Ho atteso questa mostra per un anno. E finalmente il 1° maggio (giorno di apertura) l’ho visitata, previa prenotazione (obbligatoria nel weekend e consigliata durante la settimana; ma consiglio ugualmente sempre e comunque la prenotazione per non avere imprevisti sulla porta del museo).
Mi sono divertita ed emozionata.
Divertita perché la mostra racconta ed illustra senza tralasciare anche l’aspetto ludico. Emozionata perché l’attesa durata un anno nel quale è accaduto ciò che ben sappiamo, si è fatta sentire (“risolvendosi”) salendo le scale del museo e rivedendo dopo tanto tempo l’atrio che – con la sua atmosfera – ti trasporta altrove.
Ho scattato foto (visibili a questo link) e ho condiviso le impressioni sui social.
E proprio dalla condivisione dell’esperienza sui social si è aperta la conversazione con Carlo Ottaviani (ex-collega Toastmasters) di Officine Robotiche che ha dato vita alla diretta che è andata in onda ieri sera sul canale YouTube di OR all’interno della rubrica ORAperitech.
Con l’obiettivo di condividere le impressioni sul tema da inesperta, semplice osservatrice incuriosita e possibile utente.
Nutro una grande curiosità verso le Intelligenze Artificiali (IA o AI che dir si voglia).
Verso le loro applicazioni nei campi sempre più diversificati.
Riuscire a seguirne lo sviluppo è una impresa ardua, nel fiume di informazioni che ci avvolgono e ci circondano, unita alla loro velocissima evoluzione e progressione.
Seguo sempre con grandissimo interesse due siti/blog che narrano ed illustrano di medicina, AI, neuroscienze, ricerca e (bio)etica: La medicina in uno scatto e il blog di Paolo Benanti.
Due fonti che mi aiutano a sapere di più e a riflettere attorno all’argomento.
Una riflessione costante e continua sulla indubbia bontà e supporto che simili tecnologie possono fornire (e stanno già fornendo) all’uomo, sfruttando la grande capacità di calcolo, e soprattutto la velocità, che consentono di trovare soluzioni in tempi brevi laddove – se fosse l’uomo a farlo – ci impiegherebbe troppo tempo.
(E’ noto il caso di Watson – di IBM – e della sua diagnosi nel 2016 di un raro cancro, in tempi tali da consentire la cura tempestiva della paziente: Donna salvata da leucemia: il supercomputer Watson risolve caso medico.)
Ma – d’altro canto – la mia è anche una riflessione costellata di dubbi e di inquietudini.
Perché?
Perché più queste “tecnologie” sono sviluppate e potenziate e più acquisiscono capacità di discernimento e auto-determinazione.
(E’ di quasi un anno fa la notizia della sospensione del programma di ricerca di Facebook su due AI che avevano iniziato a dialogare tra loro in un modo non comprensibile dai loro programmatori, dando dimostrazione della capacità di sviluppo di un linguaggio ottimizzato per le loro funzioni: L’intelligenza artificiale di Facebook parla una lingua incomprensibile, ma niente panico.)
Da più parti voci più o meno autorevoli, rassicurano sul fatto che non c’è da preoccuparsi. Che le macchine e le Intelligenze Artificiali supporteranno l’Uomo e non la sostituiranno mai (fatto salvo la questione delle professioni).
E che – anzi! – ci consentiranno di dedicarci allo sviluppo e al potenziamento della creatività e di altre qualità umane non replicabili.
Il ruolo svolto da Project Debater sarà quello di “facilitatore” nel far meglio circolare pensieri, opinioni, punti di vista e riflessioni per arrivare ad una sintesi efficace ed efficiente. Un “Thinker” al servizio di pensatori in carne ed ossa.Project Debater, inoltre, riflette la missione di “IBM Research” di sviluppare un’intelligenza artificiale che impari diverse discipline per aumentare le capacità umane.
Project Debater è un passo in più verso una competenza che si ritiene (si riteneva sino ad oggi) sia di esclusivo appannaggio della specie umana: capacità di argomentazione.
Che unita alla enorme capacità di gestione, reperimento e organizzazione dei dati tipica delle AI sempre più evolute, apre scenari a mio avviso abbastanza imprevedibili
Si potrà obiettare che comunque i dati li immettiamo noi e la programmazione e lo sviluppo degli algoritmi delle AI sono “farina del nostro sacco”.
Sì, è vero.
Così come le scelte “if/or/and” nella programmazione delle opzioni e delle scelte, che possono porre delle discriminanti da non sottovalutare (è di qualche giorno fa l’interessante articolo di Paolo Benanti: Divinazioni: le AI di Google prevedono la morte).
Tutte variabili che ci permettono di progettare, governare e stabilire dei limiti (sperando che non vengano superati dall’autoapprendimento citato poco sopra) e che quindi – come per tutti gli strumenti ad alto potenziale – si prestano anche a possibili strumentalizzazioni utili ad assecondare fini non necessariamente etici.
