“Gli anni al contrario” di Nadia Terranova [VIDEO]

2015-03-06 18.26.35

Non lo so. E’ un libro che mi ha lasciata perplessa.
Avendolo letto perché scelto da un book club che seguo, pregna di aspettative (leggendo i commenti di alcuni del gruppo che erano più avanti nella lettura) sono arrivata al termine senza avere provato empatia per i personaggi e la loro storia.
Ho provato qualche irritazione qui e là, leggendo i dialoghi “politicizzati” dei protagonisti (contestualizzati all’interno della vicenda ambientata negli anni ’70), ma il tutto mi ha lasciato… così, senza nessuna emozione.
Sicuramente il libro scorre via molto bene, grazie alla scrittura agevole e fluida.
Ma mi è mancata l’emozione. Fondamentale per permettermi di vivere il libro.

Il testo che apre questo post è la recensione che ho scritto su Amazon sul libro di Nadia Terranova, “Gli anni al contrario”.
Però mi ero riservata di capire di più sul lavoro dell’autrice, partecipando all’incontro del Book Eater Club di Zelda was a writer (qui il suo post della serata), sperando di riuscire a portare a casa qualcosa di diverso rispetto a quanto avevo percepito io.
“Forse non capisco”, “Forse non ho compreso le intenzioni dell’autrice”… mi dicevo.

Ed invece nulla.
Ho ascoltato gli interventi dei partecipanti e le riflessioni di Camilla (aka Zelda), ma proprio non mi sono trovata d’accordo.
Mi è mancata l’emozione, l’empatia, il coinvolgimento.

Succede… talvolta succede.

Sono tornata a casa pensando che avevo (ho) bisogno di una pausa di riflessione da un certo tipo di letteratura, che fa dei tormenti il proprio asse portante narrativo.
(Qui ci sarebbe da aprire un bel dibattito sul perché di un certo tipo di narrativa – nazionale ed internazionale – e mi riservo di leggere Yates con “Revolutionary Road” per l’Open Book Club di Be Bookers, prima di azzardare qualsiasi riflessione da perfetta profana ma da lettrice bulimica)

Quindi, niente. Stavolta non è andata.
E siccome il prossimo libro del Book Eater è un altro tormento, passo la mano.
Ho bisogno sì di emozioni, ma non di strazi.

Nel frattempo mi sono nutrita con il libro di Riccardo Esposito, “Fare blogging” (a cui dedicherò un post a brevissimo) e sto leggendo “Luminol” di Mafe De Baggis.
E’ ciò che mi sta (ri)dando ossigeno e vivacità mentale, ringalluzzendo l’emisfero sinistro.

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