A proposito di mentori

Mentori“Credo di avere capito una cosa… credo…
È da tempo che dico di non sopportare più i manuali.
Ebbene, leggendo Cotroneo, mi rendo conto che non è forse proprio così.
In realtà (forse) non sopporto più il metodo didascalico, il “come fare a”.
Preferisco imparare attraverso racconti, “evocazioni” ed emozioni.
Imparo con maggiore convinzione, assorbendo di più i concetti.”

Qualche giorno fa scrivevo questa cosa, rendendomi conto che per assorbire concetti ho bisogno di storie (pare che l’essere umano sia predisposto a questa modalità di apprendimento).
E lo dicevo riferito al rifiuto che ormai nutro nei confronti di manuali didascalici che ti spiegano “come fare a”.

Bene, ieri sera – tornando a casa – ho pensato a quali sono quelle figure, quelle storie, dalle quali ho tratto più ispirazione (nel bene e nel male, e per paradossi).

Il tutto è partito da uno dei migliori libri sulla leadership che io abbia mai letto: “La leadership secondo Tony Soprano“.
Comprato anni fa con un misto di curiosità e scetticismo, nel leggerlo ho scoperto un connubio tra storie ed insegnamenti molto interessante, imparando e condividendo concetti estremamente utili ed illuminanti.

Ed il pensiero è andato immediatamente a quei personaggi di libri e serie TV che mi hanno colpito e dai quali ho imparato qualcosa.
Ho pensato che di questi avrei voluto assorbire per osmosi alcune qualità e caratteristiche, portandomi a casa volentieri abilità e competenze.

Quindi ecco di seguito questi nuovi “mentori” borderline (mi sono sempre domandata perché i personaggi “negativi” sono sempre meglio tratteggiati e più incisivi rispetto a quelli “positivi”)…

Saga Nòren di “The Bridge” (serie originale nord-europea): poliziotta fortemente disturbata, ma con un talento nella intuizione e nella capacità di indagine e analisi straordinarie. La cosa che mi affascina è la sua totale assenza (apparente) di emozioni, che le consente di analizzare le cose da una “terza posizione” invidiabile.

Claire e Frank Underwood: beh… che dire? Sono il male fatto persona, ma la loro abilità di negoziazione, di leadership e di perseguimento dei risultati sono qualcosa che son sicura tutti vorremmo avere (siamo in tanti ad amarli). Oltre – noi femminucce – al sogno di possedere solo un decimo della straordinaria eleganza di Claire.

Lisbeth Salander della trilogia “Millenium” di Stieg Larsson: chi ha letto i libri (meravigliosi, secondo me) sa di chi sto parlando. La hacker punk con un carattere d’acciaio che non viene piegata da niente e da nessuno, nonostante la vita le abbia riservato di tutto e di più. Intelligentissima e anticonformista. Un perfetto esempio di risorse e sopravvivenza.

Il Commissario Wallander: ho letto tutti i libri che narrano le sue gesta. Burbero, problematico, ma dal cuore grande e molto umano. Con tutti i suoi difetti (tanti!) e pregi (abbastanza…). Ottimo investigatore e ottimo pensatore.

Rust Cohle di “True Detective”: che dire del poliziotto fuori di testa della coppia più insolita delle serie TV degli ultimi tempi? Completamente “fuori di zucca”, con un passato che è meglio non conoscere, ha una intelligenza al di sopra di qualsiasi standard altissimo. Sono strepitosi i suoi modi di condurre gli interrogatori. E sono eccellenti le sue capacità di analisi ed indagine.

Beh… sicuramente non si tratta di “personcine” che incarnano il prototipo degli eroi e delle eroine positive. Però – per me – rappresentano prototipi comportamentali di grande ispirazione.

Ok… adesso potete anche “bannarmi”…

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