Snellire e alleggerirsi: pensieri a ruota libera…

2015-01-28 10.22.57Post a libera associazione di idee…
Ossia scrivo qui sotto una serie di frasi/riflessioni che mi facevo stamattina, leggendo il libro di Jeremy Rifkin “La società a costo marginale zero”.

Non so se è l’effetto Rifkin.
Non credo, però. O – per lo meno – non solo.
Penso siano tanti stimoli e chiacchierate che ho fatto negli ultimi tempi che si sono innestate su altri pensieri che giacevano (e giacciono) nel retrocranio in fase di sviluppo.

Ordunque parto con la dissertazione a ruota libera…
Seguitemi, se potete, e fate le vostre considerazioni… (anche sulla mia sanità mentale)

Ho deciso di rimettere in circolo alcuni miei libri (cartacei), sia donandoli alla biblioteca del paese in cui vivo, sia mettendoli in vendita su un portale dedicato ai libri di seconda mano (quello che mi hanno consigliato è “Compro Vendo Libri”, ma credo che ce ne siano altri altrettanto validi).
Perché? (Visto che per i lettori compulsivi come me separarsi da un libro è sempre una tragedia)
Perché sto gradualmente venendo seppellita dalla carta.
Perché alcuni libri – per poterli leggere – li ho acquistati anche in formato digitale (vedi per esempio “Il cardellino” di Donna Tartt, ingestibile a livello cartaceo).
Perché alcuni libri hanno fatto semplicemente il loro tempo (per me).
Così ho deciso di cederli (in varie forme), nella speranza che qualcuno li trovi utili.

E poi proprio stamattina mi facevo qualche riflessione (mentre tenevo il Kindle in mano), sorridendo tra me e me.
Mi dicevo: “Pensa te come sta cambiando il rapporto coi libri! Una volta ostentavi librerie immense, strapiene di testi. Adesso ti puoi portare dietro la tua intera biblioteca dentro un carabattolo ultraleggero, avendo a disposizione in una mano una mole immensa di testi e dati.”

E ho pensato che anche questo fa parte di un processo di alleggerimento

E così mi è tornata in mente una chiacchierata fatta col babbo domenica mattina, passeggiando.
Lui, uomo di quasi 75 anni che ha visto (e vede) il mondo cambiare (“Sono partito dal telefono appeso al muro con la sedia per sedersi, per avere il telefono in tasca con me”, ogni tanto riflette).
Si ragionava su come il mondo da lui conosciuto non esiste più.
Su come l’ossessione dell’accumulo, sotto lo stress costante della produzione ad ogni costo, non esiste più (o perlomeno sta subendo una pesante modifica… e proprio stamattina leggevo di questo nel libro di Rifkin).
E riflettevo con lui su come io stessa sto facendo fatica a comprendere e a capire che direzioni prendere (pur essendo [incoscientemente?] entusiasta e incuriosita).

E poi ho ripensato ad una chiacchierata fatta ai primi del mese con un’amica, toccando anche l’argomento “auto-non-auto” e mobilità.
Lei ha abbandonato da tempo l’auto di proprietà, passando al “car sharing” (io avevo fatto una esperienza di un paio di anni nel lontano 2009-2010, ancora quasi pionieristico visto che oggi sono attivi credo ben 3 o 4 servizi di “car sharing” solo su Milano).
E ho pensato anche ad un amico che usa il servizio “Bla bla car” (che io non conoscevo e che non ho mai provato).
E questa riflessione me la sono fatta passando davanti ad un cancello sul quale era appeso un manifesto che annunciava l’apertura di “Ciclo e Riciclo”: una officina di riparazione delle biciclette (e di vendita di usato, nonché di biciclette vintage).
E quindi ho pensato a come la mobilità si stia modificando anche da noi (nonostante siamo ancora un Paese legato all’automobile): vuoi i costi alti, vuoi i servizi nati, la gente si muove in modo diverso, almeno nelle grandi città (io stessa prendo i treni anche alla sera tardi, cosa impensabile per me fino a non molto tempo fa: risparmio, mi arrabbio meno e guadagno tempo per fare cose durante gli spostamenti).

