Tra Arte e Ingegneria

Christo, Floating Piers. Disegno 2014. 22,5 x 34,9 cm. Matita, carboncino e pastello. Foto: André Grossmann © 2014 Christo
Christo, Floating Piers. Disegno 2014. 22,5 x 34,9 cm. Matita, carboncino e pastello. Foto: André Grossmann © 2014 Christo

Non ho un rapporto facile con l’Arte Contemporanea, confesso.
Ho provato a capire, a comprendere, cosa certe opere volessero dire.
Ho partecipato a visite guidate, ascoltando in reverente silenzio le spiegazioni.
Ma – ahimè – spesso la perplessità è rimasta.

Anche se davanti ad una tela di Fontana, ascoltando la citazione qui sotto ho avuto un’epifania (ho compreso – credo – la creazione di una terza dimensione su un piano, quella della tela, strettamente bidimensionale…):

“Scoprire il Cosmo è scoprire una nuova dimensione. E’ scoprire l’Infinito. Così, bucando questa tela – che è la base di tutta la pittura – ho creato una dimensione infinita. Qualcosa che per me è la base di tutta l’arte contemporanea”

E’ stato un episodio che ha aperto uno “squarcio” di comprensione davanti ad alcune rappresentazioni che comunque continuano a lasciarmi perplessa.

20th Century Italian Sale Sotheby's London - 15 October, 2007 Lucio Fontana (1899-1968) Concetto Spaziale, Attese signed, titled and inscribed Questo quadro a sette tagli... on the reverse waterpaint on canvas Executed in 1968. Estimate: £700,000 - £1,000,000
Concetto spaziale, Attese Lucio Fontana 1968. Tecnica mista

Più di recente però mi è capitato di emozionarmi davanti (forse sarebbe meglio dire “dentro”) ad alcune installazioni.

Ho provato stupore davanti alle Torri di Anselm Kiefer in Hangar Bicocca.
Trovarmele davanti la prima volta mi ha generato stupore e meraviglia.
Sette colossi apparentemente precari che si ergono davanti a te.
E ogni volta che torno, e le rivedo, provo sempre una profonda emozione.

Anselm Kiefer I Sette Palazzi Celesti, 2004 (Foto tratta da www.artslife.com)
Anselm Kiefer I Sette Palazzi Celesti, 2004 (Foto tratta da http://www.artslife.com)

Mi sono divertita come un bambina gattonando sulle bolle di On Space Time Foam, l’installazione site specific di Tomàs Saraceno per Hangar Bicocca, rimanendo con le ginocchia arrossate e doloranti per più di una settimana.

On Space Time Foam (foto ©Hangar Biccocca)
On Space Time Foam (foto ©Hangar Biccocca)

Mi sono commossa (e ho visto persone totalmente immerse nell’esperienza) dentro e davanti alla performance The Visitors di Ragnar Kjartansson (un ampio spazio buio con megaschermi disposti a semicerchio, ognuno proiettante immagini e suoni di un musicista, tutti sincronizzati coralmente fra loro, facendoti immergere fisicamente nel suono).

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Ragnar Kjartansson – The Visitors (Foto © Hangar Bicocca)

Sono rimasta un’ora e mezzo “dentro” l’installazione Hypothesis di Philippe Parreno, dicendomi in continuazione: “Sì, sì, adesso vado…”
Camminandoci in mezzo, sedendomi, spostandomi per avere punti di vista e di ascolto diversi.
Affascinata dal suono e dalle performance luminose della installazione.
Totalmente immersa ed ipnotizzata.
[Per chi vuole a questo link Philippe Parreno – Petrit Halilaj, la gallery delle foto che ho scattato durante la visita.]

