Idee per il 2023

#BigIdeas (seguito dall’anno imminente) è l’hashatg con cui LinkedIn ragiona e ascolta delle prossime tendenze alla vigilia del nuovo anno: Big Ideas 2023: 16 tendenze che segneranno i prossimi mesi

E quest’anno ho raccolto l’invito di LinkedIn Notizie ad una personale escursione nelle Big Ideas sulle quali presterò attenzione e cercherò di percorrere nella mia vita professionale nel 2023. Muovendomi soprattutto nel mondo delle soft skill.

Provo a tracciare un ragionamento.

Innanzitutto penso sia ormai necessario esplorare (e sperimentare su di sé) la Interdisciplinarità.
La verticalizzazione spinta delle nicchie professionali temo abbia fatto il proprio tempo: la velocità con la quale le cose cambiano, porta alla loro rapida saturazione. E a tale proposito, riprendo un tema già trattato nel libro di Giulio Xhaet, #Contaminati: siamo passati da competenze I shape a Comb shape (le competenze a “pettine”) – attraversando le competenze a T e a “Pi greco” (perdonatemi… non trovo il simbolo…).

[Immagine tratta dal sito CertiBanks]

Credo sia ormai necessario fare uno sforzo nel mettere in dialogo fra loro l’emisfero destro e l’emisfero sinistro (tra creatività e razionalità), lavorando allo sviluppo di questa propria meta-competenza (che potrebbe anche essere diversa per ognuno di noi).

E questo si collega (per lo meno nella mia testa) ad una seconda necessità, che sembra in conflitto con la prima: il Less Is More (di cui avevo già scritto in un recente post).
Una necessità di pulizia del “rumore di fondo” (perlomeno di sua individuazione e suo isolamento) per avere una maggiore chiarezza di lettura, ascolto ed individuazione delle tendenze e di ciò che si profila all’orizzonte.

Una terza variabile è il Linguaggio.
Un linguaggio inclusivo, inteso come riconoscimento di ciò che è altro da noi, ma che – proprio per questo – non sconfini nella cancel culture: l’esclusione di tutto ciò che è “sbagliato” (non politicamente corretto, diverso, ecc. ecc.) e quindi oggetto di rimozione (Vera Gheno ha scritto una interessante riflessione sul tema della necessità di riconoscimento della diversità nella pubblicazione de Il Post dedicato a “Questioni di un certo genere“).
Una deriva rischiosa che potrebbe portare all’oblio e quindi (nei casi più delicati) alla possibile incapacità di individuazione di ritorno di alcuni fenomeni, anche sotto aspetti diversi.

Forse la sintesi di questo mio ragionamento può essere raggruppato in una ulteriore parola chiave: Complessità.
Un concetto – ma anche una “situazione” – con il quale ci confrontiamo sempre più quotidianamente e che non possiamo più ignorare.
E che quindi necessità di una nostra graduale, progressiva e costante familiarizzazione con essa.

Less is more

Less is more

“Meno è più”, recita l’iconico motto di Mies Van Der Rohe.

Un motto che sintetizzava una corrente di pensiero nata dalla Bauhaus e diventato – nel tempo – un mantra del minimalismo odierno.
Un motto però che è anche valido in altre aree, interpretabile ed applicabile in una sua accezione più ampia.
Un motto che trasportato nella propria vita quotidiana (personale e professionale) ha un suo perché.

Un perché che si fatica a raggiungere, ma che una volta raggiunto ti lascia in un primo momento un po’ spaesatә, assumendo poi una identità di ampiezza di respiro.
Di tempo che rallenta.
Di momenti di silenzio dai quali una volta saresti fuggitә a gambe levate e che invece – gradualmente – impari ad apprezzare.

Sono periodi di alleggerimento graduali e sequenziali durante i quali si chiudono (talvolta con fatica) cicli che hanno rappresentato molto.
Chiusure che sovente vedono – nelle prime settimane – momenti stranianti (con la mente impegnata a blaterare a ciclo continuo).

A cui seguono momenti di silenzio e cura di sé.
Non sempre accompagnati – almeno in prima battuta – da chiarezza del (proprio) domani.
Momenti nei quali possono permanere difficoltà di immaginazione del futuro interiore ed esteriore, a media e lunga visione. Momenti non privi di preoccupazione.

Ma per quanto questo possa risultare faticoso e a tratti imperscrutabile (impegnatә come siamo a correre e rincorrere, quasi senza soluzione di continuità), per vedere – o meglio, prepararsi ad immaginare – cosa c’è dopo, è necessario fare pulizia di spazi. Fisici e mentali.
Sgombrando. Alleggerendo. Priorizzando.
Rinunciando e scegliendo.

Con fatica (prima), con levità (dopo).

Less is more.
Meno è più.
Meno è (forse?) meglio.
Meno è (forse) più (chiarezza mentale).

[Photo by Harper Sunday on Unsplash]