Il giro dell’orologio

Foto © Giallo su Pexels

Il “giro dell’orologio” continua implacabile.
Come è giusto che sia.

Domani andrò a Torino per partecipare e collaborare ad una delle cose che mi sono più care: TEDxTorino.
(E credo che non smetterò mai di ringraziare chi mi ha ricoinvolto dopo un periodo di mio allontanamento.)

Ma domani, un anno fa, era anche l’inizio della fine.
Infatti un anno fa, il 9 mattina, accompagnavo mia mamma al pronto soccorso ed iniziava un periodo del quale credo di non avere ancora completamente metabolizzato tutto l’andamento.

L’altra sera, tornando a casa, ho avuto un momento di sconforto.
Però – camminando e parlando (mentalmente) tra me e me – sono riuscita a tranquillizzarmi e a superare l’impasse.

E ieri sera, dialogando via Whatsapp con mia cugina, riflettevo su come la percezione distorta del tempo faccia sì che quanto è accaduto, sembra sia accaduto ieri.
Invece ci stiamo avvicinando all’anno.

Riflettevo con lei che adesso si entra nel periodo dove sono quattro le date cardine di questa vicenda: 9 febbraio (ricovero in ospedale), 26 febbraio (suo compleanno ed inizio dell’escalation), 28 febbraio (ingresso in Terapia Intensiva), 24 marzo (trasferimento in Hospice), 28 marzo (“fine dei giochi”).

Foto Pixabay su Pexels.

Come mi sento?
Scissa.
Continuo a sentirmi scissa.

Non so se si tratta di una reazione della mente o di una delle fasi di elaborazione.
So solo che è come se la parte emotiva fosse incomprensibilmente quieta su questo aspetto (cosa che osservo da mesi e non so se è sfinimento o continua ed inconsapevole ricerca di stati di calma), mentre la parte razionale va dall’iperattività all’iperlucidità, rasentando momenti di freddezza e cinismo…

Adesso credo di capire il perché si dice che l’elaborazione di un lutto può durare anche due anni (cosa che ai tempi mi fece strabuzzare gli occhi).

Ma appallottolarsi in un angolo, e ripiegarsi su se stessi, non va bene.

Hanno senso momenti che richiedono il lasciarsi andare (non si può restare “in bolla” sempre e comunque, perché comunque poi le questioni “bussano alla porta” chiedendoti il conto).
Ma ha senso (e può essere anche un modo per onorare chi non c’è più) fare del proprio meglio, accogliere le opportunità che si incontrano sulla propria strada, conservando il ricordo e continuando a progettare e costruire .

Foto © Krivec Ales su Pexels

[Immagine di copertina © Andrey Grushnikov su Pexels]

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