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Hypothesis di Philippe Parreno (Foto tratta da http://www.click-he.it)

E ho vissuto con curiosità la recentissima installazione di Christo e Jeanne Claude, The Floating Piers.
Camminandoci sopra, guardandomi in giro, togliendomi le scarpe per camminare più a contatto con la materia e la sua struttura, osservando l’interazione delle persone con l’ambiente artificiale.
[A questo link – The Floating Piers – Christo 2016 – le foto che ho scattato il 26 giugno.]

Foto ©Barbara Olivieri - scattata il 26 giugno 2016
Foto © Barbara Olivieri – scattata il 26 giugno 2016

Tutto questo mi ha fatto fermare un momento a riflettere.
Domandandomi quale potesse essere il filo conduttore che legava queste installazioni alle mie reazioni (di stupore, di meraviglia, di commozione, di divertimento, di curiosità…)

E ho pensato ad una curiosa commistione tra lato logico e lato emozionale.
Una commistione tra Arte e Ingegneria.

Dove l’Ingegneria (col suo apporto tecnologico) rende possibili espressioni e costruzioni di Esperienze maggiormente immersive ed emozionanti.

[Foto di copertina © Wolfgang Volz]

Hangar Bicocca

hangarbicocca

Ho scoperto Hangar Bicocca proprio quest’anno.

Ho iniziato con una visita guidata alle “Torri di Kiefer” davanti alle quali ho provato stupore, rimanendo senza parole.
Ho proseguito con Tomàs Saraceno, con il quale mi sono divertita a gattonare sul suo On Space Time Foam e dove ho visto in modo evidente per la prima volta, la concretizzazione di quello che io chiamo trasversalità: dove l’arte, l’ingegneria, il gioco e le emozioni, si mescolano.
Ho visitato altre due installazioni: quella di Apitchapong Weerasethakul e quella di Mike Kelley.
Ho trascorso 10 minuti magici nella installazione di Ragnar Kjartansson (“The visitors”): immersa nel suono e circondata da megaschermi, mi sono emozionata ascoltando la canzone di una struggente malinconia.

Penso sia uno degli spazi espositivi più riusciti degli ultimi tempi.

Che – per quanto mi riguarda – ha un grande merito: quello di avermi fatto avvicinare ed apprezzare l’arte contemporanea/moderna e le sue performance. Una forma di espressione artistica che ho sempre fatto fatica a comprendere, spesso rifiutandola per incapacità di comprenderne i messaggi.

[Ricordo ancora la visita guidata alla Galleria Pomodoro (in zona Porta Genova): ci misi tutta la buona volontà di questo mondo nel cercare di comprendere che cosa avevo davanti, ma uscii di lì con il dubbio di avere visto una mare di stupidate presentate e “vendute” come arte. (Purtroppo fallì e chiuse dopo qualche anno. Ed oggi mi viene il “sospetto” che forse ci fosse qualche difficoltà di comunicazione e di contenuti anche da parte dello spazio espositivo stesso.). Questo non avvenuto in Hangar Bicocca dove la capacità di comunicazione e la didattica sono molto seguite e curate.]

Delle installazioni che ho visitato, tre le ho fatte con visita guidata (un modo per avvicinarmi a queste “stranezze”, tenuta per mano da chi ne capisce più di me e può spiegarmi qualcosa).
Due (Saraceno, per oggettiva impossibilità logistica, e Kjartansson) le ho fruite da sola.
E ho capito una cosa: più che la spiegazione logica del “perché e del per come”, sono le sensazioni che provi davanti a questi lavori.

Cosa ti suscitano?
Che emozioni ti trasmettono?
Cosa ti stanno dicendo?
Ascoltandoti, mentre le fruisci, che cosa senti?
I tuoi sensi come stanno reagendo davanti a queste installazioni?

So che può sembrare una cosa un po’ ardita, ma è questo che io ho riflettuto negli ultimi tempi.
Soprattutto davanti a “The visitors”: mi sembrava di essere immersa in un fluido. E lì ho pensato proprio alla emozione che mi aveva suscitato e che avevo sentito chiaramente.

