Cosa faccio

Faccio l’architetto che lavora con gli ingegneri (da più di vent’anni) e sono “in stato Beta permanente” (parafrasando Reid Hoffman), non smettendo mai di esplorare nuovi ambiti.
Soprattutto in un’era come la nostra: molto fluida, molto veloce e ad alta incertezza.

Un(a) architetto che lavora con gli ingegneri

“Un(a) architetto che lavora con gli ingegneri”, così mi definisco a chi mi chiede che lavoro faccio.
Lavoro da molti anni in una società di ingegneria che opera nel campo della impiantistica elettrica, incontrata nel 1998 quando lavorava in ambito petrolifero.
Cosa mi ha portato qui?
Non ho mai avuto una vena creativa particolarmente sviluppata e sono sempre stata affascinata dalla tecnica e dalla tecnologia.
Fascinazione che ho assecondato – prima – con il percorso di studi, e che – poi – mi ha portato a cercare strade percorribili (passando attraverso studi tecnici e cantieri, nei quali “mi sono fatta le ossa”).
Una fascinazione che si è nel frattempo evoluta parallelamente e ulteriormente in passione per la “progettazione per gli altri” (nata e cresciuta durante esperienze di progettazione di strutture sanitarie, che mi hanno fatto prendere consapevolezza di una mia forte focalizzazione sulla centralità dell’essere umano che si trova a vivere una esperienza difficile).
E che mi ha portato ad interessarmi alla illuminotecnica (intesa come rapporto luce-uomo-ambiente, più che da un punto di vista di design dell’oggetto) – materia che non riesco mai ad approfondire come vorrei – e alla nuovissima (per me) “architettura comportamentale” (intesa come il rapporto tra uomo e spazio fruito).

Le parole lette, dette e raccontate

Le “parole lette, dette e raccontate” riassumono in sé due grandi passioni: la comunicazione in pubblico (il public speaking) e i libri (e la loro lettura).

La prima incontrata alla fine del 2011, frequentando un corso dedicato, che mi ha portato a scoprire l’allora nuovissimo (in Italia) Toastmasters International (no profit americana) di cui sono socia dall’inizio del 2012.
Una esperienza che mi ha aperto nuovi mondi.
Il primo è il TEDx: nel 2017 (compilando un form di ricerca volontari) entro nella squadra TEDxTorino come speaker curator, affiancando i relatori nella preparazione dei loro talk (ad oggi sono a supporto del nuovo TEDxBrianza).
Il secondo è il mondo dei guest speech aziendali e dei workshop (aperti al pubblico o all’interno di conferenze e percorsi formativi), iniziando nel 2018 a collaborare con Carina Fisicaro e il suo progetto DonnaON, e avviando (nel 2019) un dialogo formativo con SheTech (di cui sono socia da un paio di anni) e con Soroptimist.

L’altra mia grande passione per i libri e la lettura, mi ha avvicinato al mondo della lettura ad alta voce. Iniziata partecipando alla maratona di lettura di Bookcity dedicata alle Città Invisibili di Italo Calvino (2016), e proseguita entrando a far parte del Patto per lettura del Comune di Milano (iniziativa che promuove i libri e che porta la lettura ad alta voce in luoghi pubblici quali scuole, ospedali, residenze per anziani, biblioteche, ecc. ecc.).

Una personale attenzione – quella per le “parole lette, dette e raccontate” – che continuo ad alimentare con corsi specifici e sperimentazioni di contaminazioni di genere.
Convinta che proprio le parole (strumento di comunicazione avanzato che la nostra specie possiede) possano fare la differenza non solo nelle descrizioni, ma anche (e forse soprattutto) nelle emozioni e nelle idee.

1 Gennaio 2020

[Foto di Life of Pix e Pixabay su Pexels]

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