Autostrada dei Laghi: la prima autostrada del mondo. 1924.

“Riscoprendo le grandi opere del passato può forse aiutarci a comprendere meglio le sfide che oggi dobbiamo affrontare per superarle con energia. E dare la forza necessaria per riprendersi da questi interessanti e strategici settori.”
Condivido volentieri questo articolo di “Italia io ci sono”, che punta l’attenzione su una opera del passato e mi fa ricordare il libro che ho recentemente acquistato: “La strada dritta” di Francesco Pinto. Il racconto della costruzione dell’autostrada del sole.

Italia, io ci sono.

Perchè un’economia fiorisca è necessario garantire la circolazione dei beni, e per farlo bisogna costruire le infrastrutture che ne permettano il commercio. Milano è sempre stata una città dalla forte vocazione industriale e artigianale, e la realizzazione delle necessarie vie di collegamento hanno posto numerosi ostacoli nel corso dei secoli, talvolta superati con soluzioni molto innovative.

Con l’avvento dell’automobile e la conseguente diffusione tra le masse nel primo Novecento del nuovo mezzo di trasporto, è stato stravolto il modo in cui si era stata concepita la strada fino ad allora, ed è diventata improrogabile la separazione del traffico delle automobili da carri, biciclette, carrozze e altri mezzi. Con grande lungimiranza, nel 1921 l’ingegnerePiero Puricelli ha fondato la Società Anonima Autostrade per sfruttare le opportunità che gli sviluppi del settore promettevano. Uno dei progetti su cui l’azienda ha incominciato a lavorare riguardava la costruzione di una strada destinata alle…

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Storytelling per Exhibitionist

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Mercoledì sera ho assistito alla conferenza di Andrea Fontana (dell’Osservatorio di Corporate Storytelling), in merito allo Storytelling applicato alle fiere.

L’iniziativa rientra all’interno della rassegna Exhibitionist, di Fondazione Fiera (in collaborazione con Regione Lombardia, Camera di Commercio e Meet the Media Guru): un ciclo di conferenze che coniuga il mondo fiera con le nuove tecnologie ed i nuovi modi di comunicazione.

Mercoledì 20 marzo è stata la volta di una disciplina che sta acquistando sempre maggiore attenzione anche in Italia: lo Storytelling.

E’ stato interessantissimo. E’ stato un evento denso di spunti e che – personalmente – mi ha aperto un mondo di notevoli dimensioni.

Ed anche la forma di narrazione della conferenza è stata una esperienza di storytelling: via le slide, sì ad una telecamera in posizione zenitale, che riprende il tavolo sul quale Andrea Fontana mostra oggetti, fogli e foto che vengono proiettati sul mega-schermo alle sue spalle.

Insomma, una “Super-Esperienza“. Un viaggio molto interessante.

Di seguito, una serie di appunti presi in ordine sparso, durante la conferenza…

Diritti al Racconto:

  • diritto alla bilocazione: se vogliamo raccontare qualcosa, dobbiamo poterci perdere
  • diritto alla emozione autobiografica: una emozione che cambia aspetti della nostra esistenza
  • diritto di credere: quando ci raccontano qualcosa, noi sospendiamo la nostra capacità critica
  • diritto a perdersi: diritto a perdersi all’interno della narrazione
  • diritto a combinare la dimensione analogica con quella digitale (viene citato il caso di Moleskine Evernote: una applicazione associata per Android associata ad una particolare forma linea dei famosi taccuini Moleskine)
  • diritto ad essere imprigionato dalla narrazione: legame con la realtà

Parola chiave: Tradinnovazione

Stato d’animo chiave: passione erotica – la narrazione genera passione.

La narrazione è un processo mentale: pensiamo per narrazione. Quando narriamo qualcosa a qualcuno si verifica una sincronizzazione dei cervelli.

Cos’è un racconto? Diventa un medium mentale permanente:

  1. protagonisti
  2. azioni
  3. obiettivi
  4. trame
  5. risultati

Case History 1: Fiera Linea Pelle: una fiera che – grazie ad un esperimento di storytelling – viene riproposta in chiave totalmente nuova ed esperienziale, uscendo dalle mura delle fiera e coinvolgendo l’intera città. Lo slogan dell’edizione 2012 è stata “Linea Pelle – la magia della pelle nelle fiabe“, partendo proprio da un libro di fiabe per ragazzi, creando una esperienza narrativa.