Quello che mi ripropongo con il nuovo anno è – sì – di capirne di più, cercando di partecipare anche alle rassegne cinematografiche e curiosando nella loro libreria (facendo lavorare un po’ anche l’emisfero sinistro), ma anche – e soprattutto – continuare ad esplorare la parte emotiva ed inconscia, utilizzando le loro installazioni come specchio personale.

Immagine tratta da http://www.tafter.it

Qui il video visto stamattina:

http://youtu.be/V2LBszmNy_Y

Mike Kelley e l’arte contemporanea – alcune riflessioni…

mike kelley

Ieri ho dovuto esercitare una sospensione di giudizio non da poco mentre mi aggiravo in Hangar Bicocca, cercando di comprendere le installazione di Mike Kelley.
La guida (la bravissima Elisa) si è prodigata in spiegazioni, aiutandoci nella comprensione dei video delle performance e delle installazioni varie.
Compito arduo, vista la illogicità (attenzione… ho detto illogicità) di alcune opere.

Però, ogni volta per me è una sfida.
Ogni volta che vado a vedere una mostra di arte contemporanea, è un confronto con i miei blocchi mentali e con i “rifiuti a prescindere” che scattano davanti ed espressioni fuori dai canoni consueti (… canoni consueti…).

E ricordo anche quello che disse una volta una guida, riguardo proprio al (possibile) rifiuto che abbiamo davanti ad opere come quelle – per esempio – di Mimmo Palladino (la montagna di sale davanti a Palazzo Reale per me era un insulto a chi soffre la fame…), davanti ai lavori di Maurizio Cattelan (ricordo bene i bambini impiccati all’albero di Piazza XXIV Maggio a Milano…), davanti alle opere di Lucio Fontana (fu una epifania quando compresi – in un flash – il significato delle sue tele tagliate)… E davanti a tutte le opere di artisti contemporanei…
In particolare ricordo che disse che anche in passato i Futuristi, gli Espressionisti, gli Impressionisti,… furono bollati dai loro contemporanei come pazzi, incomprensibili, artisti da strapazzo.
Il nuovo e le sue espressioni artistiche sono sempre stati rifiutati ed osteggiati al loro comparire nella società”, disse.

Vero. Verissimo.
Ed ogni volta che mi trovo davanti ad installazioni di artisti contemporanei, mi aggrappo a questa riflessione, nella speranza di cogliere cose interessanti.
Mi ricordo ancora quando a Berlino vidi un’opera di Pollock: non l’ho mai capito, però – davanti a quella tela di notevoli dimensioni – rimasi affascinata. Non so dire perché e non ho mai voluto capire il perché, so solo che mi piacque. Per come era.
(La stessa cosa avviene per le opere di Kandinsky, che non ho mai voluto capire, perché convinta che – se lo facessi – con molta probabilità perderei quel senso di magia che le sue opere mi trasmettono).

Forse queste opere non vanno capite da un punto di vista logico.
Forse non vanno lette e codificate secondo canoni ben precisi.
Forse vanno semplicemente viste (e vissute?) come manifestazioni personali di un individuo che sta veicolando un suo personalissimo messaggio, una sua lettura della realtà…

Siamo sempre lì, quindi: sospendere il giudizio e stare ad ascoltare, a sentire e a percepire.

Milano_Hangar_Bicocca_Mike_Kelley_03_20130523

E credo che mia madre, ieri, sia stata (più o meno consapevolmente) illuminante:
Vabbé, ma allora siamo tutti artisti!” mi ha detto
Non è una osservazione da poco.
Volendo, su una affermazione simile, si possono fare molte riflessioni filosofiche ed artistiche…
Siamo tutti artisti? Probabilmente sì. Allo stato latente ed embrionale, sì.
Sta a noi utilizzare le nostre capacità ed i nostri talenti per estrarre le nostre personalissime opere d’arte…

Ma questo è un altro discorso…