Volate in solitaria

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Stamattina – in auto, in coda – riflettevo sulla leadership e sulla sua solitudine.

Questo pensiero mi è venuto in mente a seguito di alcune recenti esperienze non immediatamente collegabili tra loro, ma che hanno – a mio avviso – un comune denominatore.
Vado ad elencare.

Ieri ho intercettato nella timeline di Facebook questo articolo del sito Toastmasters:
“Creative Leadership – Why it’s an essential skill in today’s changing workplace.”

Scritto in inglese, l’autore condivide della importanza del binomio leadership+creatività per stimolare ed invitare al cambiamento e alla sperimentazione (Creative Leadership è uno dei Pathways [programmi educativi] di Toastmasters International e il post è funzionale a stimolare curiosità e interesse per il percorso dedicato).
Alcuni passi hanno attirato la mia attenzione:

“Leaders don’t just have an official leadership title or position; they often contribute the most and have the most influence.”
[…]
“A person with a more rounded understanding and experience of a whole organization will understand that organization better and be in a better position to contribute creatively. ”
[…]
“Leaders can ensure their organizations thrive in a creative environment by understanding the creative process and using it to nurture creative ideas and establish a creative environment.”
[…]
“[…] leaders and individuals can use their creativity to help shape the future.”

In sintesi, viene suggerito – sì –  ai leader di iniettare e stimolare la creatività per far crescere persone ed organizzazioni, per restare al passo con l’evoluzione rapida del mondo professionale (e non solo). E – nel contempo – invita ad usare la creatività per diventare, esercitare ed essere dei buoni leader. (Senza dimenticare una cosa importante: i leader non sono necessariamente coloro che hanno dei titoli – delle investiture ufficiali – bensì sono [anche e forse soprattutto] coloro che contribuiscono attivamente, influenzando gruppi e situazioni.)

art-board-game-challenge-163064Recentemente – durante uno speech aziendale – ho parlato di comunicazione, di leadership e di feedback.
Analizzando e commentando queste tre variabili, strettamente interconnesse tra loro, uno dei partecipanti ha riflettuto che la leadership non è sempre e solo conduzione di gruppi (come spesso si pensa) ma è anche leadership di se stessi: spesso accade di dover condurre noi stessi verso un obiettivo e capita che questo lo si faccia (per scelta o per necessità) da soli. Diventando eventualmente poi (in un secondo tempo) un esempio per gli altri, che possono decidere di seguire le nostre orme.

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E qui mi sovviene alla memoria un motto celebre:

“Non fare mai del bene se non sei preparato all’ingratitudine.” [Enzo Ferrari]

Motto che mi ha fatto ripensare ad un recente “sfogo” che mi è stato espresso da una persona che si rammaricava di non avere avuto riscontri, di non avere avuto séguito, su un percorso di innovazione che aveva iniziato con l’intento di condividere, informare e stimolare altri ad intraprenderlo.

Tutto ciò mi ha fatto riflettere sulla leadership come volata in solitaria.

Mi ha fatto riflettere sul fatto che quando si decide di intraprendere una azione (una innovazione, o il perseguimento di un obiettivo, o che dir si voglia) per prima cosa si deve essere convinti in prima persona.
Non ci si deve aspettare un plauso dagli altri (che possono non essere interessati o – nella peggiore delle ipotesi – anche essere appollaiati sul ramo, aspettando un nostro fallimento).
L’aspettativa di plauso può essere la manifestazione inconsapevole di una nostra necessità di conferma e di approvazione che – se non arriva – può compromettere la nostra convinzione, rivelandone le radici molto deboli (“Lo faccio perché sono realmente convinto o perché voglio dimostrare quanto sono bravo?”, è bene chiedersi).

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La leadership è guida, è ascolto, è osservazione, è mentoring, è servizio (ed è anche potere).
Ma è anche “situazione solitaria”.
Nel bene e nel male: le persone guardano a te come guida, aspettando talvolta indicazioni su come procedere, nel mentre cerchi (e trovi) appoggio e forza su te stesso per trovare e mantenere la motivazione ad andare avanti (e oltre).

[Immagini tratte da Pexels]

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