Considerazioni sul linguaggio maschile e su quello femminile dal libro di Salter [VIDEO]

2014-04-12 20.11.44

L’altra sera volevo “bloggare” sul libro di Salter “Tutto quello che è la vita, ma presa da altre incombenze ho rimandato.
Al momento però di chiudere baracca e burattini per andare a dormire, ho preso in mano il libro e ho letto il retro di copertina con le dichiarazioni di alcuni scrittori in merito al lavoro dell’autore.
Uno mi ha colpito in particolare: Jhumpa Lahiri. Scrive:

“Leggere Salter mi ha insegnato a condensare la mia scrittura fino all’essenziale. A insistere sulle parole giuste e a lavorare per sottrazione. Mi ha insegnato che l’arte si può plasmare dalla vita quotidiana.”

Lavorare per sottrazione…

Una considerazione che mi ha colpito proprio per la sua efficace sintesi nel descrivere uno stile di scrittura fatto di poche parole molto accurate e scelte in maniera sapiente.

E la mente è riandata allo stesso effetto che mi ha fatto Murakami, con il suo linguaggio semplice e pervaso da malinconia, ma molto accurato. Confesso che lì ho pensato alla eleganza essenziale giapponese come ad un qualcosa visibile (leggibile) anche nell’utilizzo della scrittura.
Qui invece, con uno scrittore occidentale, l’effetto è stato di sorpresa, lasciandomi affascinata e catturandomi immediatamente.

Catturandomi con descrizioni di paesaggi fatti da poche e sceltissime parole, composte in frasi brevi, che andavano a costruire nella mia mente immagini nitidissime.
Affascinandomi con dialoghi tra i personaggi in stile botta-e-risposta che, seppur dall’aspetto di copione cinematografico, sono stati trattati in modo da farti sembrare lì, sul posto, ad ascoltare.

E non ho potuto non ripensare ad un romanzo letto qualche settimana fa (“I sette nodi del destino”), dove invece ho trovato un linguaggio carico, descrittivo, denso di dettagli, tale da farmi costantemente perdere il filo della storia, facendomi avanzare a fatica.

Questa riflessione mi ha fatto venire in mente altri testi scritti da autori maschili e femminili, soprattutto saggi, dove ho notato delle differenze notevoli di stili di scrittura tali da farmi pensare ad una differenza di trattazione del linguaggio, di elaborazione delle informazioni, di modalità di espressione tra maschile e femminile (sto pensando alla fatica nell’arrancare nella lettura di “Arte di ascoltare e mondi possibili” di Marinella Sclavi, attualmente sospeso in attesa di riprenderlo in mano). Per quanto conosco io e ho potuto comprendere (non sto categorizzando, sto solo facendo delle considerazioni assolutamente personali), tenendo anche in considerazione che non sto parlando solo di uomo e donna, attenzione!, ma anche di un possibile modo di scrivere maschile e modo di scrivere femminile.
Tra modo asciutto e sintetico di presentare qualcosa e modo articolato e ricco di raccontare.
(Ripeto, sono considerazioni personali che mi faccio sulla base delle mie esperienze di lettura e di comunicazione.)

Resta il fatto che il libro di Salter (di cui non avevo mai letto nulla prima) è stato un viaggio alla scoperta di un nuovo modo di narrare.
Che per quanto mi riguarda ho trovato molto efficace, ed in grado comunque di trasmettere sensazioni ed emozioni. Nel bene e nel male.
Infatti ho ascoltato giudizi contrastanti durante l’incontro del club Book Eater, dove alcuni lo hanno apprezzato, altri lo hanno trovato freddo e distante.
Comunque – in entrambe i casi – in grado di suscitare qualcosa ben lontano dalla totale indifferenza.

Ho imparato molto leggendo questo libro.
Ho visto e apprezzato un modo di scrivere – per me – notevole.
Dal quale posso imparare molto (sto proprio leggendo in questi giorni “La trappola del talento” di Geoff Colvin, dove descrive anche la metodica di Benjamin Franklin per imparare a scrivere meglio).

Qui sotto la videoriflessione e qui un interessante articolo comparso su La Stampa su come cambia il nostro modo di leggere (e come dovrebbe cambiare il nostro modo di scrivere) in era digitale. Anche se può apparire a prima vista non proprio adatto a questo post, secondo me offre interessanti spunti per fare qualche riflessione aggiuntiva.

Un pensiero su “Considerazioni sul linguaggio maschile e su quello femminile dal libro di Salter [VIDEO]

  1. Pingback: Libro 11 – La falena di James M. Cain | Barbara Olivieri

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