Una riflessione domenicale

04-olivetti

La domenica (noto giorno di riposo) può trasformarsi in un momento di mini-rissa verbale…

Complice la differenza generazionale, complice il caldo tropicale, complice “lo sa Dio cos’altro”, può accadere…

E così complice anche un articolo comparso sul Corriere della Sera di oggi relativo allo spinosissimo argomento dei crediti formativi, inizia un confronto che inaspettatamente degenera in uno scontro di idee e vedute generazionali.

Fai dei super-sforzi per non partire alla carica a testa bassa, ma ad un certo punto è inevitabile.
Martella la controparte, inizi a cannoneggiare tu…

Ti rendi conto della spietatezza con cui gli argomenti vengono portati inesorabilmente avanti in un testa-contro-testa, da entrambe le parti.

Ti rendi conto anche che nel cercare di far comprendere che “se non si ampliano gli argomenti di formazione non si va da nessuna parte e si finirà per raccontarsela sempre tra di noi, all’interno del proprio recinto, in un progressivo auto-estinguimento della specie” (mentre la contro-parte asserisce il “purismo-formativo”), scatta il pensiero nel retrocranio dell’interlocutore che associa formazione a speculazione.

Oddio… Non è una novità la speculazione sull’argomento.
E non è una novità anche la mia posizione in merito: chi mi conosce sa come la penso, e sa come sto gradualmente alzando l’asticella con buona pace dei prossimi tagli che mi accingo a fare.

Però, per quanto riguarda la mia professione, non si può continuare a parlare dei soliti argomenti.
Bisogna alzarsi in punta di piedi e spiare al di là del recinto per vedere cosa c’è…

Qualche argomento?
Personal Branding, Blogging, Web, Social Network, Storytelling, Public Speaking, Scrittura Efficace
O vogliamo continuare a parlare di facciate continue, di lighting design, di isolamento, di consolidamento di strutture, di restauro…?

Non so… Sbaglierò… Ma sono scelte che – secondo me – vanno fatte (o comunque esaminate).
Per cercare di vedere se – ampliando gli orizzonti – si riescono ad intravedere nuove opportunità di arricchimento professionale.
Per cercare di vedere se contaminando argomenti apparentemente lontani, si riesce ad ammodernare una professione che rischia di diventare faticosamente sempre più stantia.

Volete dei nomi? Volete delle indicazioni?
Chiedetemi pure.
Io sarò ben lieta di fornirli.

[L’immagine dell’articolo è tratta dal sito http://www.vitadistile.com e non è casuale. Adriano Olivetti può essere considerata una figura emblematica di cosa è curiosità intellettuale ed ampiezza di vedute.]

3 pensieri su “Una riflessione domenicale

  1. Pingback: Cari colleghi, c’è qualcosa che non va | Barbara Olivieri

  2. No, non concordo affatto, pur rispettando quanto scrivi. Abbiamo bisogno di Public Speaking?Scrittura efficace? Suvvia. Oggi abbiamo bisogno che il liceo scientifico ritorni a fare quello che faceva anni fa. Abbiamo bisogno di persone che conoscano il significato etimologico delle parole. Il pensiero e le biografie dei maggiori pensatori. Quanti hanno letto il Simposio di Platone? E di questi quanti ne hanno capito la vera ricchezza e profondità?. Abbiamo bisogno di guardare avanti senza buttare il passato. NOI ARCHITETTI, quanti di noi sanno i 9 punti di Richard Ll. Wright e il suo concetto di architettura organica? Oggi manca CULTURA. Punto, il resto sono chiacchiere, cicaleccio!
    Cordiali Saluti.

    • Buongiorno Giuliano,
      grazie per il tuo contributo.
      Quello che intendo dire in questo post è che c’è bisogno anche di “altro”.
      “Altro” che sia aderente a quello che oggi è il mondo, per consentirci di muoverci in modo efficace, che possa affiancarsi a punti fermi del percorso di studio.
      Per come la vivo io, la sensazione che ho quando ascolto e frequento corsi di architettura, è che si è fermi su quei punti cardine, continuando a girarci attorno senza guardare al di là del recinto.
      Va bene avere delle basi culturali solide. È sano e sacrosanto.
      Ma bisogna anche confrontarsi con quello che succede là fuori. Che potrà anche essere “cicaleccio” e “chiacchiere”, però c’è, esiste, e ritengo debba essere conosciuto e sperimentato.
      Grazie.

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