che io non conoscevo… vergogna, profonda vergogna…) che mi hanno fatto scoprire – a loro volta – nuovi modi di scrittura e di racconto.
Portatori sì di storie, ma anche (e forse soprattutto) di riflessioni molto profonde.
Qualche nome?
Valeria Parrella (con il suo “Tempo di imparare“)…
James Salter (con il suo “Tutto quel che è la vita“)…
James M. Caine (con il suo “La falena“)…
J.D. Salinger (con il suo “Il giovane Holden“)…
E non da ultimo il libro di racconti sul Natale che ho appena concluso (e che è stato il protagonista dell’incontro di mercoledì), dal titolo “Il giorno più crudele”.

Ma non solo…
Grazie ai post di Zelda Was a Writer ho scoperto autori come Donna Tartt che con il suo “Il cardellino” mi ha catturato per la bellezza di 857 pagine (o 875… non ricordo…).
Ho scoperto ed apprezzato sempre più la libreria non convenzionale Open More than a Books (che ha ospitato la prima stagione del club)…

Insomma, mi si è aperto un mondo.

E più avanzo e più mi confronto con la mia abissale ignoranza.
Ma non mi arrendo… Anzi!
La voglia di leggere è cresciuta a dismisura, spingendomi a cercare anche “cose diverse”: case editrici insolite, autori nuovi…

Lo so, suona come un post di bilancio di fine anno… e forse lo è, un pochino…
Però avevo proprio tanta voglia di scriverlo, per cogliere l’opportunità di fermarmi un attimo e voltarmi indietro per vedere cosa ho imparato (sto imparando ed imparerò) da questa bella esperienza…

(Di seguito le foto che ho scattato mercoledì durante l’ultimo incontro dell’anno che si è svolto nel bellissimo spazio dell’Appartamento Lago di via Brera 30 a Milano. Foraggiati da panettoni e pandori Tre Marie e tè Kusmi Paris…)

Libri e Web, un binomio interessante [VIDEO]

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Ho letto il libro scritto da Davide Giansoldati, “Promuovere e raccontare i libri sui social network: Strategie, idee, consigli pratici e soluzioni su misura”.
Libro insolito che mette assieme, crea punti di contatto, tra due mondi ancora un po’ lontani ma che se intrecciati fra loro possono trarne un immenso vantaggio entrambi.

Di seguito la recensione pubblicata su Amazon seguita dalla videoriflessione presente su You Tube:

“L’ho letto in pochissimi giorni e l’ho trovato un testo utile.

In particolare ho letto la versione ebook, che consiglio vivamente per la seguente ragione: dal titolo è facile evincere l’argomento trattato dall’autore, che cita numerose fonti e siti web utili alla esemplificazione di quanto scrive.

La presenza dei link attivi sull’ebook, ti permette di visionarli direttamente dal dispositivo conducendo così un esperimento di “lettura integrata” e – se vogliamo – dal sapore “social”.

Inoltre – pur non essendo io un editore o un autore di libri – ho trovato molti spunti e suggerimenti validi anche per chi ha un blog e/o condivide informazioni relative ai libri che legge.

Di lettura agile e rapida, si divora in pochissimo tempo.

E resta un testo da tenere comunque a porta di mano, per poterlo riprendere in qualsiasi momento come guida per potersi districare nell’intricato mondo del web, che forse dialoga con un po’ di difficoltà con il mondo della editoria (ancora legato – per alcuni aspetti – al mondo cartaceo… ma questa è una mia impressione da “migrante digitale”).”

Buona lettura!

“Gates Notes” – il blog scoperto per caso [Flash post]

GatesNotes

Ora…, vi è mai capitato di fare una sorta di scoperta dell’acqua calda?
(Oppure di rendervi conto che vi passano davanti al naso degli “elefanti” senza che – a momenti – ve ne accorgiate?)
Ebbene, a me – negli ultimi tempi – accade con una frequenza preoccupante…
Ed oggi ho avuto una ulteriore conferma.
Spiego…

Oggi (poco fa) – grazie ad un breve articolo de Linkiesta – ho scoperto il blog di Bill Gates (Gates Notes).
Scoprendo anche che ha un canale You Tube e che è un grande lettore di libri.

