Ho capito un mucchio di cose (credo…)

Milan Easy Toastmasters Club

Non so se capita anche a voi – quando vi avviate alla conclusione di un ciclo – di avere improvvisamente una visione d’insieme.
A me sta accadendo in questi giorni.

Spiego.
Come qualcuno forse sa, da circa tre anni faccio parte di una associazione dal nome Toastmasters International, che si occupa di implementare le capacità del parlare in pubblico, lavorando anche sulla leadership.
(In particolare frequento un club a Milano che si chiama Milan Easy Toastmasters Club)

E proprio oggi concludo il mandato di Presidente.
Una carica che è stata preceduta da altri due anni di Comitato Esecutivo (il primo anno come Segretario, il secondo come Vice President Education).
Tre cariche che hanno visto assecondare alcune (mie) “caratteristiche” che vanno dalla mania della precisione, alla mania del controllo (con tutte le sfumature dittatoriali nel mezzo…).

Ma quest’anno, che mi ha visto in cima alla piramide, è stato l’anno nel quale ho capito un mucchio di cose.

Ruolo di pura leadership (quello del presidente), mi sono trovata a gestire stati emotivi miei ed altrui, ad imparare a delegare, a dare fiducia, a dover contare fino a seicento prima di rispondere in modo “rettiliano” (ossia d’impulso), a sorridere e ascoltare l’interlocutore che mi stava dicendo cose che entravano in collisione con mie convinzioni interne.
A dover gestire e negoziare improvvisi conflitti che scoppiavano, così… random.

Perché dico tutto questo?

Dico tutto questo perché mi sono tornati in mente alcuni “conflitti” che ci sono stati in passato con altre persone che stimo.
Conflitti che ho generato, sviluppato e chiuso tutto da sola (anche se al momento non te ne rendi conto, visto che sei in stato “ostaggio emotivo”).
E quando mi sono capitate le stesse cose nell’arco di quest’anno (trovandomi in una posizione diversa, dall’altro lato del tavolo), mi sono tornati in mente.

E nei momenti di sfinimento nei quali mi dicevo: “Bè, adesso mi sono veramente rotta!”, mi sono ricordata di due cose.
Una più di “dettaglio” ed una più ampia.

La prima (di dettaglio) è una indicazione che avevo ascoltato durante una giornata di formazione sulla negoziazione e sulla gestione dei conflitti: ricordarsi che dietro ad ogni conflitto c’è sempre una storia personale, ricordarsi che ognuno sta combattendo la sua battaglia personale.

E questo mi ha portato a pensare alla seconda cosa: a quanta auto-referenziazione e miopia emotiva c’è dietro certe reazioni forti, di frustrazioni, di (possibili) incomprensioni che sono governate dalla emotività.

Ebbene, in questo anno, sperimentando direttamente sulla mia pelle cosa significa trovarsi in certe situazioni, ho capito tante cose.

Ne dovrò capire altrettante e forse di più (e non mi basteranno 10 vite per comprenderle tutte), però proprio in questi giorni mi sono guardata indietro e – in un momento di stanchezza (quella stanchezza che ti parte da dentro e che ti fa dire “non ce la faccio più”) – ho rivisto molti episodi sotto una luce totalmente diversa.

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