“Second hand” di Michael Zadoorian [VIDEO]

(da www.celebritynetworth.com)«Pensate a tutte le cose che tocchiamo ogni giorno, ai milioni di piccoli legami che tengono insieme le nostre vite; pensate alle tazze, ai fermacravatta, alle sveglie, agli occhiali da sole, alle catene portachiavi, ai posacenere imbottiti. E se davvero tutte quelle cose assorbissero una minuscola scintilla di voi, come se il grasso delle vostre dita contenesse l’essenza della vostra anima?»

Con queste righe di riflessione attorno al libro di Michael Zadoorian, inauguro una nuova sezione del blog che va sotto il nome di “Architettura Narrata“.
Un progetto che si affianca (per ora) a quello di “Un Libro A Settimana” e che viaggerà a braccetto per qualche post, fino ad essere in grado di camminare da solo.
Ma di questa idea di “Architettura Narrata” (assieme ad altre idee che stanno germogliando in questi giorni) ne scriverò in un post apposito, che accompagnerà la revisione delle sezioni del blog a favore di qualcosa di diverso che non nega quanto fatto sino ad oggi. Semplicemente lo modifica in un processo di evoluzione.

Ma veniamo al delizioso libro di Zadoorian: “Secondo hand” (“Una storia d’amore”, recita il sottotitolo della edizione italiana).

Sono venuta a conoscenza del libro grazie ad un post della libreria Open di Milano sulla sua pagina Facebook.
Incuriosita l’ho condiviso a mia volta sul mio profilo personale ed una amica ha commentato con toni entusiastici, esortandomi a leggerlo.
Così, spinta dalla doppia sponsorizzazione, l’ho acquistato e l’ho letto.

Mi è piaciuto molto.
L’ho trovato molto gradevole.

Ho empatizzato con i personaggi della storia: ho riso, mi sono commossa, mi sono intenerita leggendo le considerazioni del protagonista (voce narrante).
Ho partecipato e ho fatto il tifo per il bislacco protagonista della storia: Richard. Un ragazzo apparentemente senza arte né parte (per la società benpensante, impersonata dalla madre e dalla sorella), che di professione fa lo “junker” (che potrebbe essere assimilato ai nostri “rigattieri”).

(da www.panachev.com)

Richard va alle svendite per sgombero e acquista per pochi dollari ciò che i proprietari mettono in vendita attraverso agenzie specializzate.
Carica sul suo furgone gli oggetti più disparati, li porta nel suo negozio e li rivende a sua volta.
E proprio grazie a questa sua attività, conosce Theresa: una ragazza appassionata di oggetti “vintage” ma dalla storia personale assai tormentata.
Ne nascerà una storia d’amore turbolenta, tenera, con risvolti drammatici ma anche divertenti (leggendo alcune pagine mi sono ritrovata a ridere di gusto).

Ma leggere il romanzo di Zadoorian come una semplice storia d’amore è riduttivo.

Infatti secondo me la bellezza del libro è negli oggetti che lo popolano (“cianfrusaglie” le definisce il protagonista).
Testimoni silenziosi che accompagnano Richard nella sua quotidianità, sono loro la storia.
Sono loro i veri protagonisti.
Sono loro il filo conduttore del racconto.

Per chi è appassionato di design e di vintage (più o meno kitsch), può dilettarsi a cercare le marche degli oggetti di cui il romanzo è disseminato.
Può condurre scorribande letterarie (o meno) nel design anni ’50, ’60 e ’70, nel mentre segue le vicende del protagonista.
(Se volete dilettarvi nella consultazione di libri sull’argomento, suggerisco le pubblicazioni della Tsachen. Vale la pena e li ricordo anche non particolarmente dispendiosi… tempo fa…)

Per quanto mi riguarda, mi sono appassionata ed incuriosita davanti agli oggetti recuperati dal protagonista.
L’ho idealmente accompagnato nelle sue visite alle svendite organizzate.
Gli ho tenuto idealmente una mano sulla spalla, a confortarlo, durante la svendita degli oggetti della casa dei suoi genitori.
Sono scesa in cantina con lui e mi sono seduta al suo fianco, aprendo con lui le scatole contenenti i ricordi della sua famiglia.

Mi sono immaginata il suo negozio: ci ho “girellato” dentro, curiosando tra sedie, insegne, posacenere, thermos, accendini.

Ho vissuto questo libro come una sorta di “wunderkammer” su carta.

Insomma, nel caso non si fosse capito, ne consiglio la lettura.
Anche a chi non ama i romanzi d’amore (ed io sono una di quelli).
E’ un omaggio verso gli oggetti e le storie che essi stessi portano con sé.

E se poi volete mettere la franco_nuovi_oggetti (da www.wired.com)ciliegina sulla torta, andate a vedere la mostra “No name design” alla Triennale di Milano (in programma fino al 14 settembre).
Una mostra piccola, ma assai curiosa.
Una mostra di una collezione privata di oggetti di uso comune raccolti nel corso degli anni.
Un viaggio nel design quotidiano attraverso varie epoche. Oggetti utili e che ci accompagnano giorno per giorno, progettati e disegnati senza tanti clamori, ma così indispensabili.

Il caso ha voluto che “Second hand” mi capitasse tra le mani nel mentre in Triennale è in corso “No Name Design”.

Un bel caso, che ha stimolato la curiosità ed un personalissimo senso di meraviglia.

Un bel caso che mi ha fatto anche ripensare a questo blog e mi ha fatto inaugurare la sezione di “Architettura Narrata”.
Ma questa è un’altra storia…

Buona lettura e buona mostra!

[Le immagini dell’articolo sono tratte dai siti: http://www.wired.com, http://www.celebritynetworth.com, http://www.panachev.com]

Un pensiero su ““Second hand” di Michael Zadoorian [VIDEO]

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