Bellissimo il video nel quale (in sembianze Lego) elenca i suoi libri preferiti dell’anno che si sta andando a chiudere (lo puoi vedere qui sotto).
(Bellissimo anche come “escamotage” per bypassare in modo creativo il parlare davanti ad una telecamera… e chi è introverso sa perfettamente di cosa sto parlando…)

Ebbene, interessante scoperta del giorno il suo blog.
Che mi accingo quindi a seguire con attenzione.
(Meglio tardi che mai…)

Buona lettura e buona visione!

(PS: ho anche molto da imparare dal suo mini-video di 1 minuto e mezzo nel quale parla di ben 5 libri… Io, che per parlare di un libro ci metto anche 8-9 minuti…)

[Immagini tratte dal blog di Bill Gates]

Due libri diversi fra loro [VIDEO]

COPERTINAUltimamente ho letto due libri “in parallelo”, contravvenendo un po’ alla promessa che avevo fatto a me stessa un po’ di tempo fa di leggere un libro alla volta…
Però confesso essermi stato utile per rompere il ritmo e apprezzarli di più, entrambi.
Infatti si tratta di due libri di genere opposto:
uno di narrativa (“House of cards” di Michael Dobbs) e uno di formazione (“Detto, fatto!” di David Allen).

Avere tra le mani due testi così diversi, si è rivelato molto utile per alternare il ritmo, spezzarlo, e cambiare passo a seconda del momento della giornata.

Di seguito le recensioni che ho pubblicato su Amazon e la videoriflessione.

Buona lettura!

Su “House of cards”:

Forse il mio più grande “errore” è avere letto questo libro dopo avere visto la trasposizione televisiva americana con Kevin Spacey.
Resta però il fatto che per l’epoca in cui è stato scritto (diversi anni fa) e – nonostante sia stato un pochino rivisto rispetto alla versione originale – si tratta di un bel romanzo crudele.
Ben scritto, si lascia leggere molto piacevolmente.
La “chicca” delle frasi/riflessioni di apertura è molto divertente e feroce: piccole perle di “saggezza” politica.
Da leggere per fare anche un interessante confronto con la serie di Netfix: per vedere come è stato ristrutturato il romanzo originario per tagliarlo sulla quotidianità e sulla realtà politica americana (sostanzialmente diversa da quella inglese).
Interessanti infine anche i riferimenti e le note alle cariche governative britanniche: curioso ed istruttivo (nonché ben documentato, visto che l’autore è un ex-addetto ai lavori).

Su “Detto, fatto!”:

Da leggere anche se in alcuni punti l’ho trovato un po’ “forzato”.
E’ un buon libro, indubbiamente.
Si lascia leggere con facilità e – se ci si lascia coinvolgere (armati di matita per sottolineare e penna e bloc-notes per appuntarsi idee) – può essere uno strumento utile per focalizzarsi, pianificare ed organizzarsi.
Quindi l’obiettivo dell’autore è raggiunto.
Quello che invece mi ha rallentato nella lettura (e che ritrovo spesso nei manuali di formatori americani) è l’eccessivo incedere in descrizione dettagliate: qui David Allen arriva persino ad indicare gli strumenti migliori (secondo lui) per ordinare ed archiviare.
E questo può essere il suo punto debole, che mostra l’età del libro: gli strumenti di archiviazione sono mutati molto velocemente in questi anni e alcuni suggerimenti possono risultare superati.
Sarebbe interessante se l’autore rivedesse il testo, adattandolo alle nuove tecnologie disponibili.
Resta però il fatto che – leggendolo – mi sono ritrovata a prendere appunti, a scrivere/elencare cose da fare e a tracciare con maggiore chiarezza un progetto futuro.
Da leggere.
Traendone ciò che più risulta utile ed efficace per se, in una sorta di lettura personalizzata.

Intuito e Istinto

IntuitoSono alle battute finali del libro di David Allen “Detto, fatto!” e – leggendolo ieri sera – mi ha colpito questa frase:

“Fidarsi del proprio intuito è una raffinata forma di libertà che rende ancora più produttivi.”

Ora, fatto salvo che si tratta di un libro che mi genera qualche perplessità per la sua perorazione della causa di una programmazione sin troppo approfondita (fino ad arrivare a darti indicazioni su cosa usare per programmare/organizzare, quali oggetti e dispositivi, in una sorta di “ABCedario della programmazione”) andando poi in leggero contrasto con una trattazione su obiettivi più alti, si tratta comunque di un testo interessante (che mi sta facendo fare riflessioni su cosa faccio e come sono organizzata, costringendomi – positivamente – a scrivere e ragionare sulle tante cose che galleggiano nella mia testa in forma di “cose da fare” e “idee”)…
Ma non è questo l’oggetto del post di oggi.

