Umiltà vs. Autostima

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Quanti di noi (della mia età, quindi attorno ai 40 anni) hanno ricevuto una educazione orientata all’umiltà, alla fatica, allo studio, alla non-ostentazione e alla serietà?
E quanti di noi (sempre della mia età) hanno ricevuto una educazione orientata al riconoscimento dei meriti, e dei traguardi raggiunti?

Io appartengo alla prima categoria.
Mio padre mi ha trasmesso la serietà nella applicazione allo studio, al metodo e al lavoro. Facendomi comprendere che per conquistare le “cose” bisogna fare fatica ed impegnarsi (arrivato dalla Puglia negli anni 60, con la valigia di cartone, ha fatto tutta la gavetta possibile ed immaginabile, ingoiando anche tanti cucchiai di “roba amara”).
Mia madre (di origini venete, con papà carabiniere di cui conservo un bellissimo ricordo) mi ha educato facendomi anch’essa comprendere l’importanza dello studio, dell’impegno, della serietà valorizzando e assecondando ciò che realmente volevo fare ed eventualmente correggendo un po’ la rotta.

Tutto bene. Tutto perfetto. Tutto sequenziale e logico.

Peccato che oggi – nel mondo di oggi – io stia accusando alcune difficoltà di gestione della realtà odierna: una realtà ben nota a tutti. Dove la meritocrazia sembra (e sottolineo “sembra”) scomparsa. Dove la serietà (non seriosità) sembra una caratteristica tipica degli stupidi e dei noiosi. Dove per emergere devi far vedere (e strombazzare ai quattro venti) che tu sei il migliore, altrimenti non vieni notato. E vieni sorpassato da chi sa vendersi meglio.
Potrei andare avanti ad elencare, ma sono fattori ben noti a tutti…

Io non sono stata educata a coltivare la mia autostima. Sono stata educata a coltivare la cultura, il sapere e la professionalità, nella (presunta) certezza che questo fosse più che sufficiente per emerge e progredire, nel rispetto degli altri, e con umiltà.
Ed iniziare a coltivare oggi la propria autostima (a 44 anni suonati) non è una cosa semplice; soprattutto se sei timido e riservato. E sei cresciuto percorrendo e perseguendo un determinato stile di vita.

Qualche giorno fa un amico (Eugenio), ha commentato il mio precedente post di questo blog, facendomi un discorso sulla autostima. Mi ha fatto molto piacere leggere le sue riflessioni e mi ha instillato un po’ di fiducia nei miei mezzi e nelle mie capacità. Contemporaneamente però devo continuare a convivere con una impostazione educativa e mentale di un certo tipo, consolidata in anni e anni di vita.

Che fare, quindi?
Non ho la soluzione in tasca: vado avanti per tentativi-ed-errori, con difficoltà, continuando a studiare, informarmi, approfondendo argomenti e facendo parlare il mio lavoro; cercando strumenti adatti a me per comunicare con il mondo (in questo mi sono venuti in aiuto i social network, che rappresentano un canale di diffusione dei propri pensieri ed idee, ed un interessante strumento aggregatore di menti affini).
Continuo…
Continuo a cercare ciò che può essere consono, combattendo la stanchezza, la rassegnazione ed i momenti di sconforto (quando manderesti tutto e tutti al diavolo).
Nutrendo la speranza e la convinzione che alla fine si riesce a trovare il modo di comunicare e di valorizzarsi più consono a sé stessi.

4 pensieri su “Umiltà vs. Autostima

  1. Ciao Barbara,
    non credo che ci sia cotnraddizione tra autostima e umiltà. Autostima non significa necessariamente spocchia. Concordo con te che, però, che la nostra generazione è stata educata alla serietà nello studio e nella sua applicazione. Se ci pensi, questo è il motivo per cui, nonostante siamo accerchiati da “sbruffoni” a vario titolo, continuiamo tuttavia ad esistere e ad avere le nostre soddisfazioni umane e professionali. Quanto all’autostima, siamo ancora abbastanza giovani per correggere un po’ la rotta, come dici tu. Buon lavoro!

    • Ciao Pierluigi,
      condivido ciò che scrivi.
      E dover scardinare vecchie convinzioni non è semplice; richiede un costante sforzo ed una costante sfida con/contro se stessi

      • Sono d’accordo con te e condivido pienamente il tuo stato d’animo. Mi chiedo però come mai solo alcuni della nostra generazione abbiamo appreso quei valori, mentre tanti altri se ne strafegano? Forse solo noi abbiamo avuto certi genitori? Non so. Credo che si tratti piuttosto, come sempre, di una questione personale. Nella società odierna altri valori hanno preso quota; uno per tutti L’APPARENZA in nome del quale spesso si mente e tale menzogna scivola via come acqua perché non appartiene più al “disvalore” della bugia. Il discorso sarebbe lungo anche se interessante. Almeno però ci tengo a dire che forse serve a poco chiamarci da lontano e riconoscerci se non ci aggiungiamo un po’ di lavoro personale per mostrare quanto poco lontano possa condurre l’effimeratezza dell’apparire di contro all’autenticita’ dell’essere. Con Umiltà e modestia dobbiamo cercare di esserci. Ciao

      • Ciao Giuseppe,
        grazie per la tua riflessione, che condivido.
        Il tuo commento ha rappresentato l’occasione per rileggermi il post che risale ad un po’ di tempo fa e che mi fa rendere conto che non molto è cambiato. Magari ho fatto un po’ pace con la questione, però il “problema” c’è e sussiste.
        Anche se – negli ultimi tempi – nutro una debole speranza: mi sta capitando sempre più spesso di incontrare persone che silenziosamente (e tenacemente) portano avanti questi valori.
        E ho la sensazione che sono molti di più di quanto non immaginiamo.
        Solo che non fanno notizia anche se comunque fanno la differenza nel loro intorno.

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