Leggere: manuali o storie?

letture estive prima ideaQuesta è la cronaca un po’ bislacca delle mie letture estive (tutt’ora in corso). [Scritta da smartphone… Quindi scusate se l’impaginazione non sarà temporaneamente delle migliori…]

Sì, perché in prossimità della partenza condividevo sui social la foto qui sopra, annunciando a gran voce che questi sarebbero stati i libri che mi avrebbero accompagnato in vacanza (affiancati dal Kindle come “strumento di emergenza”, contenendo numerosi manuali in formato eBook).

Una scelta che per taluni può risultare banale, ma che per me costituiva una sfida: leggere romanzi, rinunciando alla lettura di manuali.

Sfidando la mia paura a non studiare, a non utilizzare i libri come strumento di apprendimento (o approfondimento) di nuove competenze.

Un timore – il mio – che farebbe la gioia di uno psicanalista…

Ma anche una verità a metà, perché in realtà due libri erano già partiti in anticipo e mi attendevano a destinazione: “La trama lucente” di Annamaria Testa e “Pensare come Leonardo” di Michael Gelb.

Invece che è accaduto?

È accaduto che ho scelto di partire solo con il Kindle con l’obiettivo di leggere i due libri sopra citati e “Pensieri lenti e veloci” di Daniel Kahneman.

Barbara Olivieri letture estive manualiCedendo così alle pressioni del mio io timoroso, abbarbicato alla ossessione dell’imparare sempre, comunque e dovunque.

E son partita proprio da lui, dal lavoro di Kahneman. Arrancando con sempre maggiore fatica.

Fino al (metaforico) collasso di qualche giorno fa.

Quando – consultando il tempo di completamento di lettura del libro che il Kindle perfidamente ti permette di vedere – mi è venuto da piangere: 6 ore e 28 minuti…

E nonostante procedessi pagina digitale dopo pagina digitale, il tempo restava inchiodato lì: 6 ore e 28 minuti…

Mi sono detta: “Tu ti stai facendo del male. Tu hai bisogno di leggere altro. Se vuoi leggere…”

Ho a bordo del Kindle le versioni digitali di alcuni dei libri della foto di apertura, ma avevo bisogno di carta.

Ed in particolare di una storia scritta su carta.

E così sono andata a curiosare nella torre di libri del babbo, appassionato di gialli (avevo scelto con lui le sue letture estive, facendogli da “consulente”, accompagnandolo alla libreria Open di Milano prima della partenza estiva).

La scelta è caduta forzatamente sul libro di Lisa Gardner, “Prendimi”.

Barbara Olivieri leggere storieMa seppur sia stata una scelta “forzata”, ha avuto l’effetto di un balsamo! Partita a razzo, sono avanzata allegramente all’interno del thriller (assaporando la storia e compartecipando alle vicende dei protagonisti).

E ripensando alla scelta un po’ infelice dei libri da portare con me in vacanza (scelta infelice adesso, perché non è detto che lo sia in altri momenti), un paio di pomeriggi fa – fissando pigramente il soffitto – mi sono domandata il perché di questa mia dipendenza dai manuali (per poi far sempre più fatica nel trovarne dall’effetto “wow”).

Ed è stata una conseguenza ripensare a quei romanzi che mi hanno catturato e mi hanno lasciato molto.

Non in termini di nozioni. Non in termini di  informazioni codificate.

Che mi hanno arricchito e di cui ne conservo ancora il ricordo.

Qualche esempio “random” (non esaustivo)?

  • Shantaram,
  • La saga del commissario Wallander,
  • La trilogia Millenium di Stieg Larsson,
  • Un giallo di cui purtroppo non ricordo più il nome ma che mi fece scoprire l’analisi comportamentale,
  • Molti romanzi di Tom Clancy (con il protagonista Jack Ryan),
  • I romanzi di Michael Chricton,
  • “Il cardellino” di Donna Tartt,
  • Un romanzo di Wilbur Smith che mi insegnò alcune cose sulla struttura sociale degli elefanti,

Quanto mi hanno dato queste storie…
In quanti posti mi hanno portato…
Quante cose mi hanno insegnato…

E forse ecco che la domanda-mamma emerge… Leggendo queste storie, questi romanzi, nel mio retrocranio una vocina timida chiede: “Ma se tu non impari cose nuove, come fai a raccontare fatti che possono interessare gli altri come i romanzi che ti piacciono tanto?”

A cui fa da contraltare un’altra voce più ferma e pacata: “Sì, va bene, ok. Ma se non vivi, non fai esperienza, non ascolti… Come fai ad imparare ed elaborare cose nuove che puoi raccontare agli altri?”

Tre libri per rompere gli schemi

Sto iniziando a fare videoriflessioni su gruppi di libri per i quali intravedo dei “fili rossi” che li legano fra loro.

Ho iniziato con un video dedicato alla scrittura e alla narrazione personale (“Quattro libri”).
E nel post precedente mi sono cimentata in una “videoriflessione congiunta” di tre libri di narrativa (più per un motivo legato a questioni di ritardo sulla tabella di marcia del benedetto piano editoriale… Anche se ho in mente di fare a breve qualche riflessione su alcuni romanzi di storie strambe che – letti in sequenza – potrebbero dare un bello scossone a convinzioni linguistiche dal sapore classico).

