Il (mio) Tempo di Libri

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Ieri pomeriggio ho visitato la (nuova) fiera dell’editoria a Milano, della quale molto si è parlato e si parlerà, tentando – a manifestazione conclusa – di fare bilanci sulla sua riuscita, in rapporto soprattutto al Salone del Libro di Torino (della quale rappresenta un non indolore spinoff ).
[Stamattina ho letto un post di Luca Sofri su Wittgenstein, del quale condivido i toni pacati ed equilibrati.]

E questo post non vuole essere una recensione dell’evento, bensì è un piccolo resoconto personale di quello che ho vissuto domenica pomeriggio camminando tra gli stand dei padiglioni 2 e 4, ascoltando qui e là i numerosi interventi ospitati dalle case espositive, e scoprendo realtà editoriali (e non) a me totalmente sconosciute.

Nei giorni precedenti avevo preparato un personale itinerario all’interno della manifestazione mirato ad argomenti legati più o meno direttamente alla mia professione, lasciandomi comunque strade aperte ad altri stimoli che avrei colto durante la passeggiata.

In particolare ero partita con l’idea di seguire un paio di interventi legati all’architettura: la presentazione della nuova rivisita Ardeth (edita da Rosenberg & Sellier) e la tavola rotonda sulla “architettura della casa nel noir, nei gialli e in Simenon”; trascorrendo il tempo in mezzo ai due incontri curiosando tra le case editrici presenti.

Una immagine della tavola rotonda sulla architettura nei romanzi gialli, noir e Simenon. Da sinistra a destra: gli scrittori Alessandro Perissinotto e Paolo Roversi, il moderatore ed architetto Luca Molinari, la scrittrice Alessia Gazzola e Ena Marchi (editor di Adelphi).

E se purtroppo il primo l’ho perso perché arrivata in ritardo, il secondo è stato invece un interessante stimolo ad adottare una chiave di lettura specifica ad un genere che ben ospita al suo interno la trattazione degli spazi e dell’architettura, utili a supportare la struttura ed il ritmo narrativo. (Discorso estensibile anche ad altri generi letterari.)

Interessante anche l’aggancio e la citazione al cinema di Hitchcock (in effetti nelle sue pellicole è forte la presenza dell’architettura), che mi ha fatto pensare ad un suo esatto contrario: Dogville di Lars Von Trier (dove invece è completamente assente e – forse – nella sua negazione si fa sentire ancora di più).

James Stewart - rear window - & Grace Kelly
La finestra sul cortile (courtesy of The Shelter Network)
Dogville
Dogville (courtesy of 2byzantium.wordpresscom)
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Non si può non citare anche Peter Greenaway con la sua cinematografia (nella foto una immagine tratta dal film “Il ventre dell’architetto”)

Ma prima di assistere a questo intervento conclusivo (uno degli ultimi della giornata), la passeggiata tra gli stand è stata un misto di scoperte di una micro-editoria di nicchia, popolata di estimatori, e di conferme di alcune realtà conosciute.

Sono rimasta colpita dalla produzione Hazard Edizioni, che pubblica fumetti giapponesi stampati secondo lo stesso ordine di lettura dell’alfabeto del Sol Levante: si inizia a leggerli dalla (nostra) ultima pagina per finire alla (nostra) prima pagina (quindi da destra a sinistra).
Ho trovato Taschen ed Egea. Due case editrici che con la loro produzione ben intercettano aree che mi interessano, e nelle quali ho trascorso un po’ di tempo indecisa su quali testi acquistare.

Ho chiacchierato con i ragazzi di Bookabook, la realtà editoriale interessante che si poggia sul concetto di condivisione dei testi e degli strumenti di pubblicazione (“Casa editrice in crownfunding” recita la sua tagline).
Ho sconosciuto Luni Editrice che ho scoperto essere anche organizzatrice del Salone della Cultura ospitato in Superstudio Più lo scorso mese di gennaio (e che verrà replicato nel 2018), dalla quale ho acquistato due libri sul Giappone.

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E – ultimo ma non meno importante – ho sostato a lungo nel bellissimo stand dedicato alla realtà delle Biblioteche Milanesi: un angolo dove era possibile esplorare le loro molteplici attività fatte non solo di prestito libri, ma anche – per esempio – di laboratori makers, di contaminazione tra musica e letture e di molto altro.

Nella foto qui sopra due scorci dell’area dedicata alle Biblioteche Milanesi.

Come già scrivevo poco sopra, quello che mi è piaciuto di più del pomeriggio trascorso in fiera è stata la scoperta delle tante piccole case editrici, di nicchia e per appassionati; ma mi hanno incuriosito anche i grossi gruppi, la cui esplorazione mi è stata utile per capire la geografia editoriale.
E poi, amando i libri e la lettura, non nascondo che è stata una impresa titanica il trattenersi dall’acquistare l’impossibile tra saggi e narrativa. (E di molti libri ho preso nota per acquisti futuri.)

Chiudo questo post con una gallery dedicata a quello che è accaduto sabato sera: la presentazione ufficiale del Patto per la Lettura del Comune di Milano, del quale sono appena entrata a far parte. Una bella iniziativa di volontariato che porterà in giro per la città e per le strutture quali ospedali, biblioteche, scuole, case di riposo, carceri… gruppi di lettori volontari.
E sabato sera l’attore Felice Casciano, la psicanalista e formatrice vocale Laura Pigozzi e lo scrittore Hans Tuzzi, hanno condiviso alcuni insegnamenti per vincere la paura del pubblico, per controllare la voce e per entrare in sintonia con le persone che ci ascoltano.

