Ho atteso questa mostra per un anno. E finalmente il 1° maggio (giorno di apertura) l’ho visitata, previa prenotazione (obbligatoria nel weekend e consigliata durante la settimana; ma consiglio ugualmente sempre e comunque la prenotazione per non avere imprevisti sulla porta del museo).
Mi sono divertita ed emozionata.
Divertita perché la mostra racconta ed illustra senza tralasciare anche l’aspetto ludico. Emozionata perché l’attesa durata un anno nel quale è accaduto ciò che ben sappiamo, si è fatta sentire (“risolvendosi”) salendo le scale del museo e rivedendo dopo tanto tempo l’atrio che – con la sua atmosfera – ti trasporta altrove.
Ho scattato foto (visibili a questo link) e ho condiviso le impressioni sui social.
E proprio dalla condivisione dell’esperienza sui social si è aperta la conversazione con Carlo Ottaviani (ex-collega Toastmasters) di Officine Robotiche che ha dato vita alla diretta che è andata in onda ieri sera sul canale YouTube di OR all’interno della rubrica ORAperitech.
Con l’obiettivo di condividere le impressioni sul tema da inesperta, semplice osservatrice incuriosita e possibile utente.
Chi si ricorda la scena della mano robotica impiantata a Luke Skywalker, dopo che aveva perso la sua durante il duello con Darth Vader? (Accade ne “L’impero colpisce ancora”)
Ebbene quella scena che rappresentava una delle tante chicche tecnologiche all’interno del film forse più tecnologico della prima trilogia proiettata al cinema (che non è la prima in ordine temporale narrativo), è diventata realtà.
Leggere questa notizia non solo mi ha emozionato, ma mi ha fatto immediatamente ricordare un talk che ascoltai alla edizione del 2015 di TEDxLakeComo, dove fu presentata una protesi, non permanente, realizzata con stampante 3D, di Open Biomedical Initiative: una mano “automa” che grazie a speciali tiranti (una versione) o comandi elettrici (la versione più avanzata) era (è) in grado di muoversi, permettendoti di prendere oggetti e manipolare cose.
E nel mentre stavo assemblando notizie, idee e ricordi per questo breve post, ecco che ho visto scorrere nella timeline di Facebook una notizia proveniente dal portale La medicina in uno scatto, che spiega di come le stampanti 3D stanno evolvendo grazie alla tecnologia di scansione usata dalle macchine diagnostiche: Dalla diagnostica per immagini un’innovazione delle stampanti 3D
Ricerche e percorsi di sviluppo affascinanti che aprono scenari incredibili e di grande speranza per chi è portatore di disabilità permanenti o temporanee, congenite o acquisite per cause delle più disparate.
Un paio di giorni fa ho visto scorrere nella timeline di Facebook un video relativo a questo “oggetto”:
Si tratta del “Pizza delivery robot” ideato da Domino’s (catena di pizzerie da asporto).
E’ un “robottino” che consegna a domicilio le pizze, ed è un possibile sostituto (sulla media-lunga distanza) dei ragazzi che sfrecciano sui motorini consegnando pizza.
Il video in questione è stato condiviso dalla pagina Facebook Futurism e rilanciato da alcuni contatti in rete (precisamente Luigi Centenaro, prima, e Sebastiano Zanolli, poi).
(Per dovere di cronaca il video di Futurism è leggermente diverso da quello condiviso qui.)
Si tratta sicuramente di un progetto curioso ed interessante, che mi ha stimolato a fare qualche riflessione e qualche ricerca, facendomi anche ricordare di alcuni progetti di robotica già operativi.
Ma andiamo con ordine.
Il progetto in sé – indubbiamente interessante – per ora mi lascia un po’ perplessa.
Perché?
Immagine tratta dal Guardian
Innanzitutto è in fase di sperimentazione in un luogo molto particolare: la Nuova Zelanda.
Che è già territorio di test di servizi online e offline (Facebook sta testando la sua versione business, per esempio).
