Essere passisti…

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Paola: “Quando inizi a correre?” Io: “Quando l’indice di massa corporea scenderà al di sotto di 25…”

Max: “È arrivato il momento che tu inizi a correre! Fai così: 5 minuti di camminata ed 1 minuto di corsa. Vedrai, sarà più facile di quel che pensi…!” Ed io che ascolto con una postura ed una espressione che manifestava forte disagio e profonda sofferenza interiore…

Il proprietario dello stabilimento balneare di Varigotti al mio babbo: “Vedevamo che sua figlia andava a correre alla sera” [“No, cammino”, pensavo]

Qualcuno che non ricordo: “…Adesso che corri…” Io: “No, cammino!”

Cammino, cammino, cammino!!! Accidenti!!!
Io non voglio correre! Io sto bene anche “solo” camminando!
Sembra inconcepibile ai più. Oggigiorno.

Ed invece credo che questa mia tendenza a non mollare la camminata a favore della corsa, indichi molto di più di me stessa di quanto non sia la sola attività fisica.

Sono una passista.

Lo sono a 360 gradi.
La camminata rappresenta il mio stile di vita.
Lento, in costante movimento e inesorabile.

Questa cosa mi ricorda anche una osservazione divertente di un amico in un contesto molto diverso: tanti anni fa a Montevecchia, in una trattoria, a gustare salumi e formaggi commoventi per la loro bontà. Mentre gli altri chiacchieravano, io ascoltavo e mangiavo zitta-zitta, lentamente ed inesorabilmente. Ad un certo punto l’amico mi guarda e dice: “Ma guarda la Barbara! Zitta-zitta si è mangiata un sacco di roba! Sei un diesel!” Ed io che li guardavo con espressione angelica. (Per la cronaca, la scorpacciata mi costò l’orticaria il giorno successivo…)

È vero che non è proprio un paragone salutista, però credo che questi due episodi scollegati e temporalmente lontani tra loro, la dicano lunga sul fatto che la velocità non fa per me.

Tutto dice di me che sono una passista: cammino (e non corro), i cambiamenti della mia vita sono sempre abbastanza lenti, maturati e metabolizzati (salvo alcuni casi), sono lenta al risveglio mattutino, in genere svolgo le mansioni quotidiane a ritmi abbastanza lenti (con le dovute eccezioni) ed in auto non amo la velocità.
[Forse ha inciso profondamente il cartone animato che guardavo da piccola: un trenino a vapore ed un super-treno modernissimo che – puntualmente – si schiantava alla fine di ogni episodio; con la morale finale che recitava così: “Chi va piano, va sano e lontano!”]

Sicuramente in una società come quella odierna sembra che se non sei veloce, sei bruciato in partenza.
Ma siamo sicuri che sia veramente tutto così?
Io ho qualche perplessità…

Certo, la tecnologia ha accelerato a livello esponenziale il flusso di informazioni e la velocità di accadimento delle cose. Ma credo anche che questa iper-connessione abbia liberato degli “slot” per fare altro. Abbia paradossalmente restituito tempo per dedicarsi ad altro.

Forse la velocità di connessione, la velocità del flusso di informazioni (e la loro elevata quantità) hanno contribuito ad una accelerazione del pensiero (e mi rendo conto che a me sta accadendo una cosa simile: penso più veloce, scarto rapidamente da un argomento all’altro ed i processi cognitivi sembrano più elastici e liquidi). Ma – a livello fisico – comprimendo alcune attività, sembrano si siano creati spazi che ci permettono di rallentare e di diventare (forse) un po’ passisti…
Spazi di “polmonazione” dove recuperare pensieri o fare altro alla velocità a noi più congeniale…

Quindi forse essere passisti non è un male.
Magari essere passisti vuol dire anche essere un qualcosa di fluido, che si muove lentamente e costantemente, plasmandosi attorno a dei cambiamenti che accadono.
Magari essere passisti rappresenta la volontà di riappropriazione di ritmi e spazi che sono assolutamente tuoi. Evitando di trasferire la velocità all’interno dei tuoi spazi, mantenendola fuori.
Magari essere passisti equivale ad avanzare lentamente e inesorabilmente, mantenendosi sempre in movimento.

Forse…

Non so…

Forse sono davanti ad un paradosso…

La Lepre e la Tartaruga – Esopo
La lepre un giorno si vantava con gli altri animali: – Nessuno può battermi in velocità – diceva. – Sfido chiunque a correre come me.
La tartaruga, con la sua solita calma, disse: – Accetto la sfida.
– Questa è buona! – esclamò la lepre; e scoppiò a ridere.
– Non vantarti prima di aver vinto replicò la tartaruga. – Vuoi fare questa gara?
Così fu stabilito un percorso e dato il via.
La lepre partì come un fulmine: quasi non si vedeva più, tanto era già lontana. Poi si fermò, e per mostrare il suo disprezzo verso la tartaruga si sdraiò a fare un sonnellino.
La tartaruga intanto camminava con fatica, un passo dopo l’altro, e quando la lepre si svegliò, la vide vicina al traguardo.
Allora si mise a correre con tutte le sue forze, ma ormai era troppo tardi per vincere la gara.
La tartaruga sorridendo disse: “Non serve correre, bisogna partire in tempo.”

2 pensieri su “Essere passisti…

  1. Ciao Barbara,
    Hai descritto benissimo una tua caratteristica che è la caratteristica della tua costituzione omeopatica: lenta, determinata, inarrestabile: un vero e proprio schiacciasassi. E’ la tua natura, per cui va bene così, stai usando quelle che sono alcune delle tue qualità. Il tuo è il passo dell’alpino, “lent e seguent”, un passo dopo l’altro, cadenzato e continuo, che porta in vetta.
    Buona giornata e avanti tutta, ovviamente alla tua velocità!
    A presto,
    Fausto.

    • Ciao Fausto! Bentrovato!
      Come sempre, hai perfettamente inquadrato la sottoscritta, descrivendomi con parole molto precise 🙂
      Piano-piano affino ed individuo gli strumenti che ho disposizione (lentamente, come si conviene) e focalizzo la direzione da prendere.
      Sì, se penso al passo lento e cadenzato e l’andatura da schiacciasassi, la sento molto nelle mie corde…
      Sorrido perché ricordo nel 2008, quando feci una volata di 30 giorni per chiudere un progetto importante: quella volta il mio capo mi paragonò ad un panzer (per la precisione al generale inventore dei panzer… Guderian… non è che mi faccia molto onore, però guardandolo da un punto di vista strettamente strategico ci può stare…)

      Grazie e a presto!

      Barbara

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