“Il giovane Holden” di J.D. Salinger [VIDEO]

2014-05-11 19.07.58

Ciò che contraddistingue l’uomo immaturo è che vuole morire nobilmente per una causa, mentre ciò che contraddistingue l’uomo maturo è che vuole vivere umilmente per essa.

Copertina minimalista.
Titolo e autore.
Solo una fascetta rossa rimovibile, recita:
“Nuova traduzione di Matteo Colombo” (qui una sua intervista di due anni fa su Vanity Fair)

Nessun retro di copertina.
Nessuna informazione aggiuntiva.
Solo una breve nota della casa editrice (Einaudi) in ultima pagina, scritta in caratteri microscopici, fornisce poche informazioni.
Nient’altro.

Inizia così il mio viaggio, la mia “lettura immersiva” dentro il lavoro di J.D. Salinger.
Non ci sono arrivata per caso, ma perché questa edizione del libro è il prossimo romanzo del club Book Eater di Zelda Was a Writer.
Quindi si è trattata di una ghiotta occasione per confrontarmi con un testo noto, ma che non ho mai letto.

E la fatica nell’approccio si è fatta sentire subito.
Ero preparata al fatto che si trattava di un progetto di riscrittura e aggiornamento linguistico del vecchio lavoro. Ma non ero preparata al contenuto. Alla struttura narrativa.
Tant’è che ho pensato di leggere una vecchia traduzione per capire se e quanto è stata reinterpretata.

Tornando però alla versione odierna, uscita qualche giorno fa, ho avuto la sensazione di confrontarmi con una mente particolare.
Ho letto i pensieri di un ragazzo (Holden Caulfield), di un adolescente, pregni di contraddizioni, di solitudine, di rabbia, di frustrazione, di (falso) eroismo, ma anche di una sensibilità acerba. Con tracce di pazzia (forse) e di depressione (una parola che ricorre sovente nel testo).
Ma che rivelano anche una certa ricchezza culturale, che fatica ad esprimersi se non attraverso sprazzi di disprezzo verso altri.

Il problema è che se “nulla accade per caso”… beh, questo libro mi è capitato in un momento un po’ particolare (personale) e ha forzato e torto in modo inaspettato la mia emotività.
Infatti sabato a metà della lettura, sono sbottata e ho scritto un post Facebook:

Posso dire un “bestemmione letterario”?
Mi è concesso?
“Il giovane Holden” è una tortura.
Psichica ed emotiva.
Sarà (stato) un capolavoro, ma se solo sei un po’ fuori fase (per i fatti tuoi), leggere un libro così ti schiaccia…
E mi sorge spontanea una domanda: perché il 90% dei capolavori letterari sono tormentati?
Possibile che se non ci sono torsioni emotive, squassi, tormenti e sofferenze varie, non va bene?

Sono a metà.
Entro domani lo chiudo.
Poi da lunedì si cambia marcia.
E per un bel po’ di tempo mi darò a libri di avventure, combattivi e che facciano sorridere.
Mi auto-nomino “cacciatrice di libri positivi” (di narrativa e altro).
Sennò che razza di “terapia” possono fare testi così…?
Sì, perché la lettura spesso mi serve per supportarmi (anche nei momenti difficili). Non mi è utile solo per imparare e viaggiare. Ma anche per aiutarmi su altri fronti.
[Fine dello sfogo su “Il giovane Holden”]”

[Questo post è stato poi superato dal libro che ho appena iniziato a leggere: “Dio di illusioni” di Donna Tartt (il suo romanza di esordio).]

Complesso da seguire secondo schemi narrativi tradizionali, ad un certo punto mi sono arresa e ho iniziato a leggerlo come se stessi seguendo un flusso di pensieri.
Senza curarmi della struttura grammaticale e della organizzazione del testo, entrando gradualmente in empatia con il giovane Holden, così combattuto e lacerato da sensazioni e pensieri contrapposti.

Non sono in grado di dare un giudizio su questo testo.
Troppo particolare e difficilmente classificabile.
Non è un romanzo (per come lo considero io) e non saprei come definirlo.

Non so neanche dire se mi è piaciuto o meno.
Mi ha “preso”, questo sì.
Altrimenti sarei rimasta impermeabile ai tormenti del protagonista.
E forse l’eccezionalità di questo scritto sta tutta qui.
Il fatto che sia annoverato come un capolavoro, forse è dovuto al motivo che racconta delle vicende, dei pensieri e delle riflessioni in uno stile assolutamente nuovo e sconosciuto nel 1951 (anno di pubblicazione).

«Sembra scritto l’altro ieri e ti fa riflettere su quanto fu dirompente quando uscì in America, nel 1951. Adriana Motti ha fatto un lavoro straordinario per restituire quello shock linguistico: non disponendo degli strumenti che hanno i traduttori di oggi, ha inventato una lingua. La differenza più rilevante fra le due traduzioni sta nel fatto che, oltre mezzo secolo dopo, io mi sono potuto permettere una maggiore fedeltà». [Matteo Colombo]

A questo punto potrei anche mettere in programma la lettura della versione in lingua originale.
Per cercare di mettere qualche tassello in più a questo mosaico.

Nota: per chi fosse interessato, il prossimo 20 maggio (per un solo giorno), verrà proiettato al cinema il film-documentario su Salinger e a breve uscirà in versione italiana la sua biografia (attenzione, 700 e rotti pagine di libro!).
Qui sotto il trailer del film:

4 pensieri su ““Il giovane Holden” di J.D. Salinger [VIDEO]

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