Nella creazione di un evento narrativo i fattori dominanti e da tenere sotto controllo:

  • racconto 
  • mezzi
  • processi di costruzione
  • spazio
  • lettore/visitatore

“Se io racconto qualcosa a qualcuno, la cosa più importante non sono io, sei tu.”

Tema – Analisi del lettore – Racconto

Racconto: 1) protagonisti – 2) trame – 3) conflitto – 4) risoluzione

Stage craft (allestimento scenico): Carta – Relazione – Web

Urbanian Pavilion Shanghai 2010 – Photocredit Kossman-Dejong (https://www.kossmanndejong.nl)

Case History 2: Urbanian Pavillion Shanghai 2010.

Il tema del padiglione dell’Expo di Shanghai (2010) è la qualità della vita urbana, espressa come problematica in cinque macro-aree:

  1. Salute
  2. Apprendimento
  3. Connettività
  4. Casa
  5. Lavoro

L’innovazione sta nel cambiamento del mindset.

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Case History 3: il comune di Bugarach. Venuto alla ribalta in occasione della presunta fine del mondo (2012), come unico luogo che si sarebbe salvato dalla catastrofe, è un esempio di come la narrazione genera un destino.

La narrazione genera un destino.

La comunicazione sta transitando verso “la problematizzazione del bene”. Non è più “il bene ti risolve il problema”. Si sta passando dal Dr. Kildare al Dr. House

Costruire un universo narrativo.

La narrazione genera una super-esperienza (io mi devo perdere nella narrazione).

Il palinsesto è la struttura che crea l’organizzazione narrativa.

Transmedia Storytelling: universi narrativi paralleli interrelati fra loro che portano alla gemmazione di storie.

L’utente
– vuole perdersi ed avvolgersi nel racconto, oppure…
– vuole esplorare.

Noi siamo dei copioni formattati in un certo modo, derivato da esperienze.

Qualche suggerimento bibliografico:

  1. Raccontarsela” di Alessandra Cosso, Lupetti Editore
  2. Manuale di Storytelling” di Andrea Fontana, Etas Libri
  3. Lost in a book” di Victor Nell, Yale University Press

Benzine in Triennale

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Stamattina non volevo andarci.

Mi sono alzata e ho visto la nebbia. Mi sono detta: “No… Resto sotto le coperte con un buon libro, in assoluta pigrizia”. Invece mi sono sforzata, mi sono preparata ed armata del mio ormai immancabile ed inseparabile taccuino nero, sono andata alla Triennale di Milano a visitare la “mostra” (le virgolette sono d’obbligo) “Benzine – Energie per la mente” organizzata dalla Fondazione Marino Golinelli.

Mai scelta fu più indovinata! E’ una “mostra” che consiglio vivamente di visitare (è aperta fino al 24 marzo).

Continuo a menzionare la parola “mostra” tra virgolette perchè non è una esposizione nel senso canonico del termine: è una sequenza di spazi che – per parole chiave – offre stimoli e riflessioni utilizzando video, installazioni d’arte, filmati divulgativi e frasi-icona che ruotano attorno ad una contaminazione ed interdisciplinarietà utili a stimolare creatività, pensieri e passioni.

Di seguito una serie di appunti trascritti dalle pareti dello spazio espositivo, ascoltati nei video proiettati e catturati qui e là, aggirandomi all’interno della “mostra”.

Sull’Arte

“[…] Non si tratta soltanto di venirne ricaricati, come dopo una buona dormita o una vacanza, ma di venire ricaricati a un voltaggio completamente diverso. L’arte non può offrire nessun ritorno immediato. Il suo tasso di cambio è energia per energia, intensità per intensità” (Jeanette Winterson)

L’arte contribuisce a riprogrammare la nostra percezione e la nostra immaginazione, nutrendo così lo spirito.

L’arte non è razionale, è intuitiva.

