Micro e Macro

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M.C. Escher – L’ombelico di Svesda

Qualche giorno fa mi è capitato di commettere una svista piuttosto importante: “mi è passato davanti un elefante” (come uso dire quando un dato, un fatto, una informazione è talmente grande da non essere vista dalla sottoscritta).

Ero concentrata su dettagli, sul controllo delle informazioni acquisite, su tutti quei particolari che – come tante tessere di un puzzle – compongono l’insieme di un progetto.

Riflettendo su questa svista (abilmente recuperata e ricomposta), ho pensato a quante volte mi sono concentrata sui dettagli, perdendo di vista il quadro d’insieme.

Quante volte mi sono concentrata su micro-idiozie, spendendo tempo ed energie in ragionamenti fini a se stessi ed inutili? Troppe.

Facendo così, quanti “elefanti mi sono passati sotto il naso”? Probabilmente tanti.

Tante volte ho detto, scherzando: “Se non mi mettete un cartello esplicativo davanti al naso con le scritte a caratteri cubitali, certe cose non le vedo!”

Per raccontarmela, e per giustificare la perdita di vista del “macro” a favore del “micro”, evidenzio con orgoglio la mia ossessione per la perfezione.

E questo comportamento, con il tempo, è diventata una abitudine che – sulla lunga distanza – ha creato qualche contrattempo chiamato “occasioni perse”.

Essere precisi ed attenti è un bene, ed una caratteristica apprezzabile, però per determinati compiti.

Ma la focalizzazione sui dettagli forse non è forse sempre adatta per la vita in senso lato; per quel lungo fiume che scorre ora placido, ora turbolento (a seconda dei casi).

Forse cercare di mantenere una visione d’insieme, mantenendo aperti i sensi e restando allerta e disponibile alle opportunità che possono presentarsi, è la migliore strategia.

Mi permette di non perdere di vista un obiettivo (guardando lontano) e di vedere contemporaneamente le diverse strade per raggiungerlo (strategia aperta e flessibile).

Al contrario, una visione focalizzata sul dettaglio, mi concentra su micro-passi e sul monitoraggio ossessivo di processi e “sul come deve essere”, in una sorta di iper-controllo e rigidità, facendomi perdere di vista tutto quello che intorno accade e che mi può essere d’aiuto.

Mi piace ricordare una metafora letta in un libro, che recita più o meno così: quando stai navigando su un fiume per raggiungere una meta, devi restare concentrato sulla destinazione, evitando di focalizzarti solo sugli ostacoli ed i dettagli che incontri nelle immediate vicinanze. (Mi piace pensare alla focalizzazione dello sguardo sul traguardo, utilizzando la visione periferica per tenere d’occhio eventuali ostacoli e variabili.)

Se opto per il primo metodo ho buone probabilità di raggiungere la meta.

Se opto per il secondo metodo, mi perdo in micro-problemi e micro-strategie, rischiando di non arrivare mai a destinazione (perdendo di vista la visione d’insieme utile per proseguire nel mio cammino: sia che si tratti di un obiettivo professionale, la consegna di un progetto, o altro, sia che si tratti di un obiettivo di vita).

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