Ed infine questa mattina – guardando lo smartphone – mi sono accorta del preannunciato cambio di logo di Twitter in “X”.
Non entro nel merito della vicenda già molto ben analizzata da esperti e testate giornalistiche (su tutti invito a leggere il blog di Francesco Russo – https://www.franzrusso.it – esperto del settore).
Però le rapide considerazioni che ho fatto oggi, osservando il cambio di logo e aprendo la app per esplorarla, sono state sostanzialmente due.



La prima: mi aspettavo un cambio completo di identità di fruizione del media.
Magari siamo ancora in una fase di transizione, ma mi aspettavo uno switch da una configurazione nota che ha caratterizzato Twitter in tutti questi anni (abituandoci ad una sua specifica fruizione) ad una nuova configurazione: nuovo logo, nuovo layout, nuovi modi di fruizione.
Sono conscia del fatto che un cambio radicale potrebbe azzoppare ancora di più una situazione già zoppa (le transizioni vanno fatte accompagnando piano piano, passo dopo passo), ma allo stato attuale (sapendo anche delle difficoltà incontrare in questi tentativi di mutazione in altro) mi sembra ancora assai claudicante e vagamente confusa: è come se fosse cambiata la copertina (con la presenza di un nuovo “sigillo digitale”: il logo “X” che ricorda Space X) ma non il contenuto.
La seconda: una questione di identità linguistica del media.
Poteva piacere o meno, ma Twitter coi suoi “tweet” aveva una specificità linguistica molto definita che ne caratterizzava il suo utilizzo: uccellino —> cinguettii —> messaggi brevi.
E non è poco.
[Nel mentre scrivo Ansa riporta la notizia che su alcuni profili il pulsante per pubblicare non è più “tweet” ma “post”, a conferma di un po’ di confusione in essere e di ulteriore smantellamento di “quello che era”.]
Adesso, l’impressione che ne traggo (forse complice anche un’idea che ho del proprietario: geniale ma a tratti anche infantile [che alimenta la sua genialità, in un curioso corto circuito], fortemente egoriferito) è che l’obiettivo sia “marcare il territorio” senza curarsi dell’uso che l’utenza può fare dello strumento, senza (apparentemente) l’obiettivo di fidelizzarla/trattenerla (la massiccia migrazione verso altri lidi può essere un segnale).
[Oppure c’è una volontà di ri-targetizzazione del proprio pubblico.]
Elon Musk non fa le cose a caso.
Di questo siamo convinti in tanti.
Ma a volte non comprendi bene i suoi obiettivi, il “dove vuole arrivare”.
Qui più che mai.
Non capisci se – in quello che fa – c’è un disegno specifico, oppure alcune azioni (non tutte) sono tentativi per capire quale strada risulta più utile percorrere.
A tale proposito lascio qui il link ad una puntata del podcast Globo nel quale si parlava proprio di Elon Musk e della sua iniziativa su Twitter: “Elon Musk ci è o ci fa?”
[La foto della intestazione è di BoliviaInteligente su Unsplash]
