Camminando oggi…

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Pensavo di essere messa peggio.

Invece c’è la stata la sorpresa.

Un po’ stanca fisicamente e mentalmente, stamattina sono andata a camminare, pensando che – totalmente fuori allineamento mentale ed emotivo – il fisico avrebbe sofferto, trovandosi a gestire – a cascata – un disallineamento tra mente e corpo.

Siccome era già successo in passato di avere testa e busto che tiravano per andare più veloce (quasi a rincorrere pensieri agguerriti), mentre le gambe restavano arretrate e faticavano (rallentando forzatamente l’andatura come se avessero degli elastici), ho pensato che oggi avrei replicato.

Con l’aggravante di essere ferma da un po’.

Mi prefiguravo uno sforzo sulla schiena, un disallineamento delle anche ed il dolore alla gamba destra via-via sempre più insopportabile. (In passato mi sono anche dovuta fermare per dolori al muscolo adduttore tali da impedirmi di continuare)
Il tutto con una bella afflizione di pensieri, a gravare ulteriormente su tutto “l’impianto”.

Invece, con mia grande sorpresa, non è andata così.

Penso si sia risvegliata quella che chiamano la “memoria del corpo”: il passo è stato subito calibrato sul giusto ritmo e la falcata – senza che io avessi deciso alcunché – si è sistemata da sola, sulla giusta ampiezza.

E così mi sono ritrovata a camminare piacevolmente a passo sostenuto, senza affanno e senza fatica.

I pensieri che mi affliggevano ieri sera, c’erano (e ci sono) ancora, ma sono risultati meno pesanti e meno influenti di quanto io mi aspettassi.

Scorreva tutto così… con estrema semplicità.

Sì, un pochino sudavo.
Sì, un pochino di fiato corto c’era.
Sì, un pochino di affaticamento c’era.
Ma sono state manifestazioni che sono comparse verso la fine della camminata: comprensibile che ci fossero visto il tempo lungo di inattività.

E di conseguenza è tornata la voglia di ricominciare a camminare in modo più “strutturato”.
(Temevo l’abbandono definitivo)

A me camminare piace tanto.
Lo dico spesso.
Chi mi conosce lo sa.

Ma voglio proprio consigliarlo col cuore.

Lo considero un modo per raccogliere i pensieri, lasciandoli fluire, in una sorta di “meditazione dinamica”.
In assoluta solitudine.

Poi non è necessario correre, se non si vuole.
Non è necessario andare a velocità sostenuta, se non si vuole.

Penso che la camminata sia una attività così docile e malleabile, che si adatta a quello che sei tu.
Al tuo carattere, al tuo modo di essere.

Adattandosi anche al flusso dei tuoi pensieri.
Aiutandoti anche a scaricare a terra quelli più tossici, come se defluissero dalla tua testa via-via lungo il corpo, per uscire da piedi.
Liberandoti gradualmente.
Ad ogni passo.
Ad ogni falcata.
Ad ogni metro percorso.

E quando succede che sei particolarmente afflitto (o arrabbiato), magari la tua camminata, la tua falcata, la pressione del tuo passo, varierà.
Diventerà più pesante. O magari più aggressiva.
Scaricando a terra – come un maglio percussivo – ad ogni colpo, ciò che ti affligge.

Però – avanzando – ti renderai conto che il passo sarà gradualmente sempre meno pesante o sempre meno aggressivo.
A mano a mano che avanzerai nel tuo “percorso meditativo”.

Cammina.
Fa bene.
E costa ben poco (se non nulla): giusto un paio di scarpe adatte ed una tuta.

Lo consiglio veramente col cuore.

E detto da una pigra come me…

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