Sulle Idee

Le nuove idee sono diventate fondamentali per la crescita economica.

Le buone idee sono sempre state copiate.

“Il modo migliore per avere una buona idea è avere tante idee” (Linus Pauling)

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I Superflex operano un passaggio successivo che segna simbolicamente l’avvento di una nuova era: non è più il “comprare” l’essenza dell’uomo contemporaneo ma il “copiare”, ovvero l’appropriarsi di idee e modelli pre-esistenti per trasformarli […] in modo che assumano una forma sempre diversa e potenzialmente sempre nuova

(I copy therefore I am)

Sulla Creatività

“Creatività è connettere cose” (Steve Jobs)

La Creatività è un mistero della mente umana.

Come si sviluppa il processo creativo:

  1. accorgersi del problema;
  2. capire il problema studiando tutto quello che è stato fatto in materia e vedendo le cose da un punto di vista diverso;
  3. essere curiosi ed aperti mentalmente;
  4. rilassarsi lasciando che le idee vadano in incubazione (il cervello rivolge l’attenzione al suo interno);
  5. quando arriva l’idea, si procede con attenzione, concentrazione e tenacia;
  6. si è misurato che ci vogliono circa 10.000 ore di allenamento (10 anni circa) per produrre.

La Creatività della nostra mente non potrà mai essere sostituita da un computer.

Sugli Altri

“Nessun uomo è un’isola” (John Donne)

I social network hanno contribuito all’estensione delle connessioni, ma resta fondamentale anche l’incontro di persona, perchè siamo influenzati da quello che ascoltiamo, dagli odori… e perchè la verità è scritta sul nostro viso.

“Tutti noi impariamo di più quando ci sono più persone intorno a noi, quando possiamo osservare successi e fallimenti degli altri. Dal momento che la caratteristica essenziale dell’umanità è la nostra capacità di imparare l’uno dall’altro, le città ci rendono più umani” (Edward Glaeser)

Su Il Nuovo

Libri! Uno piccolo spazio a disposizione con alcuni puff sui quali accoccolarsi e sfogliare le copie in consultazione. Alcuni testi che ho individuato e che hanno catturato la mia attenzione:

“A chi non vive lo spirito del suo empo, del suo tempo toccano solo i mali” (Voltaire)

Sull’Imparare

“Non limitare tuo figlio a quello che sai tu, perchè lui è nato in un altro tempo” (Tagore)

Non siamo recipienti da riempire. Il processo neurologico di apprendimento si attiva quando abbiamo voglia di imparare veramente (non forzatamente).

Connettere per creare valore.

C’è bisogno di persone che imparano, pensano, sviluppano i propri talenti e trovano nuove soluzioni.

L’installazione artistica associata al concetto di Imparare è di Tim Rollins e del collettivo K.O.S. (Kids of Survival): un progetto nato in zone disagiate, utile a sviluppare talenti attraverso la scrittura, la pittura e altre discipline creative.

Su La Passione

“Trova un lavoro che ti piace, e non lavorerai mai più un giorno in vita tua.” (Confucio)

La Motivazione arriva dal di dentro ed è frutto di una emozione, non di un ragionamento.

L’importanza della Autonomia.

“Questo sol m’arde, e questo m’innamora” (Michelangelo Buonarroti)

L’installazione artistica (un video) associato (ed in contrapposizione) con il concetto di Passione si intitola “Casting” ( di Joao Onofre): alcuni studenti in una ipotetica audizione, ripetono la farse “Che io abbia la forza, la convizione, ed il coraggio” (Ingrid Bergman nel film “Stromboli” di Roberto Rossellini)

Chiudo con queste tre parole ascoltate da Andrée Ruth Shammah: Tempo – Energia – Passione.

Creatività alla Fondazione Corriere della Sera

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Questa sera ho assistito alla mini conferenza sulla Creatività organizzata dalla Fondazione del Corriere della Sera.
È la prima di un ciclo di tre conferenze raccolta sotto il titolo “Cultura e sviluppo nel mondo che cambia”: le altre due verteranno sulla Conoscenza (il 26 febbraio) e l’Innovazione (il 5 marzo).

