Relazioni e vendita

Il post qui sopra, pubblicato sul mio profilo Facebook, data 29 maggio.
E rappresenta l’ufficializzazione di una nuova spinosa (per me) avventura.

Perché “spinosa”?
Perché il network marketing è una “cosa” che ho sempre osservato con grande sospetto, da debita distanza.
Profondamente perplessa (per usare un eufemismo) da tutti quei comportamenti esagitati e percussivi che spiccano nell’ambiente.

Che “spiccano”, appunto.
Perché nel corso del tempo (ed in particolare negli ultimi due anni) ho scoperto che esistono tante persone che svolgono questa professione in modo serio ed etico.
Sì, ho scritto volutamente “professione”.
Perché si tratta di un lavoro (impegnativo) a tutti gli effetti.

E questo mi ha fatto operare un piccolo spostamento del punto di vista.
Avviando nel contempo un lento avvicinamento (accompagnato da esplorazioni del web e letture di libri).

E ci sono voluti due anni di osservazioni (e riflessioni) prima di decidermi .
Riflessioni che non si sono placate ma che – anzi! – ora che ho mosso i primi passi hanno assunto la forma di nuove domande e nuove obiezioni con me stessa.

Foto di Kameliq su Canva

Io sono sempre stata un tecnico. Non sono abituata a vendere. La vendita mi mette a disagio.
Vendita… questa “cosa” che esercita un fascino quasi perverso nella sottoscritta. Innervosita sempre più dai venditori insistenti (in stato di “marchetta permanente”) e dagli annunci invadenti.
E allora perché non portare quello che sperimento in questa attività?
Quindi semplicemente il non andare a fare agli altri quella che non voglio che venga fatto a me. (Parafrasando un motto evangelico.)

La mia reputazione ne risentirà della fama che ha – nell’immaginario collettivo – il network marketing.
Non è detto. Se la reputazione è solida, forse le persone che mi conoscono e mi stimano possono essere incuriosite sì dalla mia scelta, ma non fuggiranno se non muterò il mio comportamento (cioè se non entrerò in stato di “marchetta permanente”, davanti alla quale fuggo io stessa).

Foto di Jopwell from Pexels

Però io mi vergogno a parlare della attività e dei prodotti.
Una considerazione che è legata al rapporto con la vendita, con il denaro e con il timore del giudizio.
Una considerazione che non sta in piedi se penso che scrivo con molta tranquillità di libri che leggo (scritti da altri), di marche di abiti che indosso (prodotti da altri), di luoghi che frequento (gestiti da altri)…
E non mi scandalizzo dell’attività svolta dagli influencer
Quindi se i prodotti che rappresento mi piacciono e se ho scelto una azienda che “parla la mia lingua” (e questo è un altro tema di approfondimento), non c’è alcuna differenza con quello che ho fatto sino ad oggi.

Foto di Infografick su Canva

Per quanto mi riguarda questa nuova avventura appare di primo acchito come una uscita dalla zona di comfort abbastanza estrema.
Ma se guardo più in profondità, non è esattamente così.
Se guardo più in profondità, questa attività mette insieme valori, idee e concetti che io già abbraccio (relazioni, dialogo, fiducia, etica, salute, benessere,…) e che forse proprio per questo mi fa così tanta paura…

Foto di copertina Jessica Lewis da Pexels

Un pensiero su “Relazioni e vendita

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