Di discorsi e modalità espositive

Avevo in mente di scrivere questo articolo da parecchio tempo.
Poi – come al solito – mi sono lasciata trasportare dalle incombenze ed arrivo un po’ lunga, anche se il ragionamento che intendo fare non ha scadenza.

Mi riferisco a due “pesi massimi” della politica e della economia dei cui discorsi si è molto parlato nei mesi precedenti.

Foto tratta da “The Conversation”
Foto tratta da Forbes

Prima doverosa premessa: la sospensione di qualsiasi giudizio di tipo politico, etico, ecc. ecc. che potrebbe inficiare la capacità di analizzare e trarre degli spunti utili.
Infatti quello che mi ripropongo qui, è di fare delle considerazioni sulla tecnica e sulla performance (esposizione).

Due “pesi massimi”, dicevo: Joe Biden e Mario Draghi.

Con due discorsi di alto livello e di contenuti importanti.
Con due esposizioni molto diverse tra loro.
Che possono avere effetti diversi in termini di valorizzazione, rendendo più o meno efficace il messaggio che trasmettono.

Seconda doverosa premessa: la politica americana ha una grande cultura in tema di public speaking (oratoria). Cosa su cui noi italiani pecchiamo un po’ e su cui il mondo istituzionale, politico ed accademico ha (forse) qualche “presunzione” o ne ritiene l’attenzione una variabile secondaria, preferendo concentrarsi sul contenuto.

E una ulteriore conferma della capacità americana in tema di comunicazione in pubblico la abbiamo avuta con il discorso di Joe Biden alla Convention Democratica.

Osservate il tono di voce, le pause, lo sguardo.
Persino le espressioni del volto.
Un discorso talmente preparato sin nei minimi dettagli, tale da essere interiorizzato (concetto su cui tornerò in uno dei prossimi articoli).
Qui sotto il file con il discorso di Biden tradotto in italiano (grazie alla pagina Facebook “Elezioni USA 2020“):

Ad onor del vero, va tenuto presente che in questi casi vi è sempre il “gobbo” sul quale scorre il testo (il cui nome corretto è Teleprompter).
Questo consente di mantenere il contatto visivo con il pubblico e – fattore non trascurabile – ci deve fare riflettere su un’altra variabile non meno importante: la lettura interpretata (un modo di interpretare le parole scritte che non è “semplice” lettura).

E questo mi porta a rivolgere l’attenzione al discorso di Mario Draghi al meeting di Rimini.
Contenuto di altissimo valore penalizzato – ahimè – dalla esposizione in una modalità tendente al mono-tono.
[L’intervento di Mario Draghi è dal minuto 00:24]

In questo caso un lavoro sulla voce, sulla sua varietà, la sua velocità e le pause, avrebbe aggiunto – a mio avviso – ulteriore efficacia alle già importanti parole da lui pronunciate.
Una “colorazione vocale” fatta nel rispetto della personalità dell’oratore, per mantenerlo entro la sua “zona di comfort” senza esporlo emotivamente.

Sì perché la voce è emozione.
E’ il veicolo delle nostre emozioni.

E questo mi rimanda ad una conversazione recente avuta con un manager di una grande società digitale, in occasione di un suo contributo.
Espresse la propria difficoltà nel dare maggiore efficacia alla sua esposizione: “Non riesco a fare più di così”, disse.
Quello che mi sentii di suggerire fu di lavorare sulla velocità e sulle pause: di accelerare o rallentare a seconda del contenuto, inserendo pause strategiche per sottolineare concetti o creare attesa.
Dando maggiore dinamicità al suo discorso per tenera alta l’attenzione del pubblico, dando la possibilità di cogliere di più dalle sue parole.

Buon ascolto e buona lettura!

[Immagine di copertina di Mikael Kristenson su Unsplash]

Riprendendo i podcast

L’altro giorno pensavo (ed esternavo su Facebook):

Stavolta non mi faccio fregare come al primo giro.
No.
Perché al “primo giro” sono andata in sovraccarico emotivo e non ho letto un libro per tutto il lockdown (una anomalia per me, che sono una “lettrice forte”). Recuperando poi (tra prestiti in biblioteca, acquisti e audiolibri), viaggiando oggi sui 23 libri letti (in una sorta di recupero del tempo perduto).
Stavolta proseguo e rinforzo, registrando letture (nel rispetto dei copyright) ripartendo con Spreaker (come già scritto un paio di giorni fa).
Forte di alcuni strumenti domestici (ma efficaci) acquisiti durante la registrazione di letture per il Patto per la Lettura.
Forte anche di una centratura recuperata (e di una pulizia fatta) durante il percorso di psicoterapia.
Stavolta non mi faccio fregare.
Proprio no.

Una specie di “colpo di reni” (una reazione) rispetto le imminenti (e progressive) restrizioni, che alla prima tornata mi avevano un po’ turbato.