E poi ho pensato al sito di “Nomadi Digitali”, costante e continua fonte di ispirazione per me.
Che sono costantemente a caccia di “nuove cose” e “nuovi modi di fare le cose”.

E poi ho pensato alla condivisione di informazioni e cultura.
A quanto continuo a ragionarci attorno.
A come sta cambiando inesorabilmente il modo di trasmettere la cultura.
Anche attraverso il pagamento di ticket a buon prezzo, a scapito di quote alte che faticano ad incontrare il mercato per cause di forza maggiore (meno soldi in giro, per essere chiari)
Qualche esempio?
I TEDx che si stanno moltiplicando anche in Italia (per fare un esempio: il prossimo TEDx Verona mi consente con 30,00 euro di passare una intera giornata ad ascoltare relatori che si avvicendano sul palco per condividere cultura ed esperienze), senza contare che dopo qualche tempo mettono a disposizione i video gratuitamente sul portale TED o sui portali TEDx dedicati.
Oppure – per citare un altro esempio – 5×15 Italia che si svolge a Milano una volta al mese e che con un biglietto di ingresso di 15,00 Euro ti fa trascorrere un paio di ore ascoltando storie di vita che ti ispirano (mettendo poi a disposizione i video sul loro sito).
Oppure, ancora, iniziative come Meet the Media Guru che portano in Italia “lecture” gratuite di esperti del mondo digitale e non solo, consentendo anche di collegarsi in streaming attraverso il loro portale.
E questo solo per citare alcuni esempi… (potrei continuare menzionando anche format di “crescita personale e formazione” – termini impropri – a costo contenuto come il Toastmasters [che sta crescendo rapidamente in Italia, con club anche in inglese], oppure i format dei Book Club gratuiti [ne seguo un paio interessanti – qui e qui i link – ma sono sicura che ce ne sono molti che non conosco], oppure un’altra neonata iniziativa itinerante come Elvis Inside, dove si racconta di talento,…)

E questo mi ha fatto pensare anche allo smartphone che ho sempre con me in tasca.
Con il quale sono sempre connessa e inter-connessa e con il quale posso scrivere anche dei post qui su WordPress (che sta studiando format più snelli, adatti anche alle pubblicazioni da mobile).
Con il quale posso leggere, guardare, filmare, fotografare…

2015-01-28 14.12.49

E poi ho pensato ad altre operazioni e scelte che sto facendo, volte ad alleggerirmi e ad integrare alcune cose…
(Il babbo – tempo fa – disse a mia madre, riferendosi a me: “Che ne sappiamo della vita che farà? Magari le basterà uno zaino”. E questo mi ha fatto ricordare quello che disse un amico in tempi assolutamente non sospetti, rivolto a me: “Io me la vedo la Barbara fra qualche anno: con il suo portatile sotto braccio [allora non esistevano i tablet e gli smartphone e non sto parlando di secoli fa, n.d.r.] che va in giro dai clienti.”)

Ecco sì, alleggerire e snellire.
Per potersi muovere con maggiore agilità in una realtà sempre più plastica ed altamente interconnessa.

C’è da farsi tremare le ginocchia.
Perché? Perché ti sganci gradualmente dall’accumulo di cose solide e materiali, che hai usato fino a ieri come ancore di sicurezza e rassicurazione.
(E qui mi viene in mente un amico che disse: “Sto traslocando e sto vivendo fuori casa. E quindi sto vivendo con poche cose: due paia di pantaloni, qualche maglietta, calzini, mutande… E ti rendi conto che alla fine hai bisogno di poche cose. E che tante non te ne servono.” – Io non sto traslocando ma mi sto rendendo conto della stessa cosa e di quante masserizie accumulate mi ritrovo, perfettamente inutili.)
E poi perché vivi con l’incognita costantemente appollaiata sulla spalla.
Incognita che non ha più un orizzonte temporale di 5 anni (per esempio), bensì di un anno…? un mese…? domani…? (in modalità assolutamente imprevedibile).

Pauroso.
Affascinante.
E soprattutto inevitabile.

[Fine della libera associazione di idee…]

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