Una vita normale…

2014-10-09 12.02.26Non se capita anche a voi, ma ci sono delle giornate che hanno il potere (per le cause più strane ed imprevedibili) di capovolgere alcune cose.
Hanno il potere di spostare dei punti di vista…

In genere (per quanto mi riguarda) sono pre-annunciate da scossoni emotivi o sensazioni di disagio più o meno striscianti…
Che sfociano in post nervosi, rognosi, emotivi su Facebook (usato proprio come un diario online).
Ed in questi giorni è stato un po’ così…
Partita con una richiesta assolutamente innocua su una breve recensione che avevo scritto (“Cosa preferisci che scriva a fianco del tuo nome? Architetto, blogger, Presidente Milan Easy Toastmasters Club, altro…“) che mi aveva fatto cambiare due volte le indicazioni (“Scusate, sono refrattaria alle etichette”, avevo commentato mortificata), sono esplosa con due post in rapida successione (intervallati da un crescente fastidio nei confronti dei termini roboanti e vincenti che leggi sui social [dimostrazione palese dello stato di frustrazione pericolosa indotta dalle condivisioni che leggi che possono indurre stati di inadeguatezza assolutamente ingiustificati])

Il primo recitava così:

Attenzione, post rognoso.
Se non volete leggerlo, fermatevi qui.

Sarà l’atmosfera plumbea di oggi, sarà l’approssimarsi della menopausa, fatto sta che…

Lo so, sono una che non chiede mai.
E che non si autoincensa mai.
Sono una discreta.
E questo mi sta costando caro.
Molto caro.
Ne sono cosciente.
In un’era e con degli strumenti utilizzati da parecchi per farsi una pubblicità autoincensante imbarazzante.
Ma non posso farci nulla.
Fare altro equivarrebbe a forzare e a rendermi ridicola. Ergo non lo faccio.
Faccio quello che posso.
E cerco di farlo con le mie forze.
Sono arrivata dove sono arrivata, per conto mio.
Non sono arrivata in alto. No.
Non sono amministratore delegato di nulla.
Né sono direttore generale di alcunché.
Non ho scritto libri (onestamente non saprei che scrivere).
Non sono interessata a fare corsi.
Lavoro (grazie a Dio).
Ho un piccolo blog dove scribacchio.
E sono refrattaria alle etichette roboanti.

Insomma sono un bipede che si alza alla mattina, va a lavorare e torna a casa alla sera.
Coltivando qualche hobby.
E il mattino dopo ricomincia.

Perché ho scritto tutto questo?
Non lo so.
Avevo voglia di farlo. E basta.
Sarà il tempo.
Sarà l’approssimarsi della menopausa.
Boh…
O forse è solo un reclamo di normalità.
Buona serata.
(Fine del post rognoso)

Ed il secondo – di stamattina – recitava così:

“Una vita normale”… ecco, se dovessi scrivere un libro (per riagganciarsi ad un post “rognoso” di un paio di giorni fa) lo intitolerei così: “Una vita normale”.
Fatta di lavoro quotidiano, di ragionamenti attorno a cose da risolvere, di cose da pagare, di corse per prendere il treno, di libri letti nei ritagli di tempo, di “sabati del villaggio”, di domande (che aumentano all’aumentare dell’età) e di accettazione per lo stato in essere, di lotte, di arrabbiature, di tregue e di ricerca di un po’ di un pace…
Sembra che parlare di tutto questo sia scandaloso.
Sia proibito.
Sembra il nuovo tabù.

Confesso che anche io rifuggivo la normalità come la peste.
Ma erano altri tempi.
Erano tanti anni fa.
Anni nei quali ballavo sui tavoli fino alle 3.00 di notte, con 2-3 Cuba libre in corpo. E poi il mattino dopo mi alzavo e e andavo a lavorare, bevendo 5-6 caffè al giorno.
Senza batter ciglio.
(Se lo faccio ora, stramazzo…)

Oggi essere normali, “essere quotidiani”, sembra sia qualcosa di orribile. Da evitare a tutti i costi.
Perché?
Gli status che leggi sui social network sono tutti ad alta celebrazione di imprese epiche.
Perché?
Sembra che la normalità faccia paura.
Sembra che la normalità sia sinonimo di estinzione. (Quando ormai l’epicità collettiva sta creando un gigantesco rumore di fondo, che annulla qualsiasi singolarità.)

Che poi – per me – essere “normali” può anche voler dire essere se stessi, senza sovrastrutture.
Linearmente, essenzialmente.
Facendo quello si sa fare.
Essendo quello che si è.
Senza tanti orpelli.
Facendo semplicemente le cose.

Ebbene, ecco perché ho cambiato stamattina – scrivendo questo post – volevo cambiare il motto del blog in “Una Vita Normale“.
Un motto che sarebbe è decisamente più aderente al concetto di “blog personale” e a quello che cerco di comunicare qui: “una vita normale”, fatta di riflessioni e di esperienze vissute.
Ma per ora va bene così. Va bene “Non Solo Un Architetto”.
Perché, che mi piaccia o no, c’è bisogno di definizioni ed etichette. Costruite anche attraverso negazioni (ma questo è un altro discorso…).

5 pensieri su “Una vita normale…

  1. una vita normale……….senza sovrastrutture. Senza sovrastrutture! Si sarebbe bello. Credo che oggi essere normale sia alquanto straordinario. Oggi molti tendono ad essere quello che non sono, a raccontare quello che forse hanno minimamente fatto, pensato, riflettuto. Buona settimana

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