Un pomeriggio sul BIM tra riflessioni e terminologie

Da Slideshare - ©Sarah Rock (Olswang)

Da Slideshare – ©Sarah Rock (Olswang)

Pomeriggio di conferenza all’Ordine degli Architetti di Milano sul BIM (Building Information Modeling), su cui avevo già fatto qualche considerazione in occasione della frequentazione di un webinar dedicato (Tra Webinar e BIM).
E’ stato molto interessante ed è stata anche l’occasione per un personale confronto con le proprie competenze.

Ho pensato di tutto, nel mentre ascoltavo i relatori.
Anche la seguente riflessione: “Cambio mestiere. Non ho futuro in questo campo.”
Perché?
Perché – avendo 47 anni – credo di non avere più l’elasticità mentale tale da poter imparare nuovi strumenti così evoluti per i quali ci vuole una mente fresca e ricettiva.
(Ho pensato a quando iniziai ad usare il computer, nel lontano 1994, partendo da un corso di “Alfabetizzazione MS-DOS”. Prima di quel corso non sapevo assolutamente nulla, tant’è che i disegni della tesi li feci a mano con rapidograph su lucido. Avevo 26 anni…)

Al di là della considerazione infelice, resta il fatto che in caso di necessità, torno sui banchi di scuola per imparare ad usare il BIM (senza dimenticare che Lynda.com – la piattaforma di elearning di LinkedIn – consente di seguire alcuni corsi dedicati, offrendo la possibilità di comprenderne il funzionamento, sicuramente utile in ambito di progettazione complessa e coordinata).

Torre Hadid - photo credit Redesco

Torre Hadid – photo credits: Redesco

Ma quello che oggi mi ha colpito, mentre ascoltavo i relatori che si avvicendavano, è stato l’utilizzo di un glossario particolare (al di là degli “acronimi proprietari”) sul quale ho riflettuto a posteriori e ho avuto modo di ridimensionare il timore reverenziale che nutro nei confronti di questa metodologia.

Ho sentito termini quali:

  • “SAL-izzato”… (comprendendo dopo che si trattava di una interpretazione dell’acronimo SAL che sta per “Stato di Avanzamento Lavori”)
  • 4D e 5D… (ulteriori dimensioni oltre alle canoniche 3 [altezza, larghezza, profondità]: una codifica che indica 4D come variabile “tempo” e 5D come variabile “costi” nell’ottica della progettazione ed esecuzione integrata e coordinata [un forzatura linguistica che di primo acchito può disorientare])
  • “Interoperabilità”… (un sinonimo di progettazione congruente e coordinata nelle parti costituenti un edificio: architettonico, civile, impiantistica elettrica, impiantistica meccanica, ecc. ecc.; una esecuzione del progetto con software differenti che dialogano fra loro, permettendo una gestione integrata – in tempo reale – della complessità e dei vari componenti, utile ad azzerare e prevenire i problemi di interferenze impiantistiche, strutturali, ecc. ecc.)
  • “Estrazione delle planimetrie dal modello tridimensionale”… (un apparente capovolgimento del processo di progettazione: anziché partire dalla pianta con la successiva costruzione del modello tridimensionale, gli elementi costituenti un edificio sono già disponibili come oggetti finiti [quindi in 3D], assemblabili fra di loro in un modello tridimensionale, consentendo la visualizzazione “dell’oggetto edificio” da diverse “angolazioni”, compresa quella planimetrica).

Suggestiva (e veritiera) l’affermazione di Alessandro Aronica (strutturista dell’Unicredit Pavilion, che ha parlato anche di CAM – Computer Aided Manufacturing):

“Siamo passati dalla progettazione sulla carta alla progettazione dentro la televisione. E siamo passati dalla progettazione dentro la televisione alla progettazione touch.”

Inutile nascondersi dietro ad un dito: è in corso un rovesciamento (con cambi di paradigma molto forti) delle metodologie di lavoro.
Ce lo stiamo dicendo (me lo sto dicendo) fino allo sfinimento.

I supporti tecnologici sempre più evoluti, che consentono di fare operazioni impensabili fino a poco tempo fa, richiedono nuove competenze sempre più ibridate (per esempio: Andrea Vanossi [BIM Manager di CMB per il cantiere di Torre Hadid] ha menzionato la presenza di architetti programmatori in grado di scrivere algoritmi a supporto di funzioni specifiche per il BIM; Nicholas Bewick ha menzionato la presenza in studio di stampanti 3D che consentono prototipazioni in tempo reale di oggetti o parti di oggetti, per verificarne la fattibilità).