Piuttosto è proprio il concetto di “intuito” che mi ha fatto riflettere stamattina, mentre andavo a prendere il treno.
“Intuito” che spesso confondo e fondo con il concetto – a me tanto caro – di “istinto”.

E per non saper né leggere, né scrivere (come si suol dire), ho provato a formulare un significato personale dei due termini.
Così, senza guardare nessun dizionario, ho pensato che…

“Istinto” è qualcosa di primordiale – qualcosa che può anche essere definito come “sensazione di pancia”. Quella cosa che si agita in profondità e che io associo spesso con il cervello “rettiliano”. Che ti fa essere vigile in modo quasi “animale” e ti fa reagire rapido, se e quando necessario, in modalità binaria (“attacco o fuga” declinata in modi diversi, a seconda delle situazioni).

L’“Intuito” invece è qualcosa di più evoluto.
Come se fosse un istinto più razionale.
In grado di calcolare e non solo di sentire a livello pancia.
Più lento rispetto all’istinto, ma più sofisticato, e comunque più veloce del ragionamento.
E supportato da una struttura educativa fatta di esperienze, razionalità, acculturamento che vanno a costituire un substrato utile al suo esercizio e affinamento.

Non credo di essere andata molto lontana se – curiosando sul dizionario online della Treccani – ho trovato queste definizioni:

intùito s. m. [dal lat. intuĭtus -us «l’atto di guardare o di vedere dentro», der. di intueri: v. intuire]. – L’atto e la facoltà di intuire; è più generico di intuizione (di cui non ha i sign. specifici) e indica piuttosto la conoscenza rapida e chiara, e più spesso la capacità di avvertire, comprendere e valutare con immediatezza un fatto, una situazione (talora anche un’intelligenza pronta, acuta): capire a i., d’i. o per i., per improvviso i.; avere i., un i. pronto, sicuro; col suo i., si rese subito conto del pericolo; un giocatore di scacchi di grande intuito. Specificando: essere dotato d’i.pratico, d’i. psicologico; col suo i. di poliziotto, capì immediatamente lo scopo di quella mossa.

istinto s. m. [dal lat. instinctus -us, der. di instinguĕre «eccitare»]. –
1. In senso stretto, impulso, tendenza innata che provoca negli animali e nell’uomo comportamenti che consistono in risposte o reazioni caratteristiche, sostanzialmente fisse e immediate, a determinate situazioni; in partic., nell’uomo, ogni propensione naturale che, anche in contrasto con la ragione, spinga gli individui a compiere atti o a seguire comportamenti proprî di tutta la specie umana, eventualmente comuni ad altre specie: l’i. della conservazione; l’i. materno; l’i. sessuale; seguire, frenare,vincere l’i. o i proprî i.; cedere, ubbidire, resistere agli istinti. In etologia, il termine è passato a indicare l’insieme di quei comportamenti altamente specifici ed ereditarî, organizzati in sequenze ordinate (in parte modificabili attraverso l’apprendimento), che, scatenati e indirizzati da stimoli interni o esterni, hanno come fine immediato la rimozione di una tensione somatica o di uno stato di eccitazione, e concorrono alla conservazione dell’individuo o della specie. In psicologia, schema di comportamento biologicamente determinato, orientato a determinati fini e relativamente poco suscettibile di variazioni individuali, talvolta di elevata complessità, e caratterizzato da specifiche correlazioni interindividuali e ambientali; in psicanalisi il termine è usato talvolta come sinon. di pulsione (come per es. nella locuz. i. di morte).
2. Con sign. più ampio, nel linguaggio com., inclinazione, disposizione innata dell’animo, indole, temperamento, natura particolare di un individuo: avere buoni,cattivi i.; i. nobile, volgare; un uomo di i. animaleschi; è generoso per istinto; o, in relazione a determinati atti e comportamenti, impulso naturale, movimento spontaneo dell’animo, indipendente dalla ragione e dalla volontà: seguire l’i. del cuore; agire d’istinto; fare qualcosa per istinto o come per istinto, senza l’intervento della riflessione. Talora con sign. affine a intùito: avere l’i. degli affari,l’i. del poliziotto; col suo i. di vecchio mercante non poteva ingannarsi.
3. Raro, con il primo sign. ma riferito anche alle cose inanimate: Tutte nature … si muovono a diversi porti Per lo gran mar de l’essere, e ciascuna Con istinto a lei dato che la porti. Questi ne porta il foco inver’ la luna; Questi ne’ cor mortali è permotore; Questi la terra in sé stringe e aduna (Dante).

