Tre libri per rompere gli schemi

Sto iniziando a fare videoriflessioni su gruppi di libri per i quali intravedo dei “fili rossi” che li legano fra loro.

Ho iniziato con un video dedicato alla scrittura e alla narrazione personale (“Quattro libri”).
E nel post precedente mi sono cimentata in una “videoriflessione congiunta” di tre libri di narrativa (più per un motivo legato a questioni di ritardo sulla tabella di marcia del benedetto piano editoriale… Anche se ho in mente di fare a breve qualche riflessione su alcuni romanzi di storie strambe che – letti in sequenza – potrebbero dare un bello scossone a convinzioni linguistiche dal sapore classico).

Qualche giorno fa mi sono invece cimentata in un video nel quale raccontavo di tre saggi anticonvenzionali, che mi sono piaciuti e che mi hanno fatto vedere le cose da un punto di vista un po’ diverso, rompendo schemi lavorativi (legati al management) e operando dei cambi di paradigma (sulla professione in generale).

Rework manifesto del nuovo imprenditore minimalista

Sto parlando di:

“100 Euro bastano” l’ho letto nell’estate del 2014 e – complice il tempo a disposizione e lo stato di rilassamento mentale – mi è piaciuto molto: l’ho trovato un libro snello, agevole ed interessante.
Quello che mi ha colpito in particolare sono gli esempi di “startup” che l’autore porta come esempio.
Non affronta la solita analisi delle mega-multinazionali che sono – sì – tanto belle ed interessanti, ma lasciano un po’ il tempo che trovano.
Racconta invece di micro-imprese, messe su con pochi soldi anche in contesti che per noi sarebbero proibitivi (per esempio racconta di due piccole iniziative imprenditoriali in Africa ed in India, Paesi notoriamente un po’ “complessi”).
Ed è proprio questo che – secondo me – dà valore aggiunto al lavoro dell’autore: ti fa riflettere e ti fa anche pensare che l’iniziativa personale, l’inventiva e la determinazione, possono voler dire molto, al di là del contesto in cui ti trovi a vivere.
Piacevolissima lettura, è scorsa via in una sequenza di racconti che stimolano e fanno riflettere, senza essere roboanti.

100 euro bastano

Per quanto riguarda il libro di Magnus Lindkvist (“Quando meno te lo aspetti”), la lettura è avvenuta per pura curiosità: infatti dopo averne sentito parlare, e avere letto diverse recensioni per un riscontro incrociato, ho iniziato a leggerlo un po’ prevenuta (temevo un prodotto “gonfiato” dell’ennesimo super-guru).
Invece è stata una piacevole sorpresa: man-mano che andavo avanti, mi entusiasmavo e mi trovavo d’accordo su quasi tutto quello scritto dall’autore.
E’ un libro sulla incertezza ed è un suo elogio (che scritto così può suonare provocatorio).
Ma io l’ho interpretato come un tentativo (secondo me, efficace) di far accettare l’incertezza, approcciandola con uno spirito costruttivo (e non ottusamente e pericolosamente ottimista).
Ho poi particolarmente apprezzato la rimessa in discussione di tecniche di leadership e management che hanno fatto il loro tempo, perché non più adeguate alla velocità (e soprattutto alla alta imprevedibilità) del mondo di oggi.
Interessante anche l’excursus nell’ambito delle neuroscienze (trattate in modo divulgativo) e nell’analisi del comportamento dell’uomo davanti alla imprevedibilità.
Non offre soluzioni, offre spunti per vedere le cose in modo diverso.
E questo è molto positivo (secondo me), perché ti costringe a pensare.