(Uccideresti una macchina? L’automazione, i robot e il dilemma etico dell’intelligenza artificiale.)
Le strade da percorrere sono ancora parzialmente (o forse per gran parte) ignote, e forse non saranno mai chiare del tutto.
Forse le tracceremo nel momento in cui le percorreremo.
E credo che questo ci spingerà (ci deve spingere) a far fare alla creatività un ulteriore fondamentale salto in avanti.
Per necessità e per sopravvivenza.
[Immagine di copertina: 2001, Odissea nello spazio – Tutte le immagini sono tratte da Pexels ad eccezione dell’immagine tratta dal New York Times]
Il World Economic Forum stima che già nel 2020 (cioè fra 4 anni, praticamente domani…) si avrà una flessione del 5% delle professioni della fascia medio-alta (intendendo professioni legate alla amministrazione, ingegneria e discipline affini che definirei “intellettuali”). (A questo link è possibile leggere e scaricare il pdf del documento redatto dal WEF: “The Future of Jobs”)
L’anno scorso – in questo periodo – partecipai alla Alumni Polimi Convention dove si parlò di “Industria 3.0”. Oggi si parla già di “Industria 4.0” (semplificando: robotica + Intelligenza Artificiale + Big Data + …altro…).
Nell’articolo menzionato qui sopra (e in altri che si leggono sempre più di frequente) vengono disegnati scenari che possono preoccupare non poco. E di cui si legge comunque da un po’ di tempo (un anno fa circa avevo scritto qualche post “lato utente” sull’argomento):
E qualche mese fa ho letto il libro di Claudio Simbula “Professione robot”, dove l’autore individua 31 professioni ad alta probabilità di sostituzione da parte dei robot (alcune già in atto).
Tirando le prime somme, tra libri, articoli e rapporti sullo stato dell’arte, pare che nessuno sia escluso da questa rivoluzione sempre più incombente e più prossima. Sappiamo che non si tratta più dei soli lavori manuali e ripetitivi (operai, magazzinieri), bensì anche di attività di professionisti (avvocati, commercialisti, assicuratori, ingegneri, architetti).
Non solo.
Proseguendo nella carrellata di attività coinvolte, si parla anche di assistenza all’uomo in ambito medico e sanitario (è di questa estate la notizia del super-computer IBM Watson che ha trovato una cura per un caso di leucemia rara, grazie alle sue capacità di calcolo che hanno consentito un incrocio di dati in tempi ridotti e la conseguente individuazione di una terapia adatta). Senza dimenticare la vendita già da tempo oggetto di pesante mutazione grazie all’avvento dell’e-commerce e di sue declinazioni (più per la parte di intelligenza artificiale).
Insomma ce n’è per tutti.
Ed è comprensibile lo sconforto e la preoccupazione (anche perché personalmente non riesco a vedere quali possono essere le possibili evoluzioni e direzioni da prendere).
Ma una speranza c’è, a mio avviso (e non solo mio). E porta il nome di creatività. Quella capacità tipica dell’uomo di inventarsi cose e trovare soluzioni innovative per qualcosa.
Almeno fino a quando gli algoritmi non saranno così evoluti da apprendere e – sulla base di quanto acquisito – creare e progettare soluzioni nuove. (E se ciò avverrà mi auguro che accada il più in là possibile nel tempo.)
In foto l’ebook del libro “L’Algoritmo definitivo” di Pedro Domingos, edito da Bollati Boringheri (lettura estiva che riprenderò a breve e che avevo interrotto perché necessita di una concentrazione che questa estate non c’era)
E restando nel campo degli algoritmi, e di Intelligenza Artificiale, proprio stamattina ho letto questo interessante articolo sul blog Nuovo e Utile:
Che tratta di come la macchina può interpretare il linguaggio dell’uomo. E della differenza tra linguaggio naturale (usato dall’uomo e denso di sfumature interpretative) e linguaggio artificiale (usato dalla macchina).
[E se volete farvi una chiacchierata online con una intelligenza artificiale, provate con Mitsuku (ringrazio l’amico Antonio Tartaglia per avermelo segnalato).]
Ebbene, nonostante tutte le previsioni possibili, è difficile avere una visione nitida del futuro (anche prossimo).
Di sicuro c’è che bisogna rimboccarsi le maniche.
Cambiare i famosi paradigmi.
E non smettere mai di imparare, informarsi e annusare le possibili tendenze del futuro. Implementando competenze e conoscenze, senza soluzione di continuità.
Ah! A proposito… La foto qui sopra mostra alcune schermate di Allo di Google. La app sviluppata in risposta a Whatsapp (di Facebook) con integra l’assistente di Google, in una curiosa ibridazione tra “chat” e i vari Siri, Cortana & C (le intelligenze artificiali primitive che già ci portiamo in tasca).
Testate online parlano del rilascio (sia per Android che per iOS) tra oggi e domani.
Io sono curiosa di testarne il funzionamento.