Tempi complicati

Premetto di essere un po’ drammatica e cupa in questi giorni, ma leggendo alcune notizie il primo pensiero è stato: “Dopo 1984 [Orwell, n.d.r.] ci stiamo avvicinando a passo felpato e circospetto a scenari alla Fahrenheit 451 [Bradbury, n.d.r.]”

Dei libri di Robert Dahl (della loro riscrittura) avevo letto, di Ian Fleming ho letto di recente e di Agatha Christie ho sentito in queste ultime ore…
Scoprendo nel frattempo una nuova professione: il Sensitivity reader. Cioè colui (o colei) che ha il compito di leggere i libri, valutarne il linguaggio ed un possibile suo aggiustamento per non urtare la sensibilità dei lettori.

Che dire davanti a tanta idiozia umana?
(Mantenendo il beneficio del dubbio sui Sensitivity reader.)
Nulla. Semplicemente nulla.

Ma mi sono ricordata di due cose.

La prima.
Una sera di tarda estate del 2020 su un terrazzo in centro a Milano.
L’ultimo incontro del Bookeater Club di Zelda Was a Writer (al secolo Camilla Ronzullo), ed uno dei primi incontri in presenza dopo mesi di lockdown e incontri online.
Libro – o meglio audiolibro – in oggetto: “Via col vento”, letto magistralmente da Anna Della Rosa, in una nuova traduzione curata da Neri Pozza che ne aveva acquisito i diritti.
Ricordo che dibattemmo sul tema della riscrittura fatta – in questo caso – per adattare il linguaggio a termini più moderni (c’era un problema di linguaggio appesantito dalla vetustà). Si ragionò sul rischio di operazioni di riscrittura, di cancel culture e di rischi di neo-lingua (tirammo in ballo “1984” di Orwell)…

La seconda.
Ricordo mia mamma quando mi raccontava dei libri all’indice durante la sua giovinezza.
Dell’elenco di libri banditi esposti nelle bacheche delle parrocchie (se ricordo bene…).

Ora… io non avrei mai pensato di vedere anche questo.
Non nel 2023.

Dopo una pandemia, una guerra alle porte dell’Europa, una crisi energetica e climatica sempre più presenti… la cancel culture che diventa sempre più pervasiva (già ai tempi della prima Guerra del Golfo, gli USA bandirono il termine “French fries” perché la Francia era restia a partecipare e/o sostenere il conflitto…).
Perché sembrano eventi slegati tra loro, ma sono espressioni di un mondo sempre più complesso, veloce, interconnesso e instabile.

Contradditorio e generatore di paure.

Perché “fa niente” se una persona entra in una scuola armata di fucile d’assalto e fa una strage (solo per citare l’episodio più recente).
L’importante è cambiare nome ad una scuola perché Washington è un personaggio controverso (cambieranno anche le immagini sui dollari…?), l’importante è protestare per una immagine del David perché i genitori non erano stati preventivamente avvisati, l’importante è (perché ce n’è per tutti, anche qui in Italia) emettere leggi su ipotetici reati relativi alla carne sintetica (la notizia è di poche ore fa) in una miopia conservatrice incurante delle possibilità di sostenibilità alimentare e ambientale…

Ci sono dei periodi (e questo è uno di quelli) nei quali chiuderei tutto, cancellerei tutti gli account e smetterei di informarmi (ed ascoltare) per non leggere (e ascoltare) di questi deliri dettati da una ignoranza abissale e profondissima.

Oggi sono cupa e drammatica, lo so.
E allo stato attuale non vedo un bel futuro.
Da qualsiasi parte mi volti.
(Poi magari domani mi alzo più riposata e vedo qualche spiraglio di ottimismo…)

Di sicuro sono tempi turbolenti ed è in atto una frattura culturale (sociale e politica) preoccupante (inutile edulcorare i termini).
Dove l’ignoranza urla e spintona, mettendo nell’angolo il sapere e la cultura. Che si devono fare silenziosi e capillarmente pervasivi per poter proseguire la propria opera di divulgazione utile a navigare in tempi così complessi e complicati.

[Foto di Ed Robertson su Unsplash]