Poi se si vuole approfondire, anche Wikipedia fornisce interessanti informazioni a riguardo:

“[…] All’intuizione Bergson attribuiva la possibilità più istintiva e genuina di portare a soluzione ogni problema, essendo capace di andare al di là della rigidità materiale del pensiero razionale. Secondo Carl Gustav Jung, l’intuizione è un processo di intervento dell’inconscio con cui la mente riesce a percepire i modelli della realtà nascosti dietro i fatti.” – Sull’Intuito/Intuizione

“[…]Secondo Konrad Lorenz l’istinto è come una grande forza all’interno dell’organismo che deve incanalarsi da qualche parte.” – Sull’Istinto

Sono proprio libere dissertazioni che nascono inaspettatamente, leggendo una frase che ti fa accendere la lampadina e ti fa partire con ragionamenti a ruota libera privi di un perché…

Tre libri… [VIDEO]

PhotoGrid_1416410212083~2Chi legge da un po’ questo blog (e/o segue il canale YouTube), avrà visto che per un po’ di tempo ho tenuto un ritmo elevato nella lettura dei libri. Pubblicando videoriflessioni e post scritti.
Tutto questo aveva dato vita ad un esperimento che avevo ribattezzato “Un libro alla settimana” (con tanto di hashtag #unlibroallasettimana)…

Ma dopo 29 videroriflessioni (che corrispondono a qualche libro in più) sono collassata…
Ossia miseramente crollata.
Causa del “crollo” (se così si può dire, anche se non rappresenta una vera e propria sconfitta) un libro in particolare: “Le quattro casalinghe di Tokyo”.
Un poliziesco giapponese di 650 pagine circa, dal ritmo molto lento.
E’ stato quindi inevitabile il rallentamento e l’avanzamento a fatica, girando le pagine di carta come se fossero fatte di pietra.

Ma siccome non tutto il male vien per nuocere, questo mi ha fatto anche capire che stavo facendo qualcosa che, man-mano che avanzava, stava assumendo i connotati di una maratona di studio che minava la mia passione per la lettura.
E’ stata quindi una presa di coscienza (una pausa di riflessione, se vogliamo) che – però – non ha compromesso la volontà di condividere via video e via parole scritte, quello che sento, imparo e vivo leggendo un libro.
Anzi!
I post e le videoriflessioni continueranno ad esistere. Solo con un ritmo più lento, meditato e variato. E – soprattutto – più funzionale al libro oggetto delle mie attenzioni.

Quindi ecco di seguito delle brevi recensioni (pubblicate anche su Amazon) degli ultimi tre libri letti, accompagnate dalla consueta videoriflessione (mi scuso per la qualità del video, ma ho avuto qualche problema di “dialogo” con la tecnologia… prossima volta faccio meglio, promesso!)
(E – nel mentre – veleggio all’interno delle pagine di David Allen del suo “Detto fatto!”, e di Michael Dobbs e “House of cards”… ebbene sì, ne sto leggendo due in parallelo e diametralmente opposti fra loro… pensando ad un video sui miei libri preferiti della famiglia simil-professionale/manualistica, utili ad incoraggiare… nel mentre incombe il primo incontro post-vacanziero di Bookeater di Zelda Was A Writer, libro che non ho ancora iniziato a leggere…!).