Credo che questo dipenda da una serie di caratteristiche che la rendono un luogo ideale per questo tipo di attività:
rapporto abitanti/superficie = 15,2 ab/kmq (per avere un ordine di grandezza l’Italia ha un rapporto di 201 ab/kmq)
numero di abitanti 4.649.700, stima di Top Statistics New Zealand (Milano, da sola, ne conta circa 1.340.000 – Madrid, per esempio, si aggira intorno ai 3.200.000)
numero abitanti di Wellington (capitale della Nuova Zelanda e luogo di sperimentazione del “Pizza delivery robot”): circa 425.000.
Numeri che – credo – consentano una migliore gestione dei test e una conseguente più agevole raccolta dei dati.
Quindi ho pensato che da qui ad arrivare a vederli impiegati nelle grandi città, sarà necessario attendere ancora un po’ di tempo.
Ed è stato immediato (per me) il rimando al servizio “Amazon Prime Air” che prevede la consegna dei pacchi a mezzo di droni che atterranno davanti a casa tua.
Sicuramente un progetto affascinante sul quale credo debba essere essere fatta ancora qualche riflessione su variabili comportamentali umane (danneggiamenti accidentali o meno dei mezzi, possibili furti). Ma anche – più semplicemente – sulla circolazione in ambienti dove le variabili sono tante e non totalmente prevedibili (pensiamo al recente incidente di un’auto a guida autonoma avvenuto in un contesto di traffico normale).
Ve lo immaginate un oggetto simile che plana davanti al vostro condominio, depositando un pacco?
Questa è una ulteriore variabile: la conformazione urbanistica degli insediamenti urbani (non tutti gli insediamenti urbani sono organizzati in villette con giardino).
Quindi scenari sicuramente futuristici, evocativi ed accattivanti…
Sul quale si sta lavorando e che credo vadano tagliati su misura e differenziati rispetto agli ambienti nei quali vengono inseriti.
Detto ciò, sono la prima a pensare che i robot e la automazione evoluta troveranno sempre più ampio margine operativo nella nostra quotidianità.
Il video qui sopra mostra i progressi di Atlas, l’ultima generazione di robot della Boston Dynamics.
Abbastanza impressionante, non credete?
(A me ha colpito molto)
Ma senza andare lontano, i “robottini” sono già fra noi.
I robot tuttofare domestici sono una realtà che vedo imminente.
Esistono già i loro antesignani, quali i robot aspirapolvere per esempio.
Ma non solo.
Tempo fa, passando davanti ad un giardino privato, ho visto con la coda dell’occhio un robottino a tre ruote che tagliava l’erba…
Credevo di avere le traveggole, tant’è che sono tornata indietro a guardarlo.
Era lì, che andava avanti ed indietro placido, operoso e silenzioso.
E ancora.
In alcuni ospedali, il prelievo e trasporto di farmaci dal magazzino ai reparti è gestito da robot che seguono percorsi precisi su corsie prestabilite.
Così come i loro “colleghi” che trasportano i vassoi.
Un robot “ospedaliero” porta vassoi – da archivio.gonews.it
Se ci fate caso, il comune denominatore di tutti questi dispositivi (che sono già una realtà) è che si muovono in ambienti chiusi o – al più – circoscritti.
La mobilità all’aperto – in contesti urbani a più o meno ad alta densità e attività – vede condizioni un po’ diverse.
Valutabili di volta in volta, e da progettare caso per caso.
La strada evolutiva della robotica è rapida ma anche molto lunga e complessa.
I prototipi sono utili per capire e cogliere possibili tendenze che non sempre trovano sbocco (o seguito) nella realtà, ma che possono comunque essere fasi intermedie verso altri oggetti che verranno (Google Glass, insegna: voci di corridoio parlavano di abbandono del progetto, in realtà sta evolvendo – “I Google Glass non sono scomparsi…”)
Nel frattempo, news sui robot e la loro evoluzione si possono seguire anche su questo sito (scoperto scrivendo questo post): Robotica News.
Vi lascio con questo buffissimo video: cagnolino vs robot (di Boston Dynamics)
(Il robot in questo caso è telecomandato…)