Un po’ di libri letti, un po’ di videoriflessioni [VIDEO]

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Avendo sospeso le pubblicazioni per un po’ di tempo, sono rimasta indietro con l’elenco e la cronaca di libri che ho letto negli ultimi tempi…
Senza contare che – in questi giorni – ho in programma di fare un video dedicato ad alcuni libri che ho letto, accomunati dal comune denominatore di “storie strane e divertenti”.
Così… per dare un mio piccolo contributo alla marea di consigli di lettura estivi, che in questi giorni popolano il web.
(E con la personale sfida di farlo in pochi minuti, ambendo alla efficacia e sintesi dei video di Bill Gates relativi alle sue letture)

Ma andiamo con ordine…
Di seguito una sequenza delle ultime videoriflessioni pubblicate su You Tube, accompagnate da qualche parola scritta.
(Preparatevi, è un post un po’ lungo…)

L’ultima videoriflessione condivisa riguardava il libro di Italo Calvino, “Le città invisibili”.

Dopo Calvino è stato il turno di “Zazie nel metro”, di Raymond Queneau.
Letto in occasione della partecipazione al BookEater club di Zelda Was a Writer, è stata una esperienza di lettura assai stravagante ed inconsueta.
Decisamente spiazzante, soprattutto se arrivi da un altro libro quale proprio quello di Calvino.
Già dalla prima parola che apre il primo capitolo (“Machiècheffastapuzza?”), alzi entrambe le sopracciglia restando interdetto.
E poi – via così – giù a capofitto!, dentro un racconto popolato di personaggi assai folcloristici, dalle vite e dai mestieri variegati, in una Parigi diversa dai soliti cliché.
Confesso di avere fatto molta fatica ad entrare nel “mood” del libro: all’inizio mi è costato molto impegno per capire la storia trasmessa attraverso un linguaggio anticonvenzionale.
Poi, piano-piano, mi sono abituata e mi sono ritrovata in una specie di film alla Louis De Funes. Divertendomi nel leggere esperimenti linguistici ad ogni pagina (complimenti al traduttore!).
Un libro strano. Molto strano.
Ma vale la pena dargli una lettura.
Pensando anche al periodo nel quale è stato scritto.

Successivamente è stato il turno di “Il turista nudo” di Lawrence Osborne.
Libro del mese dei Be Bookers (l’altro bookclub della libreria Open, che frequento), è stato decisamente più riposante da un punto di vista linguistico.
Non conoscevo l’autore ed è stato un “incontro” interessante.
Quello che ho percepito io – leggendo il suo lavoro – è stato quello di leggere più libri in uno:

  1. una guida turistica (insolita e fuori dai circuiti più conosciuti)
  2. una excursus storico del turismo e dei Paesi visitati
  3. un taccuino di viaggio molto personale.

Devo dire che mi è piaciuto.
L’ho letto con piacere e con curiosità (attraverso le sue pagine ho conosciuto alcuni aspetti poco conosciuti dei luoghi visitati dall’autore).
Ho sogghignato davanti all’umorismo dello scrittore, e l’intero racconto di viaggio scorre via in modo molto piacevole.
Gradevole. Molto gradevole.
Ed anche arguto.

“La simmetria dei desideri” di Eshkol Nevo – invece – non è uno di quei libri che mi hanno fatto dire “Wow!”.
E non è neanche uno di quei libri che mi ha colpito per struttura narrativa, o caratteristiche particolari.
E’ un racconto che scorre via bene, ed è la storia di una (bella) amicizia tra quattro ragazzi israeliani raccontata in prima persona da uno dei protagonisti (con il quale sono entrata in empatia e nel quale mi ci sono riconosciuta un pochino…).
Ho seguito la storia, con-partecipando alle vicende dei protagonisti.
Mi ha fatto riflettere su come uno vede ed interpreta la realtà.
Però mi ha lasciato “tiepida”.
Non mi ha fatto scoprire posti nuovi o imparare nuove forme di linguaggio.
All’interno del flusso di libri letti, è stato un momento di pausa. Di riposo.

Infatti subito dopo è stato il turno di “Mortdecai” di Kyril Bonfiglioli, seguito da un tuffo nella tecnologia con il nuovo libro di Rudy Bandiera “Le 42 leggi universali del digital carisma”.
“Mortedcai” mi fu consigliato tempo addietro da una persona (per il linguaggio, le metafore, i personaggi) e mi ha spiazzato non poco.
Tant’è che ho avuto 3-4 false partenze: iniziavo e mi “inchiodavo” dopo poche pagine, in difficoltà.
Poi finalmente ho ingranato e mi sono lasciata trascinare dal racconto di questo personaggio spregiudicato e forbito.
La storia in sé non mi ha particolarmente entusiasmato, l’ho trovata abbastanza banale.
Ma la sua forza sta proprio nel racconto in prima persona di Mortdecai, che condivide con me (lettore) le sue peripezie infarcendole di dettagli stravaganti e barocchi (senza contare i numerosi riferimenti a pezzi d’arte e di antiquariato).
Un bell’esercizio di lettura ed un grande sforzo del traduttore che – secondo me – ha fatto un lavoro egregio.

