Secondo me il mondo della formazione, così come noi lo abbiamo visto sino ad oggi, non è destinato a durare a lungo.
Perché?
Provo a spiegare nelle righe che seguono…
Frequento corsi di formazione e “crescita personale” dal 2007 (via-via con sempre minore frequenza) e ho visto questo mondo (con le sue discipline) crescere, fiorire, prosperare, dare molto… ma ora ho la sensazione che si stia approssimando al capolinea.
Infatti è da diverso tempo che non sento più parlare di cose nuove.
Mentre – al contrario e paradossalmente – vedo proliferare formatori da ogni parte.
Sono tutti formatori.
Tutti organizzano corsi.
Tutti si riciclano nel mondo della formazione.
Tutti parlano e trattano di crescita personale e “annessi&connessi”.
…
Più di una volta ho pensato: “C’è qualcosa che non va…”.
E questa riflessione è tornata in superficie proprio ieri sera, tornando a casa dopo avere assistito all’appuntamento mensile di 5×15 italia.
[Per chi non lo sapesse 5×15 è un format che arriva da Londra e che vede alternarsi 5 speaker che parlano 15 minuti a testa.
Raccontano le loro esperienze, i loro progetti, fornendo spunti di riflessione e offrendo motivo di arricchimento culturale, di idee e di conoscenza.]
Ricorda un po’ TED, dove – anche lì – si alternano sul palco speaker che si sono distinti per iniziative, studi particolari o altro, e che raccontano la loro esperienza attraverso interventi (denominati “Talk”) della durata massima di un quarto d’ora.
(I 15 minuti hanno un motivo neurologico preciso – legato ai tempi di attenzione – e vi rimando ad un libro molto interessante, scritto da Carmine Gallo, dal titolo “Talk like TED”, disponibile per ora solo in inglese)
Il diffondersi (positivo secondo me) di questi format multidisciplinari e “corali” mi fa pensare che c’è in atto un cambio di comunicazione delle competenze, di trasmissione e condivisione della conoscenza.
Se si guardano – per esempio – anche i format come Dieci Cose (bella sorpresa del 2014, qui e qui gli Storify delle due giornate di formazione), o altre iniziative simili, si intuisce (almeno mi pare di intuire) che l’obiettivo verso il quale si sta andando è quello di condurre una sorta di “brainstorming” incrociando dati e conoscenze, fornendo nuove visioni e nuovi punti di contatto.
Credo che questo sia espressione di un nuovo mondo della informazione che non può più essere sottovalutato dai “formatori classici” in circolazione che – se non sapranno cogliere e catturare queste nuove modalità espressive – saranno destinati inevitabilmente a soccombere.
Poi il paradosso (che appare quasi come un cane che si morde la coda) è che proprio questo nuovo modo di divulgare e comunicare ci vede tutti “formatori”.
Tutti con competenze da offrire e da raccontare, mettendo in condivisione il proprio sapere.
(E senza per questo avere timore di “scippo” delle proprie idee perché un conto è raccontarle, un conto è “saperle fare”…)
Sono scenari che mi affascinano e che aprono prospettive interessanti (sono anche – secondo me – un po’ l’evoluzione delle cara e vecchia “tavola rotonda” e/o “dibattito” rinata in forma più evoluta).
[In foto i libri di alcuni dei relatori del Forum delle Eccellenze e del World Business Forum, che sono altri eventi formativi che vedono l’alternarsi sul palco di varie figure che in un determinato “slot” di tempo, raccontano e condividono esperienze ed informazioni.]