Stasera la trasversalità e l’interdisciplinarietà sono stati il filo conduttore: cultura, neurologia innestate sulla creatività.

I relatori sono stati tre personaggi di altissimo spessore: Annamaria Testa, Leonardo Fogassi e Pierluigi Sacco.
Nell’ordine: una esperta di comunicazione, un neuroscienziato ed un esperto di Economia della Cultura.

L’occasione è stata quella anche di presentare la mostra “Benzine” aperta ieri alla Triennale, che resterà aperta fino al 24 marzo.

E stata una eccellente occasione per ascoltare riflessioni e ragionamenti, progetti e call-to-action, espresse con linguaggio elegante, sofisticato, pacato e comprensibile.
Una vera e propria occasione per somministrarsi un balsamo per l’anima, ed un energizzante per i neuroni.

Mi ha fatto pensare, mi ha fatto riflettere e – paradossalmente per me – mi ha fatto sentire anche cittadina del mondo.
Non c’è alcuna spiegazione logica e comprensibile in questa ultima sensazione (“cittadina del mondo”), visto che l’Italia versa in condizioni penose dal punto di vista della Creatività e della Cultura.

So solo che ringrazio Dio (o chi per esso) per darmi la possibilità (e la curiosità) di volere ascoltare per imparare e cogliere spunti. Che non so dove mi porteranno, ma ai quali non voglio rinunciare, in un costante percorso di ricerca che non avrà mai fine.

Di seguito elenco gli appunti che ho preso durante la conferenza, in ordine come li ho presi, senza filtri e senza riordino; non sono citazioni vere e proprie dei diretti interessati, bensì sono parole chiave e flash di frasi prese durante la dissertazione dei relatori coinvolti. Le lascio così, a stimolo e riflessione di chi leggerà.

Piergaetano Marchetti (Presidente della Fondazione del Corriere della Sera):

Inevitabilità della chiusura dei cicli (come già successo in passato).
Capacità della Ragione sorretta dalla Passione per andare più in la, oltre.
L’Arte è fondamentale per la crescita.
La Cultura è un fattore ambientale.
No ad Identità come cose fisse ed immutabili.

Pierluigi Panza cita, nella introduzione ai relatori, Platone nel Simposio:

La creatività è quella cosa che prima non c’era ed ora c’è.

Leonardo Fogassi sui neuroni specchio:

La Creatività Scientifica dipende da due creatività: la creatività tecnica (in situazioni di privazioni di fondi nella ricerca, si è stati in grado di inventare strumenti tecnici utili e poco costosi; la creatività pura (che non può essere assente nei processi tecnici).
L’importanza del “patrimonio motorio”: il migliore mezzo per conoscere il mondo (non c’è solo la conoscenza attraverso il nostro sistema percettivo). Ossia se io conosco cosa vuol dire “afferrare” sono in grado di riprodurlo quando lo vedo fare da altri.
Il sistema dei “neuroni specchio” esiste anche nel mondo delle emozioni e genera quella che viene definita la “comprensione empatica”.

Pierluigi Sacco:

L’importanza culturale a livello locale.
La convinzione limitante nel nostro Paese che la cultura non può produrre profitti.
La Cultura composta da una microfiliera così composta: Design/moda/gusto viste come espressioni industriali; Arte/Musei viste come espressioni culturali; Piattaforme social open sottovalutate come nuove forme culturali e veicoli di contenuti (come i videogiochi).
La Rivoluzione Tecnologica che sta rendendo obsolete produzioni e dinamiche tuttora in funzione: non esiste più il binomio netto “produttore di contenuti”/”pubblico”. Interscambiabilità dei ruoli.
Esiste un legame diretto tra la partecipazione culturale ed il benessere percepito.
Addirittura si è osservato che nelle persone anziane la partecipazione culturale influisce sul tasso di ospedalizzazione, con tutti i vantaggi che questo comporta.
Importante l’Innovazione tecnologica che permette la creazione di contenuti culturali. Ed in questo contesto non ci possiamo più permettere di perdere tempo a pensare se dobbiamo o meno aumentare il prezzo del biglietto d’ingresso ad un museo di 1 euro.

