Dopo il Salone del Mobile 2017

 

SaloneSatellite

Una settimana fa la Milano Design Week entrava nel vivo della sua attività.
Se martedì è stata una giornata interlocutoria, dedicata a molti eventi su invito, e mercoledì sono iniziati i tour nelle varie zone di Milano (per il Fuori Salone), giovedì ha visto un incremento inesorabile di attività e di presenze, che hanno raggiunto il culmine nel fine settimana dell’8/9 aprile (durante il quale anche Rho Fiera ha aperto al pubblico).

Scegliere cosa andare a vedere (e cosa scartare, per questioni di tempo) non è stato semplice.
E la grande quantità di informazioni che circolava nei giorni precedenti, ha reso ancora più difficile capire dove andare e cosa fare.

Qualche giorno prima avevo tracciato un personale percorso legato da un possibile filo rosso (al quale avevo dedicato un post).
Oggi – a manifestazione conclusa e avendo mantenuto più o meno la tabella di marcia che mi ero prefissa (ad eccezione del Quartiere Isola, sostituito dal Distretto 5 vie) – faccio qualche riflessione.
Tra piacevoli sorprese e qualche perplessità.

Fabbrica del Vapore

FabbricaDelVapore
Vista esterna della “Cattedrale”

 

E’ stata la prima location che ho visitato (mercoledì) e che ha serbato delle piacevoli sorprese.

Se la Cattedrale ospitava (e ospita fino al 25 aprile) la mostra/esposizione sui 20 anni del Salone Satellite (un excursus interessante lungo vent’anni di design sperimentale), gli altri spazi hanno ospitato l’esposizione di Milano Makers (autoproduzione di oggetti e elementi di arredo), e le esposizioni di Terra Awards (interessante percorso informativo sulla costruzione in terra cruda) e di alcuni prodotti di designer legati ad un ambito ecologico e di recupero.

Mentre il cortile era allestito come un parco giochi e di sosta, ospitante allestimenti di Riabita Agriparchi Urbani.

BASE Milano e Tortona District

BaseMilano_MilanoDesignWeek

Il viaggio è proseguito il giorno successivo (giovedì) in zona Tortona con la visita a BASE Milano, lo spazio Samsung e Via Tortona 31.

In BASE Milano puntavo alla esposizione sul Design Nomade e sulla Industria 4.0.
Devo confessare che però sono rimasta un po’ interdetta.
Mi aspettavo qualcosa di diverso (soprattutto per la zona dedicata alla Industria 4.0), invece ho trovato più uno spazio hub (dedicato alla sosta per relax, studio o lavoro), ospitante anche qualche esposizione. (Mi è però completamente sfuggito l’adiacente laboratorio di falegnameria.)

Spazio Samsung (realizzato in collaborazione con Zaha Hadid Architect e Universal Everything), dedicato alla presentazione del Samsung Galaxy S8, era più una installazione esperienziale. Curiosa e suggestiva, da attraversare passeggiandoci.

La piacevole sorpresa invece è arrivata in via Tortona 31, dove all’interno di uno degli spazi del cortile (Opificio 31), hanno esposto alcuni giovani designer tedeschi  per il German Design Council. (Le foto qui sopra mostrano alcuni pezzi esposti, o dettagli dei pezzi stessi.)

Ventura District

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La foto qui sopra ritrae l’ingresso del padiglione che Ikea ha allestito in Via Ventura 14. Lo spazio che – secondo me – ha “vinto a mani basse” in Ventura Lambrate (diverso il discorso su Ventura Centrale).
Sì perché, come scrivevo “a caldo” su Facebook il giorno stesso (venerdì), Ikea è stata in grado di creare una esperienza ludica e didattica che ha parecchio da insegnare al design inteso come progettazione di oggetti e arredi esclusivi e ricercati, orientati al creare desiderio e ambizione.

Per quanto riguarda le restanti aree di Ventura Lambrate, ho avuto l’impressione di un calo di presenze: Ikea occupava l’intero spazio che l’anno scorso ospitava tantissimi designer, alcuni spazi in Ventura 15 erano chiusi e gli spazi di via Oslavia mi sono parsi meno popolati.

Detto ciò, ho comunque visto alcuni pezzi interessanti. Tra arredi bagno minimali ed elementi di arredo “new-retrò”, tra sedie fatte con materiali di recupero e lampade insolite.

Diverso il discorso di Ventura Centrale, la nuova location che Ventura District ha allestito in via Ferrante Aporti e di cui parlo più avanti, essendo stata l’ultima tappa del mio viaggio nella Milano Design Week.

Palazzo SIAM, Palazzo Litta e Triennale

La prima parte della giornata di sabato l’ho interamente dedicata alla esplorazione di location più centrali. Iniziando da Palazzo SIAM (acronimo di Società di Incoraggiamento di Arti e Mestieri) dove ho visitato uno spazio dedicato alla Venice Design Week (che ha allestito una stanza living con pezzi di design di produzione veneta), proseguendo poi a Palazzo Litta (con una breve sosta al bookstore di Taschen in via Meravigli, in occasione della mostra e della presentazione del libro “Entryways of Milan”) e approdando in Triennale (ricchissima di esposizioni dedicate alla settimana del design).

Passeggiando e fotografando tantissimo, la giornata di sabato è forse stata la più interessante e densa di stimoli.

Palazzo Litta è stata una bella scoperta: uno di quei palazzi difficilmente visitabili che, grazie a questa manifestazione, ha aperto i suoi spazi, dando modo ai visitatori di apprezzarne la preziosità degli spazi e la particolarità dei pezzi di design esposti.

Triennale è stata una bella conferma: continente asiatico presente in forze (con l’esposizione di magnifiche porcellane, la presenza di Hong Kong e del Giappone), lo spazio di Abet Laminati coloratissimo e celebrativo, suggestioni futuristiche sulla mobilità del futuro e interessanti iniziative di riciclo del materiale plastico (solo per citarne alcuni).

Palazzo SIAM (mi vergogno a dirlo) è stata una bella scoperta.

Ventura Centrale

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Come è stato ampiamente scritto, Ventura Centrale è stata una delle novità di questa edizione. Che ho visitato come ultima tappa del mio personale viaggio.

Il giorno prima avevo letto pareri discordanti e mi ero avvicinata con un po’ di scetticismo.
Invece devo dire che l’accostamento spazio industriale (degradato) con design suggestivo e avveniristico, mi ha colpito.

L’allestimento Time Machine di Lee Broom mi anche emozionato e ho visto persone ipnotizzate davanti alla reinterpretazione della giostra.

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L’installazione di Maarten Baas di Lensvelt “May I have your attention?” mi ha incuriosito.

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E l’installazione – con cui ho concluso il giro – di Salviati, Luca Nichetto e Ben Gorham “Decode / Recode” è stata una passeggiata nella luce e nel vetro.

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Sicuramente è stata una maratona, ma si sa che è così se si vuole cercare di cogliere il massimo da questa kermesse.

Ora, a distanza di qualche giorno, se tornassi indietro penso che rifarei più o meno lo stesso percorso con qualche aggiustamento: per esempio visiterei Brera District (che quest’anno ho saltato) a scapito di Ventura Lambrate.
E forse tornerei in fiera, da cui manco da un bel po’ di anni.

Il filo rosso che avevo cercato di tracciare prima della visita?
Non c’è stato.
Ad un certo punto ho anche scelto di lasciarmi trasportare dalla curiosità.

Appuntamento quindi alla prossima edizione del 2018.

Le foto di questo post le ho scattate durante le giornata della Milano Design Week e sono una anticipazione delle gallery caricare su Flickr:


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