Su Chagall in mostra a Milano

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Stasera ho visto la mostra di Chagall
Posso dire una cosa che farà si che venga marchiata come “eretica” (se va bene) per il resto dei miei giorni?
Non mi ha convinto.
E mi sto facendo qualche domanda/considerazione, che elenco in ordine sparso a ruota libera…
Sono sempre molto perplessa dalle interpretazioni che vengono date alle opere di artisti che non ci sono più e che quindi non hanno modo di testimoniare direttamente. (Al massimo ci sono tracce autobiografiche criptiche – come in questo caso – oppure scritte da biografi del tempo e quindi comunque frutto di interpretazioni altrui.)
A volte ho la sensazione che queste letture da parte di critici e curatori siano volutamente impreziosite per elevare di livello (e rendere appetibile) qualcosa di altrimenti incomprensibile…
Sicuramente pecco di ignoranza (abissale).
Lo riconosco.
In particolare devo (ri)documentarmi su Chagall, perché mi mancano dei pezzi e questo mi ha (forse) penalizzato nell’apprezzare le opere esposte.
Però mentre percorrevo la mostra, e mi rendevo conto che non mi stava coinvolgendo, mi sono ricordata di opere che mi colpirono per le ragioni più disparate (senza che ci fosse stato un massiccio supporto culturale a preparazione).
Una è “Tauromachia” di Picasso (una serie di bozzetti che rappresentavano un processo di astrazione della figura del toro e che mi fecero rimanere a bocca aperta mentre pensavo “questo sapeva disegnare”).

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L’altra è l’Urlo di Munch (rimasi ipnotizzata davanti alla tela e mi sembrò di sentire fisicamente l’urlo uscire dal quadro… il “caso” voleva che nessuno riuscisse a stare per molto tempo davanti all’opera… tutti tendevano ad evitarla quasi a prova della sua potenza espressiva).

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E che dire della “La ronda dei carcerati” di Van Gogh? Rimasi stregata davanti a quel piccolo quadro con questi uomini che camminano in cerchio e sembrano uscire dalla cornice per poi rientrarvi.

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Qui – con Chagall – questo non è avvenuto.
E ci può stare. Tranquillamente.
Non tutto ci piace, entra in sintonia con noi e ci cattura.
E nel mentre stasera osservavo le tele, non riuscivo neanche a percepire le capacità ed abilità dell’autore.
Avevo la sensazione di essere davanti a dipinti dai tratti elementari e distorti (apparentemente privi di un processo di astrazione ed elaborazione voluto e frutto di studi precisi), pieni di immagini simboliche (questo sì) ma senza una volontà compositiva mirata (riempimenti successivi…? una sorta di libertà espressiva dell’autore, a mo’ di flusso di pensiero su tela…?).
Non lo so.
È una impressione catturata nel mentre mi aggiravo nelle sale di Palazzo Reale.
Volutamente priva (io) di qualsiasi informazione, proprio per girare a mente pulita e assorbire l’essenza dell’autore depurata da qualsiasi interpretazione che potesse funzionare da filtro.
Purtroppo non ha funzionato.
(Forse devo solo metabolizzare un po’ per apprezzare a scoppio ritardato…)
Però una piccola “piacevolezza” l’ho apprezzata: guardando dei bozzetti a supporto della sua autobiografia “Ma vie”, mi sono ritrovata in alcune immagini oniriche che ho letto in una recente fiaba di Gogol (mia prima esperienza con questo autore russo).
Per il resto ho accusato un po’ la ripetitività di alcuni soggetti che ricorrono in quasi tutte le tele esposte.
Ripeto, non lo so…
Non mi ha proprio convinto.
Mi perdonino gli estimatori di Chagall. Non me ne vogliano.
Ma non è stato amore tra lui e me.

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