Omaggio al Commissario Wallander

[Nella foto l’attore svedese Krister Henriksson, interprete del celebre commissario nella omonima serie televisiva svedese]

Ho appena finito di leggere “L’uomo inquieto” l’ultimo libro di Henning Mankell con protagonista il commissario Kurt Wallander.

E, a differenza di alcuni commenti letti su aNobii, è un libro che mi è piaciuto.

E’ la degna conclusione delle avventure di questo poliziotto dai modi bruschi, dal carattere burbero, ma dal grande cuore e dalla grande sensibilità.

Scoperto da mio padre, accanito divoratore di libri (gialli), ho iniziato a leggerne le avventure (in rigido ordine cronologico) appassionandomi sempre più.

La partenza è stata in salita, dovendo sia entrare nella mentalità e nello stile dello scrittore, sia – soprattutto – dovendo prendere confidenza con questa figura anomala di poliziotto e con i suoi pensieri al limite – a volte – dell’autolesionismo.

La descrizione dei luoghi (il silenzio e la “desolazione” della Scania), le riflessioni del protagonista (le decine e decine di domande che si pone su se stesso e sulla vita) e le sue fragilità umane, ne fanno – secondo me – un personaggio sfaccettato ed intelligente, mai “ipertrofico” come i protagonisti dei thriller americani, pervaso anche dalla umanissima paura in caso di pericolo.

I personaggi di contorno quali Nyberg (l’esperto della scientifica dal carattere impossibile), Martisson (il collega sempre sull’orlo della depressione), la figlia Linda ed il suo mentore Rydberg, per citarne solo alcuni, sono anch’essi tratteggiati con particolare profondità.

In questo ultimo libro (“L’uomo inquieto”), Wallander (che si trova coinvolto in una vicenda dai contorni da intrigo internazionale) ha 60 anni e inizia a fare riflessioni profonde sulla vita e sulla vecchiaia, domandandosi dove sta andando e quanto tempo gli resta ancora da vivere, pensando al suo vecchio padre (una figura eccezionale nella sua eccentricità) e alla sua malattia.

Henning Mankell e Kenneth Branagh [Immagine tratta da tvblog.it - Aggiornamento 5 ottobre 2015]

Henning Mankell e Kenneth Branagh [Immagine tratta da tvblog.it – Aggiornamento 5 ottobre 2015]

Forse, come qualcuno ha evidenziato, questo racconto è anche una sorta di auto-riflessione dello scrittore (quasi coetaneo del suo protagonista) utile però non solo a chi ha una “certa età”, ma estendibile anche a chi è più giovane.

Il ritmo del racconto è analogo alle precedenti avventure: lento, riflessivo, mirato ad evidenziare le dinamiche del comportamento umano e dell’intuito.

Forse questa mia affezione al personaggio è dovuta al fatto che ho riconosciuto in lui alcuni aspetti del mio carattere (quelli più lunatici e scontrosi), vedendo nelle sue qualità (umanità, intuito e perseveranza) aspetti insospettabili e ricchissimi che compensano ampiamente stravaganze caratteriali.

Wallander resta una bella figura della letteratura polizesca, ed è stata una occasione per conoscere anche un aspetto della Svezia per me inaspettato: una Svezia fatta di problematiche sociali, di violenza e di realtà profondamente degradate (ricordiamoci anche la splendida Trilogia Millenium di Stieg Larsson), molto diversa dal mito del Paese perfetto che alcuni di noi (me compresa) hanno coltivato nella propria testa.

7 pensieri su “Omaggio al Commissario Wallander

  1. Mankell scrive in maniera profonda e sempre attento ad ogni sfumatura. Oltre ai gialli nordici ho letto anche il suo FIGLIO DEL VENTO, ambientato in Africa (paese a lui molto caro).
    Ogni volta che c’è una sua uscita è come una festa! So che con un suo libro in mano avrò la possibilità di trascorrere qualche ora in Scania tra il profumo della neve e magari bevendo qualche bicchierino in un locale surriscaldato e affollatissimo…

    • Ciao Giusymar e ben trovata!
      Condivido quanto dici sulla scrittura di Henning Mankell.

      Il suo primo libro che ho letto è stato “Il Cinese” ma mi aveva lasciato un po’ indifferente. Ambientato tra l’Africa e la Cina, oltre a narrare una storia ben precisa (che non ti anticipo, nel caso volessi leggerlo), illustra quello che sta accadendo in alcune parti dell’Africa: una vera e propria colonizzazione da parte della Cina che investe massicciamente in attività.
      E sentendo un servizio recente in un telegiornale, m’è tornato in mente proprio questo libro di Mankell.

      Non ho letto altro di suo al di fuori della copiosa serie su Wallander, ma penso che con questo personaggio abbia dato il massimo, forse perchè c’è anche qualcosa di suo…

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