Da un commento casuale di un vecchio post…

google

L’altro ieri ho deciso di reinserire la categoria “Il Web ed Io” (parafrasando il titolo di un celebre film), per raccontare in modo leggero, senza nulla pretendere ed insegnare, e da persona comune che usa il web, le mie avventure, disavventure ed esperimenti con il magico mondo di internet e dei suoi dispositivi, sempre più evoluti ed intelligenti.
Senza dimenticare i libri sull’argomento, che leggo con l’obiettivo di imparare sempre qualcosa di più di questo mondo che corre e si evolve ad una velocità formidabile.
(Ricordo a tale proposito un articolo letto da qualche parte qualche tempo fa, che parlava della accelerazione esponenziale della tecnologia. Estremizzando la velocità di evoluzione, lo studio arrivava a ipotizzare il cambiamento non più in termini di anni, bensì – in accelerazione costante – in termini di settimane, giorni, sino ad arrivare a unità di misura orarie…)

Ma non è di questo su cui sto riflettendo.

Sono andata a recuperare il TED Talk che chiude questo post perché proprio ieri mattina, in coda alla riapertura della categoria, Dan Bogiatto ha commentato un mio articolo di quasi un anno fa.
Ne è nata una riflessione congiunta su ciò che si legge nei social network, su ciò che si visualizza, via-via che si avanza nella propria più o meno inconsapevole “auto-profilazione”.
Alcune cose gradualmente non le vedi più, altre inizi a vederle sempre più.
In sostanza il tuo ventaglio di scelte si stringe gradualmente, calibrandosi sui tuoi interessi (ricavati da parole chiave, click vari, ecc. ecc.).
Che sia Edgerank (oggi forse ha cambiato nome), che sia l’algoritmo di Google, che sia altro, il comportamento del web si adatta a quello che siamo (estremizzando un po’ il concetto).

Non so se questo è ciò che si chiama Web 3.0, fatto sta che l’esperienza raccontata nel video, ho avuto modo di viverla anche io in un paio di occasioni.

La prima è stata una prova fortuita: io ed un collega abbiamo fatto una ricerca sul medesimo argomento da due computer diversi (quelli su cui lavoriamo abitualmente). Abbiamo ottenuto risultati diversi. Molto diversi.
Ergo i nostri rispettivi Google, profilati sulle nostre preferenze, hanno fornito risultati su misura.

La seconda è stata l’occasione di osservare – quasi in tempo reale – l’affinamento di una ricerca (sempre su Google) che non avevo mai condotto prima: stavo cercando materiale sul percorso Loges (percorsi per non vedenti). All’inizio i risultati ottenuti erano pari a cercare l’ago in un pagliaio. Poi, nella stessa giornata, per affinamenti e reiterazioni successive, i risultati sono via-via emersi e si sono resi visibili.

Non ci credete? Provate.

Quindi che fare per non diventare mono-tematici e mono-visione?
Mi sembra buono il suggerimento dato nel TED Talk: differenziare il più possibile i propri interessi ed i propri ambiti di ricerca.

Un po’ come nella vita reale.
Solo con “l’aggravante” che sul web, questa focalizzazione sembra essere molto più incisivo e forzata.

Buona visione e buona ricerca!

Immagine tratta da http://www.web-target.com

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