Le quattro casalinghe di Tokyo:

Sono stata attratta dal libro per una serie di ragioni e ho avuto una prima falsa partenza.
Infatti – in prima battuta – ho iniziato a leggerlo e (dopo poche pagine) l’ho sospeso, in attesa di tempi migliori: troppo lento, troppo deprimente.
L’ho ripreso in mano dopo qualche settimana e stavolta sono arrivata in fondo.
Confesso che mi ha lasciato però un po’ “perplessa”.
Il libro ha qui e là delle riflessioni molto profonde e la storia non è male.
Quello che mi ha un po’ affaticato è lo stile “giapponese” (com’è giusto che sia, essendo scritto da una autrice nipponica).
L’incedere nelle descrizioni, il ritmo lento e quasi meditato, mi hanno un po’ “confuso” e mi hanno fatto perdere il “filo del discorso” abbassando il mio livello di coinvolgimento nella storia narrata.
(Anche se poi mi trovavo a scorrere pagine pervase di veri e propri momenti “splatter”, che rappresentavano mini-shock narrativi.)
Credo anche che un ruolo fondamentale lo giochino le oltre 650 pagine di romanzo: la sua monumentalità può risultare un po’ eccessivo, soprattutto se confrontato con la lentezza dello stile narrativo.
Sono comunque opinioni personali, perché l’opera ha un suo fascino e può piacere a chi ama i ritmi lenti e meditati (quasi da teatro del No) di cui scrivevo poco sopra.

Il sogno di scrivere:

Ho approcciato il libro di Cotroneo con un misto di curiosità e ritrosia (a causa della mia idiosincrasia nei confronti dei manuali che spiegano “come fare a”). Ma apprezzando molto quanto pubblica sul suo blog, ne ho affrontato volentieri la lettura.
Ed è stata una sorpresa.
Una piacevole sorpresa.
Perché mi sono trovata a leggere una sorta di “manuale emotivo” (se così si può definire).
Infatti l’autore non dà consigli su come scrivere.
Bensì suggestiona il lettore, stimolandolo a scrivere.
Attraverso esempi, condivisione di episodi della sua vita e della sua professione, racconta del piacere di scrivere. Incitando, incoraggiando, te lettore a scrivere (e condividere) le tue storie che tieni nel cassetto.
A me è piaciuto.
Chiaramente se si è alla ricerca di un manuale tecnico, sicuramente è un libro da evitare.
Ma se si è alla ricerca di un qualcosa che ti faccia riflettere, che ti fornisca spunti da cui partire poi con il tuo progetto… beh… penso che questo sia un testo molto interessante.

Un animo d’inverno

Divorato in tre giorni.
Sono stata catturata dalla storia e ho nutrito un sentimento/sensazione di inquietudine da un certo punto in avanti, che è andato in crescendo.
Leggevo la storia con la sensazione sempre più nitida e netta che ci fosse qualcosa di tremendamente sbagliato (anche se non riuscivo a capire cosa potesse essere). Per poi arrivare al finale e capire solo allora lo svolgimento dei fatti.
Se dovessi classificarlo/definirlo con una parola chiave mi verrebbe da dire “insolito”.
Sì, sicuramente un romanzo insolito che ti cattura e ti porta con sé dentro la storia.
È stato definito un thriller psicologico, ma non so se si tratta della definizione giusta.
Penso sia un libro talmente particolare da non meritare una etichettatura che potrebbe risultare riduttiva.
Mi ha lasciato addosso però un profondo senso di tristezza e malinconia.

La scelta del libro da leggere…

Libri“Le cose non si sanno, si hanno dentro.” [Roberto Cotroneo]

Spesso, finito un libro, passo qualche ora (a volte anche qualche giorno) a scegliere cosa leggere di nuovo.
E così è stato anche questa volta.

Finito con un po’ di fatica “Le quattro casalinghe di Tokyo” (sul quale ragionerò a breve perché ci sto ancora ruminando sopra e attorno), avevo pensato di leggermi un manuale.
Per spezzare il ritmo e dare una mano all’esausto emisfero sinistro, duramente provato dalla lettura del libro di Natsuo Kirino.

Così ho pensato fosse arrivato il momento di prendere in mano “Detto fatto” di David Allen. Pensando ad un aiuto per trovare idee ed ispirazione su come gestire il tempo, che stento assai a controllare ultimamente.
Ma lette pochissime pagine, ahimè!, mi sono arresa sentendo che serpeggiava il disinteresse ed un senso di rifiuto ormai presente ogni qual volta prendo in mano un manuale.

Allora, rovistando nelle torri di libri che mi assediano, e pensando a cosa poter leggere, ho guardato gli ultimi acquisti (tutti romanzi) ma, “pur guardandomi tutti con gli occhioni, supplicandomi ‘leggimi!’“, nessuno mi convinceva.

