Blog personale e social network

Barbara Olivieri

Quasi un mese fa ho deciso di prendermi una pausa di riflessione, sospendendo le pubblicazioni su questo piccolo blog personale (che nel corso degli ultimi tempi ha subito moltissime modifiche e rimaneggiamenti).

Sedotta dalla sempre maggiore versatilità dei social network, ho pensato che portare avanti un blog personale stesse diventando gradualmente sempre più impegnativo e faticoso.
Così ho iniziato a pubblicare dei post su LinkedIn, con un buon riscontro di visualizzazioni.
Ho pensato che una comunicazione più mirata a seconda dei social network, e maggiormente adatta al “mobile”, fosse la soluzione migliore (la più facile).

Però devo confessare che – nonostante sia stata una strenue sostenitrice di queste pubblicazioni – ho iniziato a sentirmi in gabbia.

Ho vissuto una sorta di paradosso.
Se da un lato scrivere per e su social network “specifici”, costituisce un ottimo esercizio di calibrazione linguistica e di sintesi (è sconsigliabile scrivere post emotivi su LinkedIn, così come scrivere post professionali su Facebook non funziona molto a meno che tu non abbia una pagina professionale), d’altro canto può accadere di sentirsi costretti a percorrere strade delimitate da robusti e metaforici paracarri.

Sì, certo, dipende molto da come e perché usi i social.
Dipende da cosa vuoi comunicare e come lo vuoi comunicare.

Non so voi che leggete come vivete la vita digitale, ma nel mio caso mi sono resa conto che passato l’entusiasmo della novità e dello sperimentare un nuovo strumento (nella fattispecie la funzione di blogging su LinkedIn, disponibile per ora solo in lingua inglese), ho iniziato a sentirmi in gabbia.
Piano-piano ho iniziato a scrivere post che tendevano via-via ad essere dedicati meno alla professione, e più ad impressioni e riflessioni.

E proprio qualche giorno fa, pubblicavo su Facebook questo post:

In un mondo che ti dice che devi avere obiettivi e che devi focalizzarti su alcune cose, scegliendo-scegliendo-scegliendo, che dite se decidiamo di seguire liberamente i nostri interessi e le nostre passioni, senza costringerci a scegliere in funzione di un possibile business…?
La vita è una sola ed è già abbastanza faticoso portare avanti la baracca.
Se poi i nostri hobby, le nostre passioni, devono essere costrette in funzione di un possibile e specifico business… beh… benvenuti stress e frustrazione…
Negli “sfridi di tempo” cerchiamo di fare le cose che ci piace fare. Per sgombrare la testa, per ricaricarci, per divertirci, per il gusto di imparare.
Poi se ne esce un business tanto meglio.
Sennò va bene uguale.
Senza frustrazione e senza ansia.
Basta che abbia un senso per noi, che facciamo quello che facciamo.

E allora, daccapo!
Con buona pace della non-bontà della visione blog-centrica, scatta la nostalgia del blog come spazio personale.
Di narrazione di ciò che si fa, si impara e si è.

E come se non bastasse, ti capita di incrociare sul tuo percorso digitale, un libro (che ho acquistato e che leggerò nelle prossime settimane): “Bloggo con WordPress dunque sono: Remixa la tua identità digitale e personalizza l’interfaccia del tuo blog” di Paolo Sordi.
La cui sinossi recita:

Ha senso oggi parlare di blog e siti personali? Se vuoi tenere un diario, c’è Facebook. Se vuoi un album fotografico, Instagram. Se vuoi pubblicare un video, YouTube. Vuoi mettere in luce le tue competenze? LinkedIn. Vuoi buttare giù una riflessione veloce? Twitter. Vuoi scrivere un articolo? Medium.
Il blog non è morto, si è frammentato in tante piattaforme che del blog hanno assunto alcuni tratti e alcune funzionalità di base, ma che dal blog si sono distaccate, offrendo ognuna caratteristiche e funzioni specifiche che ne hanno favorito un’adozione sempre più di massa.
Con i social network la voce inedita e personale dell’utente ha conquistato un’esposizione infinita, ma si è chiusa in tanti “giardini chiusi” dove ha perso unità di spazio, libertà e indipendenza. Eppure la Rete aperta dell’open source, del PHP, dell’HTML, dei CSS, dei feed RSS, di WordPress (rigorosamente punto org) è ancora un luogo libero, aperto e flessibile che può restituire agli autori il controllo su contenuti, tempi, modi e proprietà di quanto pubblicato online.
Bloggo con WordPress dunque sono ti spiega come.

E poi leggi – veramente per caso – un progetto avviato da una blogger: #CurriculumDelLettore: come è nato e compagni di viaggio.

E leggi di tanti altri blogger per passione che hanno attraversato come te momenti di pausa, nei quali si sono fatti un po’ di domande (la più importante delle quali è: “Ma chi me lo fa fare?”), ma che dopo una assenza di settimane sono tornati alla loro creatura (quel blog che hanno costruito con tanta passione, con le loro mani) e sono ripartiti con più voglia di prima.

E allora perché lo fai?
Perché ti prendi la briga di scrivere su un blog su WordPress (con tutte le sue difficoltà del caso, perché una piattaforma un pochino complessa)?

Già, perché?
Perché coltivare le proprie passioni…?

Vi lascio con qualche link che ho incontrato nel corso di queste settimane di pausa (sono letture apparentemente scollegate fra loro e non tutte congruenti con l’argomento del post, però hanno contribuito a farmi riflettere e forse a farmi ripartire):

Perché? (Flash post)

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Avviso ai naviganti: non ho idea del tipo di impaginazione che uscirà…
Ho scritto questo post da uno smartphone, caricando la foto, scattata dallo stesso smartphone…
Ergo il risultato grafico può essere un po’ bislacco. Quindi – nel caso – provvederò a sistemarlo quando tornerò davanti ad un PC (fra un paio di settimane).

Ma venendo al motivo di questo “flash post”, sono qui a fare una riflessione ad alta voce.
Riflessione che scaturisce da un programma che stavo redigendo su come dare una impronta significativa a questo blog.
Una impronta che potesse sposarsi con l’identità professionale che ho.
Infatti ho inserito nuove categorie, una nuova pagina (“videoriflessioni”),… tutto in funzione della mutazione di questo spazio in qualcosa più di nicchia.

Ero convinta!
Stra-convinta che la cosa potesse funzionare.
Poi complice una “innocua” mail ricevuta, che elogia i “percorsi non lineari”, è complici due libri che ho tentato di iniziare a leggere ma mi hanno sfiancano dopo pochissime pagine (sono i due in secondo piano nella foto), mi sono detta:

“Ma perché? Perché mi devo fare del male? Perché devo forzare il piacere della lettura su dei testi duri, complessi e alcuni pure incomprensibili? Perché devo forzare la chiave di lettura di un libro di narrativa?”

Ossignore!, a me piace leggere.
Mi piace riflettere.
Mi piace raccontare le cose che mi accadono e che faccio.
Perché devo diventare tediosa, saccente e noiosa?
Perché devo diventare monotematica?

Questo non è un “corporate blog”.
Questo è un blog personale.
Questo – in teoria – dovrebbe (e potrebbe) essere uno spazio dove trova sfogo proprio quel percorso non lineare menzionato in quella mail sibillina…

E allora avanti così.
Facendo qualche passo indietro e qualche scarto laterale.
Tornando anche un pochino alle origini.

[Fine del flash-post, impaginato alla cieca, scritto in una mattina di agosto…]