Della singolarità ed esponenzialità nella biotecnologia

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Foto da Pixabay

Stamattina – grazie ad un contatto su Facebook – ho letto l’articolo del World Economic Forum dal titolo “7 ways the ‘biological century’ will transform healthcare”.
Ed è stato immediato farmi alcune considerazioni.

La prima.
Siamo arrivati alle soglie della creazione del super-uomo.
E stiamo per varcare quella soglia (se non lo abbiamo già fatto).

[Qui un post di un anno fa nel quale raccontavo della due giorni della prima conferenza italiana di Singularity University, dove ebbi modo di ascoltare segnali per me inequivocabili.]

Questo perché, leggendo l’articolo del WEF, è stata per me immediata l’associazione con l’idea di processi di selezione di “mattoni” buoni per costruire esseri viventi più resistenti e più sani.

E se questa è una cosa molto bella, vista nella accezione della cura e sconfitta di malattie gravi e/o fino ad oggi incurabili, e nella riparazione di danni fisici subiti (è di questi giorni la notizia di un intervento di impianto spinale che ha consentito a tre pazienti di ricominciare lentamente e faticosamente a muoversi), dall’altro rende sempre più evidenti le implicazioni etiche che operazioni di questo tipo fanno sorgere (questione che viene evidenziata nello stesso articolo soprattutto da un punto di vista normativo):

In parallel, the next wave will be led by a distributed labs around the world, including China and other regions; medicine will be no longer dominated by the US and Europe. The regulatory environment in the US and Europe makes clinical trials somewhat difficult, and for good reason. However, China has a more open view of regulation in many new areas of medicine, coupled with the world’s largest market for most diseases and medical procedures.

E la seconda considerazione è proprio legata all’etica.
Se ne parla sempre di più: la questione assume importanza sempre maggiore.
E non può più essere ignorata.

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Foto da Pixabay

E se stanno nascendo corsi dedicati, si scrive molto in tema di “etica vs AI”, si redigono tesi e si stanno aprendo scenari professionali interessanti (a tale proposito seguo sempre con grande interesse il blog di Paolo Benanti, Francescano del Terzo Ordine che tratta di etica e scienza in modo molto aperto e laico), ho la percezione – nel contempo – di una attenzione focalizzata solo su specifici argomenti.

Per esempio – uno tra i tanti – sull’etica della guida autonoma (dove l’Intelligenza Artificiale deve decidere in situazioni di rischio come comportarsi):

Mentre non vedo (forse perché non sono in grado io di trovare le informazioni) approfondimenti sulla “operatività limite” (molto borderline) che coniuga Genetica  –  Etica – Big Data – Intelligenza Artificiale.
Un mix che apre scenari entusiasmanti nella cura dell’essere umano.
Ma che – se non ben gestita e regolamentata – rende molto concreto quanto da noi solo passivamente sperimentato (tra l’affascinato, l’incuriosito e l’impaurito) leggendo libri e/o vedendo film e serie TV.

Chiudo con due spunti di riflessione ulteriori.
Un Talk — che ebbi modo di ascoltare dal vivo e che mi dissero divise la platea — ed un sito che intercettai per puro caso diversi anni fa e che mi inquietò non poco:

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©Black Mirror – Arkangel

 

[Immagine di copertina: Cyborg di iWebDesigner]

Due Talk biotecnologici e ispirazionali

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©TED

Sono una appassionata di TED.
Lo sanno anche i sassi (come dico sovente quando ribadisco i concetti fino allo sfinimento.)

Seguo il loro blog, sono iscritta al portale con un profilo personale (lo sapete che potete costruire il vostro profilo personale nel quale potete anche salvare i vostri video preferiti?), ho avuto il piacere e l’onore di vivere una esperienza con TEDx Torino dietro le quinte (imparando tantissimo) e ho letto diversi libri dedicati.

TED Talks

Ultimamente ho letto quello scritto da Chris Anderson, “TED Talks” (tradotto in italiano in “Il migliore discorso della tua vita”… non commento sulla scelta del titolo per la versione italiana, riflettendo che forse dipende dal mercato nel quale si colloca, l’Italia, dove TED inizia ad essere conosciuto solo adesso, grazie al proliferare di eventi TEDx sul territorio).
Un racconto sul format della celebre conferenza fatto da un insider d’eccezione (l’autore è il curatore e direttore di TED).
Una guida per capire come funziona un talk e che illustra quali sono alcuni strumenti utili per essere efficaci nella propria comunicazione in pubblico.

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Chris Anderson ©TED

Ma non solo.

Infatti, a supporto delle sue argomentazioni, l’autore cita dei Talk di esempio: alcuni noti, altri meno.

E proprio nel secondo gruppo (i meno noti, almeno per me) si colloca quello di Neri Oxman (“Design at the intersection of technology and biology“, TEDGlobal 2015).
Portato ad esempio su come le tecniche di presentazione possono raggiungere altissimi livelli tecnici e di coinvolgimento, l’architetto e artista israeliana spiega e racconta dell’intreccio di diverse discipline e di come queste generino nuove idee, sviluppando tecnologie (di costruzione in questo caso) molto interessanti.

Una epifania per la sottoscritta, sempre affascinata dalla interdisciplinarità e sempre alla ricerca di punti di contatto, e fili rossi inaspettati, che legano ambiti anche tra loro molto diversi.

(Ascoltando il suo talk è emerso dal fondo della mia memoria il ricordo dei Tensegrity, strutture leggere che ebbi modo di analizzare durante la preparazione della mia tesi di laurea nel lontano 1994. E poi come non pensare anche a Buckminster Fuller con le sue strutture geodetiche? O agli studi effettuati sulle tele di ragno come esempio perfetto di tensotrutture?)

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Tensegrity (Immagine tratta da Pinterest)

Ma non solo.
Ancora…

E’ recentissima la (mia) scoperta di questo altrettanto recente Talk di Hugh Herr: “How we’ll become cyborgs and extend human potential“.

Presentato all’ultimo TED Global 2018 a Vancouver (non sono ancora disponibili i sottotitoli in italiano, ma assicuro essere un talk molto comprensibile), illustra e – soprattutto – racconta del rapporto uomo e tecnologia e delle sue immense potenzialità.
Presentando anche una nuova forma di progettazione: NeuroEmbodied Design.
Un ambito dove neuroscienze, progettazione, ingegneria ed ergonomia si intrecciano creando nuove possibilità di supporto all’uomo.
(Il rimando al ben più estremo progetto Neuralink, ideato da Elon Musk, è pressoché immediato.)

Due talk suggestivi ed emozionanti, da ascoltare, vivere e assorbire nella loro visione.
Non solo da un punto di vista di tecniche di presentazione ma anche – e soprattutto – da un punto di vista di contenuti.

Buona visione!

[Immagine di copertina ©TED]