Annamaria Testa:

La creatività, essere creativi comporta: talento, resilienza, tenacia, preparazione, irrequietezza, capacità di lavorare tanto.
Creatività è anche creare valore per gli altri.
Per tanto tempo il concetto di creatività aveva assunto una accezione negativa; negli ultimi tempi si intravede una inversione di tendenza.
Senza preparazione non si può inventare qualcosa.
Creatività e anche produrre idee, concetti e cose nuove, appropriate.
La Creatività viene vista come una “metafora inclusiva”: una specie di biosfera dove tutto è integrato e dove tutto prospera se le varie componenti (pensatori, scrittori, pittori, scienziati,…) si fertilizzano fra loro. E per ben prosperare, vanno allontanati i parassiti e vanno coltivati i campi.

Un libro che credo acquisterò domani, sulla strada per l’ufficio, sarà proprio il testo di Annamaria Testa “La trama lucente“, mentre qui c’è un articolo pubblicato sulla edizione online dell’Internazionale della stessa Testa.

“REWORK – Manifesto del nuovo imprenditore minimalista”

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Dal retro di copertina:

“Le riunioni sono tossiche – Fate meno dei concorrenti – Lasciate che i clienti se ne vadano – Silurate i Workalcolic – Pianificare è indovinare – Scegliete un avversario – Il curriculum è ridicolo – L’ispirazione è deperibile – Imitate gli spacciatori – I migliori sono dappertutto”

Libro scritto da Jason Fired e David Heinemeier Hansson (fondatori di “37signals”, società di software), è un testo di management decisamente innovativo, che scardina tutti gli schemi e le modalità operative consone al mondo aziendale e al mondo manageriale.

La sua stessa struttura narrativa lo rende un testo agile: organizzato per brevi capitoli, è in grado di trasmettere una idea in maniera rapida, efficace e “fresca”.

Ho apprezzato particolarmente questo libro proprio per la sua innovazione che – in alcuni aspetti – rasenta l’irriverente, con uno stile narrativo ironico e sintetico.

Ho condiviso e mi sono riconosciuta in moltissime idee esposte (se non in tutte le idee elencate).

Ho condiviso le idee “contraddittorie” (secondo il mondo del project management) relative alla pianificazione (“pianificare è indovinare”), del “fare meno è meglio”, del concetto che “le riunioni sono tossiche” (mi è capitato di assistere a riunioni fiume assolutamente inutili ed improduttive dove super-mega-manager sfoggiavano “protesi elettroniche” per dimostrare di essere multitasking e ricevendo costanti e continue telefonate per dimostrare [forse più a loro stessi che agli altri] di essere uomini/donne molto-molto importanti e molto-molto impegnati… mi sorgeva il sospetto che si facessero chiamare dalla mamma e/o dal compagno/a). Ho condiviso le riflessioni sulla gestione corretta del proprio lavoro (no ai workalcol, del giusto lavoro, del non fare gli eroi… tanto non serve a nulla), dei lunghi elenchi improduttivi, del concetto del “dire no di default” (bella la citazione di Henry Ford: “Se avessi dato retta ai clienti, avrei fornito loro un cavallo più veloce”), del costruirsi un pubblico utilizzando le nuove forme di comunicazione (ed io – seguendo il consiglio – mi sono buttata a corpo morto nei social forum, aprendo un blog e scrivendo di tutto).

Ho amato l’idea dell’insegnare più dei concorrenti (condividere, no alla segretezza paranoica) emulando gli chef che scrivono e pubblicano le loro ricette.

Altra citazione (quasi “blasfema”): “Emulate gli spacciatori: … Confidano talmente nella qualità del loro prodotto da essere disposti a regalarne un assaggio….”.

Mi sono entusiasmata nei concetti del “dimenticarsi dell’istruzione formale”, del concetto dei curriculum gonfiati di pura finzione.

Insomma un libro diverso, spumeggiante e detonante.

Una ventata di aria fresca che spero pian-piano si insinui, come una leggera brezza, anche qui da noi.

E’ una lettura che consiglio vivamente a tutti, sperando che faccia riflettere.