Qualche giorno fa mi sono invece cimentata in un video nel quale raccontavo di tre saggi anticonvenzionali, che mi sono piaciuti e che mi hanno fatto vedere le cose da un punto di vista un po’ diverso, rompendo schemi lavorativi (legati al management) e operando dei cambi di paradigma (sulla professione in generale).

Rework manifesto del nuovo imprenditore minimalista

Sto parlando di:

“100 Euro bastano” l’ho letto nell’estate del 2014 e – complice il tempo a disposizione e lo stato di rilassamento mentale – mi è piaciuto molto: l’ho trovato un libro snello, agevole ed interessante.
Quello che mi ha colpito in particolare sono gli esempi di “startup” che l’autore porta come esempio.
Non affronta la solita analisi delle mega-multinazionali che sono – sì – tanto belle ed interessanti, ma lasciano un po’ il tempo che trovano.
Racconta invece di micro-imprese, messe su con pochi soldi anche in contesti che per noi sarebbero proibitivi (per esempio racconta di due piccole iniziative imprenditoriali in Africa ed in India, Paesi notoriamente un po’ “complessi”).
Ed è proprio questo che – secondo me – dà valore aggiunto al lavoro dell’autore: ti fa riflettere e ti fa anche pensare che l’iniziativa personale, l’inventiva e la determinazione, possono voler dire molto, al di là del contesto in cui ti trovi a vivere.
Piacevolissima lettura, è scorsa via in una sequenza di racconti che stimolano e fanno riflettere, senza essere roboanti.

100 euro bastano

Per quanto riguarda il libro di Magnus Lindkvist (“Quando meno te lo aspetti”), la lettura è avvenuta per pura curiosità: infatti dopo averne sentito parlare, e avere letto diverse recensioni per un riscontro incrociato, ho iniziato a leggerlo un po’ prevenuta (temevo un prodotto “gonfiato” dell’ennesimo super-guru).
Invece è stata una piacevole sorpresa: man-mano che andavo avanti, mi entusiasmavo e mi trovavo d’accordo su quasi tutto quello scritto dall’autore.
E’ un libro sulla incertezza ed è un suo elogio (che scritto così può suonare provocatorio).
Ma io l’ho interpretato come un tentativo (secondo me, efficace) di far accettare l’incertezza, approcciandola con uno spirito costruttivo (e non ottusamente e pericolosamente ottimista).
Ho poi particolarmente apprezzato la rimessa in discussione di tecniche di leadership e management che hanno fatto il loro tempo, perché non più adeguate alla velocità (e soprattutto alla alta imprevedibilità) del mondo di oggi.
Interessante anche l’excursus nell’ambito delle neuroscienze (trattate in modo divulgativo) e nell’analisi del comportamento dell’uomo davanti alla imprevedibilità.
Non offre soluzioni, offre spunti per vedere le cose in modo diverso.
E questo è molto positivo (secondo me), perché ti costringe a pensare.

Quando meno te lo aspetti

L’unico mio rammarico (e confesso di esserci rimasta un po’ male) è stata una critica piuttosto aggressiva che mi è stata mossa alla condivisione del video su Facebook. Critica rivolta alla persona (e non al contenuto) che credo sia stata scatenata dal titolo del libro di Chris Guillebeau, “100 euro bastano”.
La imputo alla mia mancanza di chiarezza nella condivisione delle mie impressioni (che non erano rivolte alla bontà del concetto “con 100 euro fai impresa”, cosa a cui non credo, ma erano rivolte alle idee che la lettura del libro di Guillebeau può generare).
La cosa che mi è spiaciuta di più è stata che al mio tentativo di cercare di dialogare sul contenuto del libro, la persona ha alzato un muro rifiutando anche una lettura del testo per poterne conoscere il contenuto e parlarne poi con serenità e con spirito costruttivo.
Pazienza. Ho perso l’occasione di potermi confrontare serenamente e di potermi spiegare.
Ho imparato qualcosa di nuovo, mio malgrado.

Per chi lo desidera, come di consueto qui sotto c’è il video delle riflessioni.

Buona lettura e buona visione!

Letture estive [VIDEO]

Questa estate, nelle due settimane di vacanza, ho letto in un modo quasi patologico-bulimico.
Sì, perché – mi vergogno a dirlo – ho letto più o meno sei libri…
“Più o meno” perché ne ho conclusi due, che avevo in corso, e ne ho letti altri quattro.
E mi sono destreggiata tra generi diversi, per diversificare un po’.

Così ho letto “L’hotel dei cuori infranti” di Deborah Moggach, “Una cosa divertente che non farò mai più” di David Foster Wallace, “La ragazza dei cocktail” di James M. Cain, come libri di narrativa; alternati a testi stile manuali/saggi quali “Web 3.0” di Rudy Bandiera, “Quando meno te lo aspetti” di Magnus Lindkvist e “Da cosa nasce cosa” di Bruno Munari.

Tutti testi scorrevoli (alcuni più, alcuni meno) e piacevoli da leggere.
Alcuni mi sono piaciuto di più, altri di meno. Come penso sia normale. (Anche se leggo in modo bulimico…)

[Immagine di copertina tratta da indie-handmade.blogspot.com]