[L’immagine di copertina è la locandina ufficiale di Tempo di Libri]

“Il codice segreto delle relazioni”

foto2Boccheggiante e piazzata davanti al ventilatore, in attesa di levare le tende la prossima settimana, oggi ho finito il libro di Gianfranco Damico.
Per me – che entro in empatia coi libri che leggo – è stato un percorso costellato di mugugni alternati a rivelazioni ed illuminazioni, oltreché sogghigni
Libro insolito, fuori dagli schemi (perché, Gianfranco rispetta qualche schema…? ma va-là va-là… 🙂 ), rappresenta un po’ la naturale prosecuzione del primo lavoro (“Piantala di essere te stesso!”) che lessi un po’ di tempo fa (per la precisione nel lontano 2011).
Qui Gianfranco scorazza e contamina la sua opera e le sue riflessioni, spostandosi da trattazioni scientifiche e fisiche, a riflessioni filosofiche, toccando anche argomenti cari al Coaching nel senso più stretto e classico del termine.
Non è facile tirare le somme dopo un testo simile.
Anche perché si tratta di un libro che ti fa riflettere e ti fa incagliare contro scogli che ti rendono difficile la comprensione (facendoti anche imprecare, a volte…).
Però, nonostante le difficoltà, alla fine un semino te lo pianta nel retrocranio (come lo chiamo io).
A quel punto – a semino piantato – sta a te far germogliare la piantina…
Penso sia un libro da leggere… Sospendendo qualsiasi giudizio e dialogo interno (al limite, divertendosi ad ascoltare i blateramenti e le considerazioni che ci si fa tra sé e sé…).
E visto che è di difficile descrizione, qua sotto qualche suggestione che ho isolato leggendo:
“[…] tra quanto fonda il mondo là fuori e ciò che ci appare, si frappone una sorta di “traduttore”, qualcosa che percepisce quell’insieme indefinito di atomi, di vibrazioni elettromagnetiche, di energia e lo trasforma per noi in “cane”, “pietra”, “fiume”, “cielo” e così via. […]”
“E ciò che penso è questo: potrete leggere quintali di libri sulla comunicazione efficace o sul modo in cui costruire relazioni meravigliose, ma senza quel senso del miracolo per la fantasmagorica varietà e ricchezza che è il mondo sarete sempre fotocopie sbiadite di ciò che potreste essere, e la vostra vita relazionale una pallida ombra proiettata sul muro della mediocrità – ma col fiocchettino a posto.”
“[…] Se invece così non è – per esempio vi sto osservando svolgere una sequenza di azioni a me sconosciuta – allora ciò che fate viene elaborato da altri canali di comprensione, quelli che costruiscono la mia funzione puramente cognitiva, che comincia a svolgere le sue ipotesi e ad agitare il suo coltello analitico, ma la cui capacità di comprensione, pur potendo risultare estremamente raffinata, essendo comunque povera degli aspetti corporei, risulta essere molto meno pregnante di quella motoria. E soprattutto più lenta.”
“Siamo (potenzialmente) qualunque cosa. Possiamo diventare qualunque cosa. La narrazione che ci facciamo a proposito di ciò che siamo, non ha paletti. Siete un mobile stormo in volo in interazione costante con altri stormi in volo. Potete andare ovunque, diventare chiunque. Siete magnifici.”
“Capita che tu sia un professionista prestigioso o l’ultimo dei lavapiatti, che tu sia ricco o povero, che tu sia di destra o di sinistra, che tu sia religioso o ateo, che tu ti senta un perdente o una persona di grande successo, che tu creda che la vita abbia un senso o che non ce l’abbia, che tu sia africano, europeo, asiatico, americano o vattelapesca, la tua vulnerabilità, nostra condizione naturale, farà sentire il suo canto e verrà a trovarti; lo farà in mille modi diversi e muovendo a volte i fili più impensati – quelli che tu pensi debbano muoversi solo nella vita degli altri. Verrà a trovarti e si siederà accanto a te, ricordandoti che non esiste umanità senza imperfezione”
“Per me è sempre sorprendente constatare quanto spesso nella relazione con l’altro, le persone si lascino scuotere e sballottare da correnti esterne perdendo di vista quell’obiettivo. Eccolo qui dunque, uno dei motivi fondamentali alla base dell’inefficacia dei comportamenti; è proprio questo: che incredibilmente la persona dimentica qual era l’obiettivo e, mettendosi a rispondere istintivamente a sollecitazioni che la contingenza pone, manda la barca là dove non dovrebbe andare e dove non avrebbe voluto che andasse.”
“Lascia che le cose siano come sono, muoviti come l’acqua, rimani fermo come uno specchio, rispondi come un eco, passa velocemente come il non esistente, e sii quieto come la purezza. Chi vince, perde. Non precedere gli altri, seguili sempre.” Bruce Lee
“Poiché non saremo più nulla, non c’è nulla che non saremo. Solo così possiamo entrare nel cuore dell’altro e, a partire da lì, operare la nostra forma di guida in una forma relazionale che non sarà più quella del combattimento, ma della danza.”
“[…] Ma l’impossibilità non è la fuori, è qua dentro. Il limite inerisce al nostro schema di riferimento. Cambiato schema di riferimento, […] il compito diviene immediatamente possibile e la soluzione è improvvisamente lì, neanche così sofisticata come si poteva fantasticare.”
“Ed è qui che si incardina il paradosso più straordinario della relazione: che due prigionie possono fare un’unica libertà.
Da soli, nell’autoreferenza del non ascolto, siete prigionieri; ma insieme, due prigionie che si aprono, che dialogano, operano uno sconfinamento in un’emergente sfavillante libertà.”
Che cosa augurare al lettore che si cimenterà nella lettura di questo libro?
Buona lettura e – soprattutto – buona esplorazione!
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