Unicredi Pavilion - photo credits Zintek.it

Unicredit Pavilion – photo credits: Zintek.it

Le strade che mi sembra di intravedere sono due (sempre con il beneficio del dubbio):

  • una costante acquisizione di competenze sempre nuove (lavorando in stato Beta permanente, per parafrase Reid Hoffman in “Teniamoci in contatto”), mantenendosi ad un livello superficiale e trasversale di conoscenza, allenando la capacità di vedere la complessità delle cose e dei processi, ed i possibili punti di contatto tra ambiti e discipline diverse (è proprio di questi giorni l’articolo comparso su Wired: 5 settori su cui puntare per non rimanere senza lavoro)
  • fare scelte forti di nicchia che portano a super-specializzazioni (“Ma fino a quando le specializzazioni su una determinata cosa restano valide?”, mi domando; “Chi mi dice che – con la velocità di evoluzione della tecnologia – gli strumenti per la progettazione non cambieranno nel giro di pochi anni?”)

Si stanno susseguendo tanti piccoli-medio-grandi tsunami che stanno rivoluzionando la totalità di intere discipline.
E l’architettura, con relativa figura di architetto, non ne è esente.

Anche se, come sottolineato da più parti, una cosa pare immutata: la progettazione parte sempre dall’atto manuale, dal disegno a mano libera, capace di fissare una idea su carta, ragionando e riflettendo sul problema.

Bozzetto per l'Unicredit Pavilion - ©archivio Michele De Lucchi

Bozzetto per l’Unicredit Pavilion – ©archivio Michele De Lucchi

Qualche suggerimento di lettura “trasversale”:

  • “Effetto Medici” di Frans Johansson
  • “Architettura Open Source” di Carlo Ratti
  • “Design, When Everybody Designs” di Ezio Manzini

[Immagine di copertina: Unicredit Pavilion – da http://www.harpaceas.it]

7 pensieri su “Un pomeriggio sul BIM tra riflessioni e terminologie

  1. Ciò che stiamo facendo a UniBs è capire i limiti della digitalizzazione dello Sketching. Lettura obbligata: Scheer, The Death of Drawing…

    • Buonasera Angelo,
      Grazie del suggerimento.
      Non so se l’essere umano abbandonerà mai la matita e la carta. Per quanto la digitalizzazione sia sempre più performante, credo (e spero, confesso) che non riuscirà mai a sostituirsi totalmente alle “competenze” umane…

      • Penso si tratti di capire se la Digitalizzazione possa includere la morfogenesi. Le riflessioni di Scheer su Rappresentazione, Simulazione e pressione esercitata dalla matita sono sottili. Ma il problema è che occorre sconfiggere il nanismo dimensionale del Settore…

  2. Buona sera,
    Le rispondo dal Castello di Cagliari tra una seadas salata e una dolce.
    La sua è una giusta lettura di ciò che sta accadendo agli architetti.
    Ieri è emerso un altro concetto chiave: collaborazione, ognuno di noi ha raccontato di essere una tessera di un puzzle.
    Questo credo sia l’elemento più complicato da far digerire a chi, come noi è stato educato all’autorialità : chi è l’autore del progetto?
    Risposta complicata a cui una risposta, in realtà è stata già data, ovvero il LOD -100 (herzog & de meuron)
    Il BIM è in una logica collettiva.

    • Buonasera Arch. Di Giuda,
      Grazie per la sua riflessione.
      È vero: il problema grosso è anche la rinuncia alla autorialità (e alla autoreferenzialità…).
      La progettazione partecipata e collettiva è una realtà non più ignorabile.

      • Ha ragione Giuseppe.
        Servono, anzitutto, politiche aggregative interprofessionali. E’ un problema di economia di conoscenza, ergo di scala.
        A parte il rapporto sull’Hotelleria di Roland Berger, straordinariamente chiaro sugli effetti dirompenti della Digitalizzazione, ieri Ennio Doris ricordava come fosse finito un modello bancario vecchio di 500 anni (lo stesso affermato da Scheer per l’Architetto Albertiano) e che, secondo BBVA il 85% delle banche scomparirà. Loro stessi intendono chiudere la maggior parte delle filiali analogiche (con sportelli)…

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