Le dissertazioni sul “digital carisma” invece è stata una conferma della piacevolezza dello stile di comunicazione di Rudy Bandiera (ironico e verace).
Dopo avere letto il precedente lavoro “Rischi ed opportunità del web 3.0”, mi sono avvicinata con curiosità a questo secondo libro.
Totalmente diverso dal precedente, è un curioso (e non così scontato) ragionamento sulla “commistione tra reale e digitale”, e sulla nostra relativa gestione di questi spazi (ormai non più separati, come spesso erroneamente crediamo).
Mi è piaciuto per la sua semplicità di linguaggio e per il suo approccio serio, ma sempre sottilmente velato di ironia (che lo rende godibilissimo).
E mi è stato anche inaspettatamente utile per fare mente locale su alcuni atteggiamenti che adotto inconsapevolmente online (ma anche offline).
Consigliato. Anche per un bell’esame di coscienza relativo al nostro brand (inteso come persone/individui che comunicano).

Da ultimo (“last but not least”) chiudo con una considerazione su “Uno strano luogo per morire”, romanzo di esordio di Derek B. Miller.
Lettura gradevole, anche se a tratti lenta, l’ho trovato un racconto insolito.
In tipico “stile Neri Pozza” (una casa editrice che apprezzo molto, per la sua cura nella pubblicazione dei libri mai scontata).
L’ho letta come una storia su più livelli dove ogni personaggio costituisce un filone: un anziano marine (dal passato non molto chiaro), un bambino (che rappresenta un mondo duro e crudele), una coppia (che rappresenta la normalità),…
Ognuno di loro – secondo me – è un livello di lettura della storia, che si sviluppa attorno a due-tre figure cardine (accompagnate da comprimari).
Se si cerca un thriller, si può restare un po’ spiazzati e delusi. Soprattutto se si è abituati allo stile americano.
Se si cerca un romanzo insolito, si possono trovare spunti interessanti.
In alcuni punti ho fatto un po’ di fatica (causa il rallentamento della narrazione), ma è stata una lettura interessante ed insolita.
Dal sapore nordico. Che per alcuni aspetti mi ha ricordato una delle saghe poliziesche nordiche che ho amato di più: quella del commissario Wallander.
Qui siamo su un altro genere, ma il respiro ed il passo tipico delle ambientazioni del Nord Europa si sente molto secondo me.

“Le città invisibili” di Italo Calvino

Le città invisbili | Italo Calvino

Ricordo di avere letto Italo Calvino ai tempi del liceo (“Il barone rampante” ed “Il visconte dimezzato”, se la memoria non mi tradisce).
Non ricordo più il contenuto, però mi è rimasta la bella sensazione che avevo provato nel leggere queste storie un po’ strane.
(E di tempo ne è passato parecchio…!)

Tornare quindi ad immergersi nel mondo di questo scrittore così enigmatico (almeno per me), e a distanza di così tanti anni, è stato un bel match.

C’era già stato un primo incontro sotto Natale: uno dei suoi racconti è infatti contenuto nel libro “Il giorno più crudele”, che era stato scelto da Zelda Was a Writer (al secolo Camilla Ronzullo) per l’incontro di Natale del Bookeater Club.
Ricordo che tutta la lettura della “fiaba natalizia” di Calvino (“I figli di Babbo natale”) era filata via liscia fino alle ultime battute, che mi avevano spiazzato. Tant’è che ero tornata a leggerle più e più volte per essere sicura di non essermi persa qualche pezzo per strada.

E (col senno di poi) questa lettura inaspettata all’interno del libro di racconti ha avuto un che di profetico visto che – dopo qualche mese – ho incontrato di nuovo Calvino con “Le città invisibili”. Testo scelto come libro di apertura del nuovo ciclo di incontri (dedicato al viaggio) del bookclub di Open Milano dei BeBookers.

I BeBookers con Simone di Open Milano al primo incontro del bookclub
I BeBookers con Simone di Open Milano al primo incontro del bookclub

E’ stata una esperienza di lettura.
Sotto molto punti di vista.

E penso che si possa considerare come un libro leggibile su più livelli.

Come un libro di viaggio.
Come un libro composto da diversi itinerari, da seguire anche separatamente (se non lo avete letto, vi lascio scoprire il perché senza anticipare nulla; se lo avete letto capite senz’altro il perché).
Come un curioso libro di urbanistica e di architettura. (A tale proposito andate a dare una occhiata a questo interessante Tumblr: Seeing Calvino)

Senza dimenticare l’aspetto linguistico e narrativo: più volte il racconto mi ha ricordato la tradizione orale della narrazione, fatta di impressioni e ricordi che non sai fino a che punto intervengono nella restituzione di una realtà oggettiva.

