Ricominciare daccapo

A maggio di quest’anno ho concluso il percorso educativo di Toastmasters (l’associazione di cui faccio parte dal 2012).
Un percorso che si è sviluppato e articolato su un doppio binario: quello dedicato alla comunicazione (il parlare in pubblico) e quello dedicato alla leadership (forse l’aspetto che mi è più caro per il grande lavoro che si fa su stessi).

E quando arrivi al termine subentra un po’ di stanchezza e un po’ di demotivazione.

Perché è vero che il percorso Toastmasters è pressoché infinito: è un processo di apprendimento che può essere reiterato tutte le volte che si vuole. Ma quando arrivi al termine di un viaggio che è durato 7 anni , qualche dubbio ti viene.

E ti trovi ad un bivio:

  • considero chiusa l’avventura e completato il “percorso di studi”?
    oppure
  • ricomincio daccapo perché non si smette mai di imparare (e perché un sano allenamento non fa mai male)?

Ebbene, il caso vuole che da qualche anno Toastmasters abbia cambiato radicalmente il percorso di formazione: sta abbandonando gradualmente i vecchi manuali (il “vecchio ordinamento” di universitaria memoria) a favore di nuovi Path (percorso Pathways, il “nuovo ordinamento” usando la metafora universitaria).
Passando nel contempo da una fase analogico-cartacea ad una digitalizzazione spinta, portatrice (nei soci senior) di non pochi mal di pancia. (E’ un bel salto, non c’è che dire.)

Foto ©Toastmasters International

Ebbene, dopo una fase interlocutoria durata qualche mese, dove non ho mai abbandonato il mio club ma ho preso le cose con un po’ più di filosofia, ho riflettuto che restare in allenamento e avere la possibilità di sperimentare, non sia una idea così poi malvagia.

E così martedì sera (dopo avere rimandato più volte) ho ricominciato daccapo, rifacendo l’IceBreaker (il primo discorso che il socio fa davanti al club per presentarsi).
Ho mosso il primo passo nel nuovo percorso scelto (Dynamic Leadership).

Confesso essere stato faticoso.
Perché ho dovuto cercare di liberarmi di tutta la complessità accumulata in 7 anni di discorsi.
Perché non sapevo di cosa parlare.
Perché non sapevo più come si faceva.

E’ così son tornata alle basi…
La prima traccia scritta al computer per superare il trauma da pagina bianca…
Le prove a braccio, registrandomi, per affinare via-via (facendolo) il contenuto del discorso…
L’estrazione e costruzione degli schemi del discorso per rendere visibile la traccia, la mappa, con la quale muoversi…

Ero tranquilla, sì. Lo confesso.
Ma ero un po’ preoccupata.
Temevo di perdere il filo.
Temevo di divagare.

Però il tornare alle origini, il ripartire, è stata una bella cosa.
Una bella sensazione.
È stato un riavvicinamento alla semplicità.
Senza slide.
Con pochi minuti a disposizione (dai 4 ai 6 minuti).

E così il viaggio è ricominciato.

Link utili:

[Foto in evidenza ©Toastmasters International]

Questioni di genere [Video]

 

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Immagine tratta da Fine Art America

“Questioni di genere” è il titolo dello speech che ho dato martedì scorso al Milan-Easy Toastmasters Club.

Un progetto (di discorso) piuttosto impegnativo per durata (dai 15 ai 20 minuti) e struttura (obiettivi da soddisfare), facente parte di un manuale avanzato del percorso educativo Toastmasters (“The professional speaker”)
E sul quale ho tentennato quasi fino all’ultimo, avanzando tra mille incertezze e facendo i conti con la preparazione non proprio ottimale (dovuta ad una mia scarsa pianificazione).

Scegliere un argomento per un keynote speech non è semplice: devi ispirare, coinvolgere e condividere una visione.
In genere si tratta di un discorso di apertura (o di chiusura) di conferenze, tenuto da “personalità” di riferimento del settore. Quindi il pubblico a cui si rivolge è abbastanza “targettizzato” (know your audience, il mantra da recitarsi in continuazione durante la preparazione di un discorso, è ben definito).

BarbaraOlivieri

Nello specifico, il progetto mi consentiva di fare una simulazione: potevo ipotizzare uno scenario di intervento in modo da focalizzare ancora di più il discorso.
Ho scelto invece di non dire nulla e di regolarmi sulla base del pubblico presente al meeting: una audience eterogenea che mi ha fatto prestare attenzione al non urtare la sensibilità di chi mi ascoltava e che ha anche rappresentato un “ostacolo” con cui fare i conti. Obbligandomi a mantenere una struttura più generale (uno scheletro), da calibrare e plasmare a seconda della risposta del pubblico.

Sono soddisfatta della performance?
Non totalmente. Avrei potuto fare sicuramente meglio.
Potevo prepararmi di più.
Ho però avuto modo di confrontarmi con un format complesso svolto in un “ambiente protetto” (il club). Molto utile per fare un test e prendere appunti su cosa migliorare.

Qui sotto il video [durata 18 minuti].
[E qui il link a Slideshare con le slide utilizzate.]

[Immagine di copertina tratta da James Vaughan on flickr]

“Less is more” lo speech al Boccascena Cafè

 

Best Speaker

“Less is more” è il titolo del nono speech del manuale di Competent Communicator del Toastmasters International che ho tenuto al Milan Easy Toastmasters Club, nel meeting organizzato “fuori porta” al Boccascena Cafè.
L’obiettivo del discorso era quello di persuadere col cuore, con l’emozione ma anche con la logica.

Ho scelto questo titolo (motto caro all’architetto Mies Van Der Rohe) per raccontare e trasmettere la necessità di razionalizzare la propria quotidianità. Individuando ciò che è veramente importante per sé, favorendo – così – la qualità.
Liberandosi della quantità.

Compito non facile.
Sia trasferire in modo efficace l’idea.
Sia metterla in pratica.
(Ma ci sto provando. Ogni giorno, tutti i giorni.)

L’argomento mi ha portato fortuna.
La convinzione nel perseguire l’obiettivo del “less is more” mi ha portato fortuna.
E la presenza dell’amica Martina tra il pubblico mi ha portato fortuna.
Facendomi guadagnare il ribbon del Best Speaker.

Grazie! 🙂