Su una serratura – un metafora di vita…?

serratura

Ieri sera sono rientrata a casa a tarda ora e, per l’ennesima volta, ho trovato la serratura del portoncino d’ingresso rotta: chiave che gira a vuoto ed ingresso da cancelletto laterale (per fortuna… perché in caso contrario avrei dovuto citofonare a qualche anima pia, per farmi aprire…).

E stamattina – bevendo il caffè – mi facevo qualche riflessione (che ormai ha superato lo stato di infastidimento per l’inedia risolutiva, per approdare ad uno stato di profonda perplessità) su ‘sta vicenda che va avanti ormai da quasi un mese e mezzo.
E – senza avere trascorso una nottata burrascosa causa bagnacauda serale (ossia non ho mangiato pesante e non ho sognato i draghi) – mi facevo un paio di ragionamenti le cui risposte possono (nel microscopico esempio di una serratura e di un condominio) essere emblematiche di atteggiamenti mentali (e dinamiche varie) ben più vasti.

Primo ragionamento…
Come dicevo poco sopra, sono assai perplessa davanti alla assenza decisionale davanti a questo episodio.
E’ possibile che per decidere di cambiare una serratura sia necessaria qualche procedura stravagante a me sconosciuta (tipo una mega-riunione plenaria di ispirazione fantozziana)?
E dire che ho ricevuto anche io (in copia conoscenza, pur non essendo rappresentante di alcunché) una mail con un paio di preventivi sulla sostituzione della serratura con due tipologie differenti.
Ma tutto tace…
E nel frattempo si rompe, si ripara, si rompe e si ripara…

E come sempre mi accade in questi casi, faccio pensieri vari&eventuali.
O meglio: estraggo microscopici episodi e ci ricamo su il mondo, estraendone ulteriori metafore bislacche a manetta…

Infatti ho fatto 2+2+2+… e ho pensato che spesso alcune persone (non tutte, per fortuna) assumono delle cariche (delle più disparate) per soddisfare il proprio Ego (“Eh sì… sai… sono rappresentante di… presidente di… membro di… nella commissione di…”). Senza essere consapevoli del fatto che tutti i ruoli (ma proprio tutti-tutti) comportano delle responsabilità piccole o grandi che siano.
E così accade, ad un certo punto, che davanti a decisioni da prendere ci sia un arretramento rapido. Meglio ancora un mascheramento dai connotati camaleontici.

Secondo ragionamento…
Perché continuare a riparare una serratura che non ce la fa più?
Perché ostinarsi in una sorta di accanimento terapeutico su un oggetto che sta cedendo per usura?
Non sovviene il pensiero che – così facendo – si arrivi a spendere di più rispetto ad una sostituzione?

E anche qui parte l’estrazione di una metafora bislacca…
Perché insistere nella riparazione di una “cosa” usurata, quando sarebbe più benefico per tutti gli attori sostituirla definitivamente? E così poter andare oltre?

Non lo so.
Non capisco.
Alcune cose non le capisco proprio…

E mi sfugge qualcosa.
In realtà mi sfuggono tantissime cose…

Ringrazio in anticipo chi saprà illuminarmi su quanto sopra…
Perché io non ci arrivo proprio.

PS: la foto del post non è la foto della serratura oggetto della storiella…

Un pensiero su “Su una serratura – un metafora di vita…?

  1. Pingback: Vita di condominio… | Barbara Olivieri

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