“Facciamoci avanti (Lean in)” – Sheryl Sandberg

libro

Ho da poco terminato la lettura del libro “Lean In” (tradotto in italiano “Facciamoci avanti“) scritto da Sheryl Sandberg (Direttore Operativo di Facebook).

L’ho iniziato con scarsa convinzione: un po’ per quanto avevo letto sul web (che mi faceva intendere un cambio di passo sostanziale rispetto allo stile misurato di Susan Cain), un po’ a causa della introduzione scritta da Daniela Riccardi (Amministratore Delegato di Diesel, attualmente al termine del suo mandato, ed ex-Amministratore Delegato di Procter&Gamble Cina).

Quanto avevo letto sul libro (prima che venisse pubblicato e durante la fase di lancio pubblicitario) mi aveva fatto pensare ad un testo in tipico stile aggressivo-manageriale-americano. Ed appena uscita dal libro-soft (ma non per questo meno emozionante) “Quiet“, temevo – presupponendo – una dissertazione ad “alto impatto”.

E – purtroppo – l’introduzione aveva iniziato a confermare le mie pre-riflessioni: Daniela Riccardi dissertava con stile energetico (troppo energetico e vincente, secondo me) della difficoltà di essere mamma-manager che si doveva dividere tra aerei-marito-figlio-nanny (alias baby sitter), non necessariamente in questo ordine. Mentre leggevo le pagine iniziali pensavo – tra me e me – “Vallo a dire a quelle donne che non hanno una nanny al seguito come se la devono cavare!” (ed io ne conosco alcune…).

Invece, superato lo scoglio, nelle prime pagine Sheryl descrive sé stessa (ai tempi di Google) come una creatura stile “balena” (era incinta di uno dei suoi due figli), con camminata “a papera”, afflitta una nausea (che la perseguiterà per ben nove mesi). Insomma una descrizione umana e simpatica che riesce a farti vedere l’autrice non come la super-manager vincente, ma come una donna che si trova – sì – in una posizione privilegiata, ma che comunque si scontra con le difficoltà lavorative, con gli ambienti maschili e la gestione di una famiglia (ed il senso di inadeguatezza da mamma, accompagnata da sindromi da workaholic).

E’ un po’ il racconto della sua esperienza di vita e delle riflessioni che la accompagnano nella sua quotidianità lavorativa e umana.

Niente di epocale, ma comunque una dissertazione abbastanza trasversale e parecchio vivace (e leggera) sul binomio donne-lavoro. Da un punto di vista americano (dove non è tutto rose e fiori, come possiamo immaginare… tutt’altro…).

Si lascia leggere piacevolmente e ti fa fare qualche considerazione (soprattutto quando si parla dell’auto-sabotaggio, argomento a me molto caro…).

Una nota un po’ stonata è forse il finale: ho trovato la call-to-action troppo enfatica. E qui capisco anche perché il libro sia stato etichettato come un testo filo-femminista (cosa che l’autrice nega più volte nel corso della narrazione).

Comunque qualche spunto qui e là c’è.

Di seguito riporto quelli che mi hanno colpito di più:

“Non penso più che esista un professionista dal lunedì al venerdì, e una persona vera per il resto del tempo. Probabilmente questa separazione non è mai esistita e, oggi che viviamo nell’era dell’espressione individuale, aggiornando di continuo il nostro stato su Facebook e twittando ogni minima mossa, ha ancora meno senso. Anziché indossare una falsa “personalità tutta-e-solo-lavoro”, penso che ci farebbe bene esprimere la nostra verità, parlare di situazioni personali e riconoscere che, spesso, le decisioni professionali sono dettate dalle emozioni.”

“[…] la vera leadership nasce da un’individualità espressa onestamente e, talvolta, in modo imperfetto. Tutti ritengono che i leader dovrebbero privilegiare l’autenticità anche a scapito della perfezione.”

“Avere tutto” è da vedersi come un mito e, come molti miti, può comunicare un utile ammonimento. Pensate a Icaro, che si librò a grandi altezze con le ali preconfezionate con le sue mani. Il padre lo aveva avvertito di non volare troppo vicino al sole, ma Icaro ignorò il consiglio. Volò ancora più in alto, le ali si sciolsero e precipitò a terra. Il perseguimento di una vita sia professionale che privata è un obiettivo nobile e raggiungibile, ma fino ad un certo punto. Le donne dovrebbero imparare da Icaro a puntare al cielo, ma tenendo presente che tutte noi abbiamo dei limiti oggettivi.”

“Fatto è meglio che perfetto”
La ricerca della perfezione porta alla frustrazione nel migliore dei casi, e alla paralisi nel peggiore.”

“Sarà piuttosto caotico, ma abbracciate il caos. Sarà complicato, ma gioite delle complicazioni. Sarà del tutto diverso da come pensate, ma le sorprese vi faranno bene. E non spaventatevi: potrete sempre cambiare idea. Io lo so bene: ho avuto tre carriere e quattro mariti.” [Nora Ephron alla cerimonia di conferimento delle lauree a Wellesley nel 1996.]

“So che non è istintivo, ma io successo a lungo termine nel lavoro spesso dipende dal non cercare di accontentare ogni richiesta che ci viene fatta. Il miglior modo per lasciare spazio sia alla vita che alla carriera è fare deliberatamente delle scelte: porre dei limiti e rispettarli.”

“Il generale Colin Powell […] spiega che la sua visione di leadership rifiuta “gli stronzi stakanovisti” che trascorrono lunghe ore in ufficio senza rendersi conto delle conseguenze sul loro staff. […] “Li pago per la qualità del loro lavoro, non per il numero di ore”

Se dovessi adottare una definizione del successo, direi che successo significa fare le scelte migliori possibili, e accettarle.

Ogni lavoro richiede un sacrificio. Tutto sta nell’evitare i sacrifici inutili. Questo è particolarmente difficile perché la nostra cultura del lavoro dà molto valore alla dedizione totale . Temiamo che menzionare altre priorità ci faccia perdere valore come lavoratrici.

“Leadership significa migliorare la condizione altrui grazie alla vostra presenza e accertarsi che i risultati siano duraturi anche in vostra assenza” [Youngme Moon, Frances Frei e Nitin Nohria – Harvard Business School]

I genitori a tempo pieno – per lo più madri – rappresentano un’ampia quota del talento che ci aiuta a sostenere le scuole, le organizzazioni non profit e le comunità locali.

Alzare la mano e dire “Non si può fare” è garanzia che non si farà mai.

Buona lettura!

Questo il sito del progetto “Facciamoci avanti”: www.facciamociavanti.it

Questo il sito del progetto americano (originale) “Lean In”: http://leanin.org/

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