Poi – ieri sera – chiacchierando con un amico su “Le quattro casalinghe di Tokyo”, che entrambi abbiamo letto, l’ho guardato e gli ho detto: “Sì, so cosa leggere! Sì, stasera inizio ‘L’armata dei sonnambuli’ di Wu Ming [collettivo di scrittori, n.d.r]!“, e la chiacchierata si è diretta verso Wu Ming, verso “Guerra agli umani”, verso “1954” (per me strepitoso!), verso “Q” (che scandalosamente non ho ancora letto).
Guidavo verso casa con la convinzione di avere trovato il degno successore del thriller giapponese appena terminato.

Ma poi cosa è successo?
Tornata a casa, l’occhio è caduto su “L’arte della diplomazia” di Kissinger. “Già, perché no?”, mi sono detta.
Così, motivata e fiduciosa, ho iniziato a leggerne qualche pagina.
Soccombendo poco dopo, complice il sonno e l’ora tarda…

E poi, stamattina all’alba, sono stata svegliata da uno strano pensiero (da dove è arrivato non ne ho la più pallida idea…):

Perché bisogna vivisezionare le storie?
Perché bisogna far loro radiografie per analizzarne la più piccola componente?
Perché non si può semplicemente solo raccontare le storie, lasciando intatta la magia e l’alchimia?
Lasciando libertà di espressione a chi racconta e libertà di comprensione in chi legge?
Traendone entrambe ciò che è più utile e benefico?

Un pensiero assai strano, emerso dal nulla alle 6 di stamattina… senza alcun motivo apparente.

E così, complice la sveglia antelucana, l’occhio è caduto stavolta su un altro libro parcheggiato sul comodino: “Mappe e leggende” di Michael Chabon, dalla copertina molto accattivante.
Preso in mano e letta qualche pagina, mi sono persa quasi subito nel linguaggio piuttosto ricco e “circonvoluto”.
(“No, niente da fare… Neanche questo va bene…”)

Ma ecco che infine mi sono ricordata di un libro di recente acquisto: “Il sogno di scrivere” di Roberto Cotroneo. Di cui ho letto critiche ed elogi.
Così, ho preso in mano il kindle e ho iniziato a leggerlo.
E sono stata catturata.
Subito.

Ho iniziato a sentire muoversi in modo inaspettato delle emozioni.
Agganciata fin da subito dalle prime riflessioni dell’autore (che già apprezzo attraverso il suo blog, che leggo spesso).

Finalmente, dopo una serie di tentativi, credo di avere trovato il giusto compagno di viaggio dei prossimi giorni, che mi seguirà nei miei tragitti da e per l’ufficio e mi farà compagnia negli “sfridi del tempo”

E mi sorge spontanea una domanda: ma sono l’unica che ha un processo di scelta così “avvitato a cavatappi”?
Qualcuno mi conforti, per favore, perché inizio seriamente a preoccuparmi della mia sanità mentale…

Buon weekend!

Letture estive [VIDEO]

Questa estate, nelle due settimane di vacanza, ho letto in un modo quasi patologico-bulimico.
Sì, perché – mi vergogno a dirlo – ho letto più o meno sei libri…
“Più o meno” perché ne ho conclusi due, che avevo in corso, e ne ho letti altri quattro.
E mi sono destreggiata tra generi diversi, per diversificare un po’.

Così ho letto “L’hotel dei cuori infranti” di Deborah Moggach, “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, “La ragazza dei cocktail” di James M. Cain, come libri di narrativa; alternati a testi stile manuali/saggi quali “Web 3.0” di Rudy Bandiera, “Quando meno te lo aspetti” di Magnus Lindkvist e “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari.

Tutti testi scorrevoli (alcuni più, alcuni meno) e piacevoli da leggere.
Alcuni mi sono piaciuto di più, altri di meno. Come penso sia normale. (Anche se leggo in modo bulimico…)

[Immagine di copertina tratta da indie-handmade.blogspot.com]

Le 10.000 ore

malcolm-gladwell-14Leggendo il libro di Magnus Lindkvist “Quando meno te lo aspetti, ho ritrovato una vecchia conoscenza: il libro Effetto Medici” di Frans Johansson che avevo letto nel lontano 2008 e che aveva costituito per me una di quelle piccole pietre miliari nel mio percorso di crescita attraverso i libri.

Così, dalla citazione sul libro di Lindkvist, sono arrivata al sito “The Medici Group” e alla pagina Facebook associata.
E proprio su questa ultima ho trovato un interessante articolo di Business Insider che mette seriamente in discussione la teoria delle 10.000 ore di pratica per eccellere in una competenza/professione (teoria che vede in uno dei suoi massimi esponenti Malcom Gladwell – nella foto a lato).

