Scatti urbani in zona Rubattino

 

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Qualche giorno fa – andando con un collega ad una riunione di lavoro in zona Rubattino (a Milano) – si parlava delle aree a ridosso di tangenziali e ferrovie.

Aree che spesso vengono lasciate a se stesse (talvolta diventando terra di nessuno). Forse sperando che nel dimenticarsene, scompaiano dalla memoria collettiva ed individuale. Come quando volontariamente (o involontariamente) tendiamo a dimenticarci di un problema, sperando consciamente (o inconsciamente) che – così facendo – si risolva da solo.

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Sotto la Tangenziale Est, quartiere Rubattino

E transitando sotto la tangenziale, dicevo: “Certo che questi spazi potrebbero essere riqualificati. Sarebbe una bella occasione per ricucire il tessuto urbano attraversato da  questo grosso asse viario.” (Pensavo ad un caso recente che mi aveva particolarmente colpito: quella della High Line di New York – High Line di New York: da ferrovia sopraelevata a giardino panoramico metropolitano.)

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Immagine tratta da http://www.habimat.it

Nel mentre se ne parlava, con la memoria sono riandata ai tempi dell’università, quando – durante il corso di Composizione Architettonica, II annualità – affrontammo un progetto di recupero della zona di Porta Genova. Area che successivamente è stata oggetto di una rivitalizzazione notevole, diventando anche sede di musei e attività creative (fatto salvo la zona immediatamente intorno alla stazione che  – come un cuneo – si conficca nel tessuto urbano; e a tale proposito Scali Milano è un progetto in essere che ha come obiettivo proprio la riqualificazione dei sette scali ferroviari dentro ed intorno alla città).

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Porta Genova (© station.cartogiraffe.com)

Ebbene, nel mentre tornavamo all’auto parcheggiata nelle vicinanze, ci siamo accorti poco dopo che gli spazi che stavamo solo sfiorando nel nostro percorso, in realtà hanno già subito un processo di riqualificazione.

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Inoltrandoci e superando i muretti “New Jersey” e i sassi messi a protezione/segregazione tra la strada e “quello che c’è dietro”, abbiamo scoperto un laghetto artificiale, dei campi da basket al coperto (sotto la tangenziale) e allo scoperto, percorsi pedonali ed un’area verde attrezzata (mi rendo conto che le foto scattate possono dare una idea un po’ cupa: la luce invernale non aiuta granché).

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Ora, di strada da fare ce n’è ancora tanta (in un post pubblicato su LinkedIn un paio di anni fa dal titolo “I nuovi architetti” raccontavo di una serata nella quale avevo assistito alla presentazione di alcuni progetti europei di recupero urbano nel nord-est dell’Europa che mi avevano fatto riflettere anche sulla figura dell’Architetto come facilitatore e non più – solo – come progettista). 

Ma in uno spirito ottimista voglio considerare quest’area (e presumo tante altre che – confesso – non conosco) come uno dei piccoli segnali di interessamento per le zone periferiche che spesso vengono considerate zone di frontiera non meritevoli di considerazione.

(Di tutt’altra natura, ma comunque interessante, è il progetto di Renzo Piano per la riqualificazione del quartiere Lorenteggio e di altre periferie: esiste l’account Tumblr Renzo Piano G124  che racconta  di questa esperienza.)

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