Quando meno te lo aspetti

L’unico mio rammarico (e confesso di esserci rimasta un po’ male) è stata una critica piuttosto aggressiva che mi è stata mossa alla condivisione del video su Facebook. Critica rivolta alla persona (e non al contenuto) che credo sia stata scatenata dal titolo del libro di Chris Guillebeau, “100 euro bastano”.
La imputo alla mia mancanza di chiarezza nella condivisione delle mie impressioni (che non erano rivolte alla bontà del concetto “con 100 euro fai impresa”, cosa a cui non credo, ma erano rivolte alle idee che la lettura del libro di Guillebeau può generare).
La cosa che mi è spiaciuta di più è stata che al mio tentativo di cercare di dialogare sul contenuto del libro, la persona ha alzato un muro rifiutando anche una lettura del testo per poterne conoscere il contenuto e parlarne poi con serenità e con spirito costruttivo.
Pazienza. Ho perso l’occasione di potermi confrontare serenamente e di potermi spiegare.
Ho imparato qualcosa di nuovo, mio malgrado.

Per chi lo desidera, come di consueto qui sotto c’è il video delle riflessioni.

Buona lettura e buona visione!

“€100 bastano”

100 euro bastano“Trovate il punto di convergenza tra ciò che amate e ciò che la gente è disposta a comprare; ricordate che, probabilmente, avete più di una sola competenza; e unite passione e utilità per costruire una vera impresa, non importa dove finirete a vivere.

Il marketing della vecchia scuola si fonda sulla persuasione, il nuovo marketing si basa sull’invito.

Se ricevete un buon ritorno da persone che non comprano il vostro prodotto, ma vogliono sostenervi in altri modi, siete sulla strada giusta.”

Bel libro quello scritto da Chris Guillebau (titolo originale “The $100 startup”).

Non mi ricordo più come ci sono arrivata…
Me ne hanno parlato, ho incrociato un post su Facebook e da lì sono arrivata al suo sito (alla quale mi sono iscritta per rimanere aggiornata),… Non ricordo.
La velocità del web ha questo difetto: le cose vengono prodotte, pubblicate e macinate dall’utenza ad una velocità formidabile.
Ed io, con l’età, inizio a perdere pezzi per la strada…

Ma, bando alle divagazioni simil-nostalgiche da carta-penna-calamaio e parliamo un po’ di questo bel libro che – per quanto mi riguarda – entra in pompa magna nell’elenco dei “libri mantra” di cui parlavo nel precedente post.

Perché? Che cosa ha questo libro di particolare?

Innanzitutto credo che il libro vada letto in un atteggiamento mentale di apertura, facendo serenamente saltare i propri presupposti e le proprie convinzioni, frutto di retaggi culturali ed educativi che ci vogliono con una professione impostata in un certo modo per tutta la vita: purtroppo – o per fortuna, non so – il mondo non è più così e, che ci piaccia o no, ci si deve adeguare.
Quindi parte del frutto del lavoro che l’autore ha prodotto, rende in base ad un nostro primo passo verso quello che lui ci sta comunicando.

Poi va detto che – secondo me – il libro di Guillebeau incoraggia sin dalle prime pagine.
Ma non lo fa in modo illusorio, da trip motivazionale (dall’effetto limitato), bensì lo fa in modo pragmatico. Mettendo sul tavolo (nero su bianco, sulle pagine del suo libro) casi e storie di persone che ce l’hanno fatta.
E – attenzione! – non solo riguardanti il mercato americano, bensì raccontando storie di attività (startup) che l’autore ha raccolto in giro per il mondo, e quindi calate nelle condizioni di mercato più disparate, a diversi e variegati livelli di difficoltà (ci sono anche la storia di un fotografo del Ghana e di un autista di tuk-tuk a Phnom Penh…).
[Questo per parare eventuali obiezioni di qualcuno che potrebbe dire: “Sì, però…”]

Inoltre il valore aggiunto di questo lavoro (già segnalato da alcune recensioni di lettori che ho trovato su Amazon) è l’onestà nel spiegarti anche che nessuno ti regala niente e che la fatica va comunque fatta, soprattutto in fase iniziale.
Smontando la figura mitologica “dell’imprenditore ramingo” che sta mollemente sdraiato in spiaggia, con il portatile sulle ginocchia, godendosi i trionfi, lavorando stando sdraiato al sole, sorseggiando in drink decorato con ombrellino.
Descrivendo invece il “nomade digitale” come colui che ha saputo inventarsi qualcosa di nuovo (magari scoprendo un oceano blu), che lavora da qualsiasi parte del mondo si trovi, gestendo il tempo in assoluta autonomia e libertà, riconfigurando a suo uso e consumo la sua attività.

