Una scomoda tagline

Ieri ho constatato con grande ira (prima) e grande sconforto (poi) di avere perso la versione inglese del curriculum su LinkedIn (per fortuna solo la parte introduttiva).
Le ragioni per cui questo sia accaduto mi restano oscure, ma il risultato non mi ha fatto fare le capriole di felicità.

Però…
Però complice l’imprevisto, dopo i primi istanti comprensibili di profondo “disappunto” (visto che la redazione in lingua inglese mi costò “sangue, sudore & lacrime” come si suol dire), ho colto l’occasione per riscrivere la voce “informazioni” (e la tagline) in modo radicale.

La “giostra” delle tagline

  • Un architetto che lavora con gli ingegneri
  • Un architetto che lavora con gli ingegneri. Appassionata di parole lette, dette e raccontate.
  • Un architetto che lavora con gli ingegneri | Business owner Forever Living Products | Speaker Coach per DonnaON

L’elenco qui sopra è solo una parte delle tante “intestazioni” che ho utilizzato nel corso di questi mesi.
Una sequenza di parole che cercavo di rendere rappresentative di quello che faccio, ma che negli ultimi tempi percepivo troppo vaghe, troppo evocative e troppo poco focalizzate.

Tanto più quando mi capitava (e mi capita tutt’ora) di leggerne alcune estremamente sintetiche e chiare (l’estate scorsa fui colpita da una breve descrizione letta su un profilo Facebook di un medico donna autrice di alcuni libri: “Medico e scrittore”; ricordo che provai profonda invidia per la sintesi pressoché perfetta di chi era e cosa faceva).

E così – facendo di necessità virtù (il profilo da riscrivere) – mi sono chiesta: “Se dovessi usare pochissime parole per sintetizzare quello che stai facendo, che parole useresti?”

Ed è nata la tagline:
Architetto | Networker | Speaker Coach

Una stringa di parole che evocano “cose” (più o meno piacevoli, ma che rappresentano un dato di fatto) che hanno dato la stura ad un nuovo racconto introduttivo del profilo.

Photo by rawpixel.com from Pexels

“Architetto | Networker | Speaker coach” – Perché la mia tagline recita così?

[Dal profilo LinkedIn]

Perché sono laureata in Architettura al Politecnico di Milano e da più di vent’anni collaboro con una Società di Ingegneria di Milano attiva nel campo degli impianti elettrici dove mi occupo di progettazione (coordinamento e gestione) e direzione lavori. Operando su strutture civili, industriali e sanitarie. (Un “architetto che lavora con gli ingegneri” mi definisco talvolta.)

Perché, prendendo la decisione di esplorare nuove possibilità, ho iniziato una collaborazione con Forever Living Products (azienda americana di nutraceutica).
E’ quella attività che nota come “networker”, evocando immagini non sempre positive (a causa di retaggi storici infelici), ma che in realtà è semplicemente l’ulteriore sfaccettatura di una cosa che facciamo da sempre: intessere e coltivare relazioni etiche, vendendo “se stessi” (la propria professionalità) e/o prodotti/servizi. Chi non lo fa, quotidianamente? (Se solo ci fermiamo un momento a riflettere)
.

E poi “speaker coach” perché coltivo due grandi passioni: la comunicazione in pubblico e la lettura ad alta voce (“parole lette, dette e raccontate” cito ogni tanto). Facendo parte di Toastmasters International (associazione americana no-profit attiva nello sviluppo delle competenze di “public speaking” e “leadership”), collaborando con TEDxTorino e DonnaON come “speaker coach”, e facendo parte del Patto per la lettura del Comune di Milano (che porta la lettura ad alta voce in luoghi pubblici quali scuole, ospedali, carceri, ecc. ecc.).

In tutto questo ho sempre considerato la formazione un fattore importante.
Non limitandola a quella strettamente legata alla professione, bensì assecondando la propria curiosità alimentando le contaminazioni intradisciplinari.

Tutto questo lo narro sui social e sul blog condividendo ciò che imparo, leggo e sperimento “cammin facendo”.

Photo by Judit Peter from Pexels

Ebbene, se scrivere aiuta a fare pace con alcuni concetti un po’ difficili da digerire e che necessitano di una rivalutazione (il networking), a fare chiarezza nella propria testa (cosa faccio?) e – ultimo ma non ultimo – a fare chiarezza anche in chi legge (di cosa si occupa Tal dei Tali?)… e se gli intoppi (il pasticcio di ieri) possono essere delle buone occasioni per mettere ordine, ebbene – dicevo – farsi qualche domanda precisa e trovare le dovute risposte aiuta a fermare le bocce, rimettendole in posizione.

E tu cosa fai?
In un ideale elevator pitch scritto, quali sarebbero le parole chiave che meglio descriverebbero quelli che fai e di cui ti occupi?

[Immagine di copertina di rawpixel.com da Pexels]

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