Architettura e Contesto

Greenwich Design District – Londra – © David Kohn Architects

Complice la partecipazione ad una serata di Architettura del ciclo La felicità della forma, ho fatto un altro piccolo passo nel processo di pacificazione tra me e questa disciplina.

Sì perché chi mi conosce sa che ho (avuto?) un rapporto molto turbolento con l’Architettura (pur “essendoci” laureata).
Rapporto che con la maturità, e lo scorrere del tempo, ha gradualmente assunto l’aspetto di “complesso”.

Per lungo tempo l’ho rinnegata dando una impronta fortemente tecnica alla carriera professionale (anche perché totalmente priva della vena creativa che bisogna avere per fare l’architetto in “senso puro”).
Mentre oggi la esploro cercando nuove strade e punti di contatto con altre discipline che – nel frattempo – ho incontrato strada facendo (per esempio la tecnologia e la psicologia, per citarne solo un paio).

E partecipando alla serata dedicata allo studio londinese David Kohn Architects, ascoltando e osservando i progetti raccontati direttamente da David Kohn, ad un certo punto mi sono ritrovata a fare una riflessione

Carrer Avinyó – Barcellona – © David Kohn Architects

Infatti mentre scorrevano le slide e seguivo le parole, trovavo via-via il loro lavoro sempre più interessante.
Perché?
Perché vedevo dei progetti privi della “identità dell’architetto”.
Quella identità che io intendo come la caratteristica che rende riconoscibili le opere realizzate da un professionista, ovunque esse siano collocate (come Aldo Rossi, per intenderci) e che spesso – osservandole – mi generano dubbi e perplessità.
(Forte dell’idea del Genius Loci e dell’importanza del “contesto” che mi è stata trasmessa ai tempi dell’università.)

Ebbene, navigando tra piccoli e grandi progetti (dall’appartamento al quartiere) che talvolta azzardano soluzioni particolari (come è giusto che sia, altrimenti temo non ci sarebbe sperimentazione e creatività) ho notato che – sempre e comunque – il lavoro di DKA parla con la “realtà” nella quale va ad intervenire (sia essa il committente con i suoi luoghi, lo spazio o il tessuto urbano).

A room for London – Londra – © David Kohn Architects

Ed è questo che mi piace vedere e osservare nell’Architettura.

Mi piace vedere della sua capacità di essere flessibile e creativa, di saper osservare ed ascoltare.

E spero di poterne leggere, ascoltare e guardare sempre di più, in questi termini.
Di edifici e spazi il più lontano possibile da irrigidimenti storici, accademici e di “ego professionali”.

Indicativo – questo – di un divario che si va a colmare, avvicinando sempre più il professionista, che possiede competenze utili a organizzare lo spazio e le funzioni, all’utente (e/o committente) che gli spazi li va infine ad utilizzare.

V&A Photography Centre (per Victoria and Albert Museum) – Londra – © David Kohn Architects

Le immagini di questo articolo sono tratte dal sito dello studio David Kohn Architects (https://davidkohn.co.uk/), nel quale si possono vedere altri progetti

[Immagine di copertina: Flash at the Royal Academy – Londra -© David Kohn Architects]


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