Punto nave

Foto di cottonbro da Pexels

1 Gennaio 2021
Primo giorno dell’anno.
Dopo un anno molto diverso, come ben sappiamo.

Di solito la ritualità quasi propiziatoria prevede bilanci, liste dei desideri, buoni propositi, obiettivi…

Una ritualità che ho sempre fatto un po’ fatica a seguire, che ho assecondato per una sorta di “dovere sociale” e rispetto delle “regole”.
Ma quest’anno la condizione è diversa.
Molto diversa.

Una condizione figlia di eventi che ci hanno rovesciato come dei calzini.
E fatto salvo alcune macrovoci da esplorare, da approfondire e da proseguire, ho fatto delle riflessioni che condivido qui (anche per mia futura memoria).

Passi cauti e il più possibile precisi.

Questo mi sento di scrivere.

Stando – nel contempo – con un occhio alla strada ed uno all’orizzonte, con un orecchio teso a cogliere i segnali deboli e l’altro teso all’ascolto attivo.
In una sorta di “strabismo ottico e uditivo funzionale”.

Facile? No, non lo è.
Ma è necessario (secondo me).

Unendo il sano pragmatismo (che mi è tanto caro).
Imparando a negoziare con le proprie emozioni (che non è neanche tanto salutare tenere “stoppate”; filtrate sì ma stoppate sarebbe preferibile di no, altrimenti finisci come le tubazioni in pressione).

Personalmente il 2021 non lo vedo come l’anno risolutivo. No.
Lo vedo come un anno di grande transizione.
Se il 2020 ha sbriciolato e spazzato via, accelerando alcuni processi, il 2021 è un traghettamento verso altro.
Quindi, pragmatismo e strabismo (ottico e uditivo).
Muovendosi a passi cauti e il più possibile precisi.

Il video qui sopra – “Uno sguardo al 2020” – l’ho creato ieri mattina in alternativa al rituale “Best Nine”. Ho avuto difficoltà a selezionare nove foto rappresentative dei momenti importanti dell’anno. Così ho optato per un video, selezionando alcune foto che ho scattato in momenti cardine del 2020, montandole in rigoroso ordine temporale. Nel costruirlo, mi sono resa conto di quante cose sono accadute avendo la netta sensazione che questi 364 giorni siano stati vissuti a velocità doppia.

E proprio ripercorrendo il 2020, un paio di giorni fa ho ritrovato un elenco di cui mi ero completamente dimenticata.
Lo avevo scritto durante il primo lockdown.
Un elenco delle cose che stavo facendo perché – ad un certo punto – mi ero resa conto che ero finita a piè pari dentro una “centrifuga in fuga” e non avevo più il polso di quello che stavo facendo.

L’ho riletto e ho constatato che – nel frattempo – alcune cose le ho chiuse, altre sospese, altre ancora abbandonate.
In una sorta di autorganizzazione più o meno consapevole.

È una operazione che rifarò nelle prossime ore.
Un punto della situazione a chiusura, gettando metaforicamente l’ancora e facendo il “punto nave”.

Se vi va, anziché scrivere solo gli obiettivi del 2021, provate a ripercorrere il 2020 cercando di ricordare cosa avete fatto.
Può essere un buon esercizio per ricucire, fare mente locale e capire come proseguire, cogliendo tracce che magari non si ha avuto la lucidità di vedere nel mentre si navigava in questo anno che ci stiamo lasciando alle spalle.

Photo by Erol Ahmed on Unsplash

Un altro “rito” a cavallo dell’anno è quello di scegliere cosa lasciare nel vecchio anno e cosa portare nel nuovo (in termini di abitudini, atteggiamenti, pensieri…).
Ho riflettuto anche su questo (stimolata da post condivisi sui social media da vari amici, che invitavano a farlo) e – inaspettatamente, ma forse neanche così tanto – ho scelto di portare tutto con me, nel nuovo anno.
Tutto quello che ho vissuto e sperimentato.
Tutto quello che ho imparato.
Per due ragioni:

  1. La prima – perché mi rendo conto che l’eccezionalità di questo anno che ci siamo da pochissime ore lasciati alle spalle, e ci ha messo davanti ad una serie di “variabili” da gestire, è stato veicolo di una quantità di informazioni e uno strumento di acquisizione di competenze tecniche ed emotive non da poco.
  2. La seconda – perché (purtroppo, ahimè) si impara di più dalle esperienze negative che da quelle positive. Penso sia proprio una questione legata alle difficoltà emotive e logistiche: uno stress test che ti può piegare ma può anche temprarti e farti passare dall’altra parte diverso, magari anche più adulto (come mi è accaduto due anni fa), più efficiente e anche più positivamente egoista.

E queste considerazioni possono emergere proprio grazie al punto nave di cui ho riflettuto nelle righe precedenti e che da’ anche il titolo a questo articolo.
Ecco perché invito a guardare indietro e a fare l’elenco delle cose fatte, sentite e vissute.

Buon Anno e Buon Punto Nave.

[La foto di copertina è di Özgür Akman su Unsplash]

2 pensieri su “Punto nave

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