“Cavare sangue dalle rape”

sanguedaunarapada“Cavare sangue dalle rape”…

Una espressione che conosco ma che ho sentito usare qualche tempo fa da una manager, mentre si cercava di estrarre dati utili alla progettazione da una parco informazioni inesistente e altamente caotico…
Praticamente una cosa (quasi) impossibile.
Eppure, tirando accidenti e torcendosi i neuroni, con a corollario “robusti confronti”, quella volta ci siamo riusciti.

Sta succedendo anche ora, su una commessa a bassa complessità progettuale, ma sottoposta ad appalto pubblico (è sempre lei!… la stessa commessa sulla quale stiamo soffrendo da diversi mesi) e quindi oggetto di controlli con check-list, WBS (Work Breakdown Structure) che vengono rovesciate come calzini, dettagli costruttivi spinti al massimo (sconfinando nell’area di progettazione del costruttore), controlli incrociati del progetto con validatori…
Una spremitura che ti fa venire i “gottoni” (leggasi “lacrimoni”)…
Su una tipologia di lavoro talmente semplificata, poi, che basterebbe illustrarla attraverso una relazione descrittiva, qualche disegno ben fatto ed un computo fatto con tutti i “sacri crismi”, tutto utile per le imprese da chiamare a fare delle offerte.

Invece no.
Grazie a normative in odore di “avvitamenti kafkiani”, si è ficcati in un gorgo dal quale si può uscire solo attraverso sangue (di rapa…), sudore e lacrime… (e “bestemmioni” di fantozziana memoria), nonché litigi tra colleghi… e attriti col cliente, che si trova in una situazione tale per cui “o si fa così, o si fa così” (leggasi normative da Appalto Pubblico & affini che partoriscono procedure di redazione e controllo a maglia fittissima e auto-intasante).

Poi ti accade però anche di partecipare a riunioni relative ad un progetto di fattibilità, sull’allacciamento in Alta Tensione di un grosso impianto.
Un progetto impegnativo, per il quale si devono richiedere autorizzazioni e per il quale si devono pianificare bene tutte le fasi.
Un tavolo simile alle Conferenze di Servizi: tanta gente che deve confrontarsi fra di loro e gli interessi che rappresentano.
Morale? Riunione produttiva.
Si esce di lì con la soluzione proposta approvata.
Sono stati mesi di studi e di ragionamenti, di negoziazioni tra le parti, ma sempre con un atteggiamento pro-attivo e collaborativo.

Allora ti domandi: ma sono due facce della stessa medaglia? Forse sì. Anzi sicuramente.

Ma sono anche livelli diversi di progettazione che comportano problematiche diverse (uno Studio di Fattibilità è ben diverso da un Progetto Esecutivo, in Appalto Pubblico per di più…).

Quello che però personalmente mi sconvolge (e mi sfianca anche) è l’applicazione a tappeto di metodiche degne di mega-appalti (stile cantiere Expo, Brebemi, e altri, per intenderci) anche su piccole lavorazioni.
Lavorazioni che – proprio per la loro entità ridotta – dovrebbero godere di passaggi più snelli.
Che non vuol dire più superficiali (in termini descrittivi, contrattuali e di progettazione).
Solo più snelli.

Ma so di dire una banalità disarmante.
Solo che ogni volta che mi confronto con queste attività, mi ritrovo a fare l’ennesima riflessione sulla assurdità di certe cose che rovina uno dei più bei lavori che ci siano (inutile che me lo nasconda…).

Riflessioni collegate:
Demolitore di Manager
7 ore…
Io detesto le riunioni

Immagine tratta da http://www.robertaapice.it

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