“Juggernaut”

altieri_juggernaut“Ecumenopoli.
Definizione: aggregato meta-metropolitano a struttura isotropa e a sviluppo iper-dilatato.”

“Tu, Mr Karl Adrian Dekker, sembri provenire da un tempo… ignoto.”
“Il tempo è solo uno stato della mente.”

Letto a tempo di record (2 giorni), il primo libro della nuova trilogia di Alan D. Altieri ti trascina – come di consueto – in un universo (anzi in un meta-universo, per parafrasare una espressione spesso da lui usata) delirante, apocalittico, di un futuro prossimo venturo, popolato di personaggi che sembrano usciti dai peggiori incubi che una mente umana possa concepire.

Infatti pensavo proprio oggi che i racconti di Altieri sono un incrocio tra Sin City, Blade Runner, Kill Bill, Total Recall (prima versione con Arnold Schwarzenegger), e non so cosa altro, con incursioni nei film dell’orrore, il tutto mescolato, dosato sapientemente, e frullato, ottenendo un genere veramente molto particolare, che lo caratterizza in modo univoco.

Una caratterizzazione non solo visiva e descrittiva, ma anche linguistica (cosa che non mi stancherò mai di ripetere)…

Meta-guerrieri, meta-anfetamine, meta-combustibile…
Spesso l’autore utilizza questo prefisso “meta” anteposto a concetti e parole che ci sono note, e – andando a curiosare in Wikipedia – il significato che ho trovato è questo:

“Meta, is a prefix used in English (and other Greek-owing languages) to indicate a concept which is an abstraction from another concept, used to complete or add to the latter.”

Indica una astrazione di un concetto da un altro concetto…
Qualcosa che – allo stato attuale della nostra conoscenza – non esiste ancora, ma che forse esisterà e verrà estratto, sintetizzato, ricavato, da quanto esiste oggi.

So che alcuni non amano Altieri e – come ho letto in una recensione pubblicata qualche giorno fa – o lo si odia o lo si ama, però penso che almeno una volta uno debba leggersi un suo libro (e/o un suo racconto) per testare e valutare di persona lo stile narrativo.
Dopodiché o resti folgorato ed inizi a seguirlo, oppure prendi altre strade (non senza avere sperimentato prima, secondo me).

E, come ho scritto ieri ad un amico che aveva commentato – incuriosito – una citazione da Juggernaut (quella sulla Ecumenopoli) che ho pubblicato su Google+, se non lo hai mai letto suggerisco di prepararti.
Perché quello che leggerai e sperimenterai (grazie all’impatto del linguaggio usato) ti farà guardare nell’abisso del genere umano (dipinto come un genere destinato all’autodistruzione), calato in un futuro iper-tecnologico, apocalittico e decadente (sia da un punto di vista ambientale che da un punto di vista etico).

In tutto questo universo, in tutta questa meta-realtà, si muovono però alcune figure solitarie, che rappresentano nuovi (discutibili) eroi che – come ho letto da qualche parte – combattono il male, ma – essi stessi – non rappresentano il bene, nella accezione che noi diamo alla parola “bene”.

Emotivamente, potresti subire un bello scossone e potresti provare “vuoto gelido” (una espressione usata dall’autore per descrivere lo stato di uno dei protagonisti alla visione di una situazione difficile da descrivere ed inaccettabile) in quello che leggerai.
Se sei un tecnologo, potrai sguazzare in descrizioni tecniche dove ogni singola parola ha un senso preciso nel significato che vanno a costruire nel loro insieme.
Se sei uno che ama focalizzare la propria attenzione sulla linguistica, beh…, qui c’è da divertirsi parecchio.

Io, leggendo Juggernaut, ho provato tutte e tre le cose: scossoni emotivi ed etici, deliri tecnologici e fascino linguistico.

Buon viaggio…

Titolo: Juggernaut
Autore: Alan D. Altieri
Edizione: TEA – versione eBook per Kindle
Costo: € 9,99 (versione eBook)

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