Il fatto che questo articolo abbia dato voce ad una perplessità che nutrivo da tempo, mi ha confortato da un lato ed incoraggiato dall’altro.
(Mi ha dato conferma di una cosa che penso da tempo… Ma non essendo io un luminare in materia, ho sempre considerato la mie riflessioni come quelle di un dilettante. E – apro una parentesi – leggendo anche il libro di Lindkvist, ho avuto conferma di tante altre cose. Ma questo sarà oggetto di un prossimo post dedicato)

Riporto uno dei passaggi in lingua inglese dell’articolo di Business Insider che ritengo fondamentali:

[…] deliberate practice is only a predictor of success in fields that have super stable structures. For example, in tennis, chess, and classical music, the rules never change, so you can study up to become the best.

But in less stable fields, like entrepreneurship and rock and roll, rules can go out the window […]

Traduco in sintesi: la regola della pratica e dell’esercizio costante è utile solo per quelle attività che hanno una struttura “super-stabile”. Per esempio il tennis, gli scacchi, la musica classica, hanno regole pressoché immutabili. Questo ti permette di esercitarti fino all’eccellenza.
Ma in campi molto meno stabili (come l’imprenditoria ed il rock and roll, per esempio) le regole possono anche essere “buttate dalla finestra” (testualmente).

Questo – come scritto poco sopra – mi conforta molto.
Ed il “beneplacito” di ricerche di settore mi fa ben sperare che quanto sia variabilità, trasversalità, interdisciplinarietà e studi condotti anche in campi diversi tra loro (per trovare punti di contatto e stimoli), cominci a non essere più visto come una sorta di confusione, indecisione e inconcludenza.
Bensì cominci ad essere visto come un qualcosa che arricchisce e stimola la crescita.
In un costante work-in-progress, liquido e mobile.

E questo mi fa ulteriormente pensare ad una specie di super-nicchia ad alta competenza, dove proprio l’attitudine alla trasversalità/interdisciplinarietà diventa LA competenza.
In una sorta di paradosso.

Non sarà facile.
Sarà una bella sfida.
Temo necessaria.

[Immagini tratte dal sito Business Insider]

Perché? (Flash post)

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Avviso ai naviganti: non ho idea del tipo di impaginazione che uscirà…
Ho scritto questo post da uno smartphone, caricando la foto, scattata dallo stesso smartphone…
Ergo il risultato grafico può essere un po’ bislacco. Quindi – nel caso – provvederò a sistemarlo quando tornerò davanti ad un PC (fra un paio di settimane).

Ma venendo al motivo di questo “flash post”, sono qui a fare una riflessione ad alta voce.
Riflessione che scaturisce da un programma che stavo redigendo su come dare una impronta significativa a questo blog.
Una impronta che potesse sposarsi con l’identità professionale che ho.
Infatti ho inserito nuove categorie, una nuova pagina (“videoriflessioni”),… tutto in funzione della mutazione di questo spazio in qualcosa più di nicchia.

Ero convinta!
Stra-convinta che la cosa potesse funzionare.
Poi complice una “innocua” mail ricevuta, che elogia i “percorsi non lineari”, è complici due libri che ho tentato di iniziare a leggere ma mi hanno sfiancano dopo pochissime pagine (sono i due in secondo piano nella foto), mi sono detta:

“Ma perché? Perché mi devo fare del male? Perché devo forzare il piacere della lettura su dei testi duri, complessi e alcuni pure incomprensibili? Perché devo forzare la chiave di lettura di un libro di narrativa?”

Ossignore!, a me piace leggere.
Mi piace riflettere.
Mi piace raccontare le cose che mi accadono e che faccio.
Perché devo diventare tediosa, saccente e noiosa?
Perché devo diventare monotematica?

Questo non è un “corporate blog”.
Questo è un blog personale.
Questo – in teoria – dovrebbe (e potrebbe) essere uno spazio dove trova sfogo proprio quel percorso non lineare menzionato in quella mail sibillina…

E allora avanti così.
Facendo qualche passo indietro e qualche scarto laterale.
Tornando anche un pochino alle origini.

[Fine del flash-post, impaginato alla cieca, scritto in una mattina di agosto…]