Uno scatto in avanti rinforzato – inoltre – dal recente ritorno nel mio profilo Spreaker per fare un controllo random e piccola manutenzione.
E che ha riservato una piccola sorpresa.

Che poi è una piccola sorpresa-non-sorpresa perché chi mastica un po’ di web, algoritmi, ecc. ecc., sa che le notizie che immettiamo in rete, camminano poi con le loro gambe.
Anche se te le dimentichi.

E così è stato per circa un anno con i miei podcast, abbandonati a se stessi.
Ma che – pur nella microscopicità dei numeri – hanno continuato a fare i loro passettini.

E così, forte di questi “numerelli”, e forte della convinzione che

leggere cura l’anima

ho ripreso in mano il canale, riattivando l’abbonamento e ricominciando a leggere ad ad alta voce.

Ripartendo oggi con le letture tratte dal sito Nuovo e Utile (di Annamaria Testa), e selezionando testi da leggere i cui diritti d’autore sono decaduti.

Ascolta "Nuovo e Utile di Annamaria Testa" su Spreaker.

Ecco quindi che un insieme di eventi e scoperte mi ha riavvicinato ai podcast

la passione per la lettura,
la scoperta degli audiolibri (da me sempre scartati a priori) che tanto mi stanno anche insegnando in tema di interpretazione del testo,
l’essere lettrice volontaria del Patto di Milano per la Lettura che si è avvicinata agli audio in questo tempo di pandemia (non potendo fare tutti gli eventi in presenza),
l’essere convinta del beneficio della lettura,
e il desiderio di condividerlo come conforto in questi tempi così complessi,

rimettendo in marcia una piattaforma dimenticata per un po’ di tempo.

[La foto in evidenza è di CoWomen su Unsplash]

Di lettura ad alta voce

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Sono di ritorno da un weekend intenso, che mi ha fatto tornare a casa con un ricco bagaglio di esperienza in più.
Rialimentando la passione per la lettura (che ha attraversato un periodo di stanca, essendo sempre oscillante tra il leggere manuali e il leggere storie), saldando ancora di più il suo legame con la oralità del racconto e creando ulteriori (e talvolta inaspettati) punti di contatto con la comunicazione in pubblico.

Qualche settimana fa ho ricevuto una mail che segnalava una iniziativa di Letteratura Rinnovabile all’interno della rassegna LetterAltura ospitata a Verbania: un corso intensivo di due giorni (Masterclass) sulla lettura ad alta voce condotto da Giorgina Cantalini.
Che ho conosciuto durante la preparazione intensiva (a tempo di record) per la maratona di lettura della scorsa edizione di Bookcity. (Che – a sua volta – ha aperto una porta sul mondo della lettura ad alta voce, che mi ha fatto conoscere ed entrare nella realtà del Patto di Lettura del Comune di Milano.)

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E così, in questo weekend appena passato, ci siamo ritrovati in quattordici.
Un gruppo di persone nel quale ho ritrovato volti di Bookcity e che mi ha fatto conoscere persone straordinarie.

Ci siamo messi in gioco.
Provando, tentando e superando i propri limiti, misurandoci con una “lettura fisica”.

Ci sono stati momenti di fatica e di commozione.
Ci sono stati momenti di perplessità e di entusiasmo.

Momenti (personali) nei quali – complice la stanchezza – avrei buttato i fogli a terra, rinunciando ad andare avanti. (“Stai buona, Barbara. Stai tranquilla. Ascolta e guarda quello che fanno gli altri. Adesso passa…”, mi sono detta)

Emozioni vissute assieme ad un gruppo che via-via si andava sincronizzando e accordando come una orchestra (la bella metafora di Marco Zapparoli di Marcos y Marcos).

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Una due giorni coronata (a chiusura del festival) da una lettura pubblica a più voci di alcuni brani di Anna Karenina e di una novella di Pirandello (“Il viaggio”): storie di donne, di viaggi e di treni (il treno, tema della rassegna di quest’anno).



In mezzo una passeggiata filosofica, lungo il lago, attraversando splendidi giardini, in silenzio, in fila indiana, guidati da Duccio Demetrio.
Sperimentando non solo il silenzio fisico, ma anche il (personale) rarissimo silenzio mentale. 


È stato un weekend talmente tanto intenso che mi sembra di essere stata via il doppio del tempo.

Faticoso, sì.
Ma per il quale ne è valsa assolutamente la pena.

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Libri:

  • “Anna Karenina” di Lev Tolstoj
  • “Novelle” di Luigi Pirandello
  • “Leggere” con il corpo di Giorgina Cantalini

Link utili:

  • Letteratura Rinnovabile – http://www.letteraturarinnovabile.com/
  • LetterAltura – http://www.letteraltura.it/