Soprattutto avendo ben chiaro in mente che se non sai cosa vuoi, non vai da nessuna parte.

Il libro fornisce anche indicazioni su siti e informazioni utili ad avere spunti e strumenti per avviare la propria attività.
Senza trascurare l’importanza della sintesi e della semplificazione: se riesci a scrivere il tuo piano aziendale in una pagina e a redigere una dichiarazione d’intenti in poche battute, anche il processo di genesi e sviluppo della attività ne trarrà (presumibilmente) beneficio (“tanto i documenti aziendali di cinquanta pagine non li legge nessuno”, recita più o meno l’autore).

Ed una delle raccomandazioni che viene ripresa più e più volte all’interno del libro è quella di iniziare!
Anche se non sei pronto totalmente, anche se non tutta la macchina è a puntino, vai! Parti!
Vinci l’inerzia e mettiti in moto (un po’ come il “pronti, fuoco, mirate”).
Aggiusterai in corso d’opera, via-via, testando sul campo.
(Mi ha fatto ricordare un post che ho trovato qualche tempo fa, relativo alla leggerezza e che potete leggere qui.)

In conclusione penso che “€100 bastano” sia un testo da leggere e rileggere nel mentre si parte, e si muovono i primi passi, con la propria attività.

Tenendo a mente i tre principi fondamentali già elencati in questo post (almeno quelli che ho individuato io… altri magari ne vedranno di diversi…):
Inizia, anche se non tutto è pronto, correggerai la rotta cammin facendo;
Nessuno ti regala niente (occhio ai testi che ti tengono pompato per un po’, facendoti pensare che tutto sia possibile, per poi abbandonarti esaurito l’effetto di breve durata…);
Sano pragmatismo, unito alla passione che ti muove20130820-193309.jpg

Sarò suonata, ma mentre leggevo questo libro – per esempio – mi è venuta l’idea di come riconfigurare questo blog. Non so dove mi porterà, ma una mattina di questa settimana si è accesa la lampadina e ho detto: “Ma sì, proviamo. Vediamo dove andiamo a finire. Iniziamo…”
Ho aperto una pagina collegata su Facebook e sto iniziando a dare una direzione precisa a questo spazio.
“Effetto Guillebeau”? Può essere… Colpetto finale dopo tanto elucubrare errante…

Che dire ancora?
Nulla se non augurare una buona lettura con “€100 bastano”!

“Non avete bisogno del permesso di nessuno per seguire i vostri sogni.

In viaggio per il mondo, mentre incontravo il nostro gruppo di imprenditori per caso, ho sentito una storia dietro l’altra, simili a queste. Più e più volte, ripetevano lo stesso concetto: quando vivete questi momenti, tratteneteli dentro di voi. Vi infonderanno il coraggio e la positività di cui avrete bisogno durante tempi peggiori.”

Il sito di Chris è http://chrisguillebeau.com/
Risorse gratuite su http://100startup.com/
Su Twitter lo trovate in @chrisguillebeau

Titolo: €100 bastano
Autore: Chris Guillebeau
Ed: Ultra – I edizione 2013
Costo: €17,50

[Immagine di copertina tratta da http://www.milionarie.it]

Libri, libri finiti, “libri-mantra”

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Il titolo di questo post parafrasa una riflessione che avevo fatto su questo blog nel lontano novembre 2011. Un articolo che avevo scritto dopo che avevo abbandonato, con molta fatica, un testo dal titolo “La scienza della negoziazione” (di George Kolhrieser).

Chi mi ha seguito in quel periodo, e ha seguito le mie vicende con quel libro, sa con quanta sofferenza tiravo avanti nella lettura e con quanto orrore accarezzavo l’idea di abbandonare il testo…
Sì, perché per me abbandonare la lettura di un libro è un delitto: se lo acquisto vuol dire che lo ritengo (lo ritenevo?) un testo che può essere di mio interesse. Ed abbandonarlo significa – sempre per me – una sconfitta…
Però, quella volta lì, mi arresi all’evidenza che – complice la mia passione per la negoziazione – avevo preso un bel granchio (pur sapendo oggi che quel testo è consigliato in un corso universitario).