Momenti di intrattenimento culinario durante il bookclub
Momenti di intrattenimento culinario durante il bookclub
Le città inivisibili | Be Bookers | Open Milano
Immagini tratte dal bookclub, durante la discussione sul libro di Calvino. Qui si intravede il prossimo libro: “Il turista nudo” di Lawrence Osborne.

All’inizio ho fatto molta fatica ad entrare nel modo di narrare di Calvino.
E questa situazione ha continuato a sussistere finché ho usato la logica.

Poi – nel momento in cui ho deciso di smettere di ragionare e ho deciso di lasciare fluire liberamente le parole – sono “entrata” nel libro e mi sono lasciata trasportare dai racconti. Praticamente ho zittito l’emisfero sinistro, dando pieni poteri all’emisfero destro.

Per poi scoprire che la struttura del libro pare sia regolata da una matrice (stante alcuni studi fatti, non da me).

I miei tentativi di costruire la matrice.
I miei tentativi di costruire la matrice.

Interessante. E suggestivo.
Credo che sia un libro da rileggere ogni tanto, perché penso che riservi sempre delle sorprese ad ogni “nuovo giro”.

Quindi buona lettura! (O buona ri-lettura…!)

Per chi vuole, di seguito c’è la consueta videoriflessione. [Durata: 11 minuti circa]

Mentre qui sotto il riepilogo dei link di questo post:
BeBookers – http://www.bebookers.it/
Seeing Calvino – http://seeingcalvino.tumblr.com/
Open Milano – http://www.openmilano.com/
“I figli di Babbo Natale” – Docs Google a libero accesso

Il Book Eater Club di Zelda… [GALLERY]

IMG_20141216_220306E’ da un po’ di tempo che seguo il Book Eater Club di Zelda Was a Writer (coloratissima blogger).
E ci sono arrivata attraverso la sua pagina Facebook.
Invece non ricordo bene come sono arrivata a lei, Zelda (alias Camilla)…
Diciamo che il caso ha voluto che la incontrassi sulla mia strada…
Però devo molto a questa iniziativa ed essere mancata nei due appuntamenti precedenti (più altri prima della pausa estiva) mi era dispiaciuto.
Avevo comunque letto i libri da lei suggeriti, ma mi mancava quel momento di convivialità e di scambio di idee che il commentare e condividere un libro comporta.

Mi sono sempre considerata una lettrice accanita, affranta da sindromi di shopping compulsivo ogni volta che metto piede in una libreria (lasciamo perdere i primi momenti che mi hanno visto possessore di un Kindle…).
Mi sono sempre piaciuti i thriller, le storie e – negli ultimi tempi – i libri di “crescita personale” (chiamiamoli così) e certi tipi di manualista.
Ebbene, il bello dell’incontrare Zelda ed il suo Book Eater Club è stato quello di avermi fatto scoprire autori importanti (che io non conoscevo… vergogna, profonda vergogna…) che mi hanno fatto scoprire – a loro volta – nuovi modi di scrittura e di racconto.
Portatori sì di storie, ma anche (e forse soprattutto) di riflessioni molto profonde.
Qualche nome?
Valeria Parrella (con il suo “Tempo di imparare“)…
James Salter (con il suo “Tutto quel che è la vita“)…
James M. Caine (con il suo “La falena“)…
J.D. Salinger (con il suo “Il giovane Holden“)…
E non da ultimo il libro di racconti sul Natale che ho appena concluso (e che è stato il protagonista dell’incontro di mercoledì), dal titolo “Il giorno più crudele”.

Ma non solo…
Grazie ai post di Zelda Was a Writer ho scoperto autori come Donna Tartt che con il suo “Il cardellino” mi ha catturato per la bellezza di 857 pagine (o 875… non ricordo…).
Ho scoperto ed apprezzato sempre più la libreria non convenzionale Open More than a Books (che ha ospitato la prima stagione del club)…

Insomma, mi si è aperto un mondo.

E più avanzo e più mi confronto con la mia abissale ignoranza.
Ma non mi arrendo… Anzi!
La voglia di leggere è cresciuta a dismisura, spingendomi a cercare anche “cose diverse”: case editrici insolite, autori nuovi…

Lo so, suona come un post di bilancio di fine anno… e forse lo è, un pochino…
Però avevo proprio tanta voglia di scriverlo, per cogliere l’opportunità di fermarmi un attimo e voltarmi indietro per vedere cosa ho imparato (sto imparando ed imparerò) da questa bella esperienza…

(Di seguito le foto che ho scattato mercoledì durante l’ultimo incontro dell’anno che si è svolto nel bellissimo spazio dell’Appartamento Lago di via Brera 30 a Milano. Foraggiati da panettoni e pandori Tre Marie e tè Kusmi Paris…)