Comunque succede.
È successo.
E succederà ancora.
Capita anche nelle migliori famiglie.

Invece, dall’altro lato, ci sono testi che – leggendoli – te ne innamori.
Ti ci riconosci, entri in risonanza, ridi mentre leggi, ti commuovi, scuoti la testa in segno di assenso ai concetti espressi.
E si tratta di quei libri che – una volta finiti – diventano un tuo punto di riferimento.
Una sorta di tue personali bibbie (mi si perdoni l’irriverenza… poi capirete perché…), di bigini che consulti all’uopo e che tieni sempre a portata di mano come una sorta di copertina di Linus

Mi piace leggere, e tanto anche. E se dovessi scegliere dei libri che – in qualche modo – rappresentano lati del mio carattere (o sono entrati in risonanza con aspetti della mia vita privata e/o professionale), questi sono i quattro che tengo sempre in considerazione…

Il primo è uno degli ultimi che ho letto: “Quiet” di Susan Cain.
Ho sfinito chi mi conosce a furia di parlarne.
Lo considero quasi un testo sacro sulla Introversione (volutamente scritta con la “I” maiuscola)
Perché? Perché mi ci sono riconosciuta in molti aspetti descritti dalla autrice. Un testo corposo, ma scritto con leggerezza, che ti accompagna nel mondo della introversione e della timidezza, facendotene apprezzare i molteplici aspetti, spesso sottovalutati o soverchiati dal mondo urlante e cacofonico che ci circonda.

Il secondo libro è ritornato “di prepotenza” in primo piano con la prematura scomparsa di James Gandolfini: “La leadership secondo Tony Soprano” di Anthony Schneider.
Appassionata di libri sull’argomento (comunque tutti più o meno codificati), questo testo ha avuto la capacità di farmi ridere, imparando e verificando che alcune metodologie sono decisamente più efficaci di tanti bei manuali di Harvard & C.
[“Altro che sistemi win-win!”, scherzavo con una persona qualche tempo fa parlando di negoziazione e leadership, prendendo bonariamente in giro William Ury – che considero un mostro sacro – e le sue metodiche cooperative. PS: ottimo il suo libro “Il No positivo”.]

Il terzo libro (questo cattivissimo, ma incredibilmente vero) è “Io odio la gente” di Jonathan Littman e Marc Hershon.
Ferocissimo e divertentissimo, individua, descrive, analizza e suggerisce sistemi di neutralizzazione di colleghi di vario genere. Ce n’è per tutti i gusti. Nessuno viene risparmiato. E tu – leggendo – annuisci e sogghigni, appiccicando tante belle etichette a tutto il genere umano strampalato che incontri nelle tua avventure professionali.
Decisamente un buon manuale da consultare all’occorrenza, per ingegnarsi divertendosi.

Il quarto libro è poi la mia personalissima bibbia del management (alla faccia di tutti i manuali-mattone di tecniche manageriali varie ed eventuali): “Rework” di Jason Fried e David Hansson Heinemeier.
Ossia: prendi tutto quello che sai (e/o ti hanno insegnato) sul management e gettalo serenamente alle ortiche. Snellisci, sforbicia, alleggerisci ed inserisci un bel po’ di “rotture di schemi” e innovazioni varie, e vedrai che i risultati arriveranno (condizione necessaria? rovesciare un bel po’ di paradigmi ben consolidati da anni e anni di pratica).

Ed infine, un libro che si sta accingendo ad entrare nella rosa dei preferiti è “€100 bastano” di Chris Guillebeau.
Sono quasi al termine e mi riservo qualche riflessione a libro concluso.
Però lo sto trovando un testo decisamente pragmatico.
Semplice, senza tanti fronzoli e che va dritto al punto.
A breve seguirà post dedicato… 🙂

Immagine tratta da: http://www.milano.mentelocale.it