Io, architetto

20130723-075530.jpgIeri ho ricevuto la comunicazione che da metà agosto l’assicurazione professionale diventa un obbligo per tutti gli architetti iscritti all’ordine e quindi definibili tali.
Altra perla (già in vigore per altri ordini professionali) è la formazione obbligatoria con crediti formativi.

Ci stavo riflettendo stamattina e – in un moto di ribellione (perché poi alla fine sono sempre un tranquillo bovino ruminante) – ho pensato: “Va bene, basta così! Mi cancello dall’Ordine!”

Perché? Perché vedo queste iniziative come una enorme macchina per mungere un bacino immenso di persone (siamo in tanti, troppi, noi architetti… tant’è che facciamo di tutto e siamo ovunque… e quindi siamo un bacino di emungimento notevole…).

Le prime informazioni che avevo tempo fa (sulla assicurazione professionale) dicevano che anche se sei un collaboratore di una società di ingenereria già assicurata contro i rischi professionali, l’assicurazione a titolo personale la devi fare.
Ovvio che questa cosa mi fece andare in bestia.
E quando ricevetti una comunicazione che sosteneva che chi non avesse sottoscritto l’assicurazione, avrebbe subito dei provvedimenti disciplinari da parte dell’ordine, pensai: “Va bene. Che mi espellano. Non aspetto altro.”
Tanto io pago un obolo ad un Ordine del cui servizio non usufruisco se non molto-molto raramente. Pagando profumatamente dei corsi di aggiornamento che alcuni obblighi normativi già mi costringono a fare.
Ma già anche qui sto per fare cadere certificazioni varie, visto che – per esempio – non ho intenzione di fare il corso di aggiornamento sulla prevenzione incendi, visto che (nonostante abbia fatto il corso e sia iscritta nelle liste) non ho mai esercitato in ambito VVF.

E qui arrivo anche ai crediti formativi.
Se mi dicono cosa hanno intenzione di fare…
Perché non vedo grandi proposte formative.
Tecnici di perizie in tribunale? Ma per favore…
VVF? Non mi interessa più…
Sicurezza Cantieri? Già fatto. E non ho più intenzione di farlo, perché non ritengo giusto che uno si debba assumere tutte le responsabilità anche per l’imbecillità di chi – perché ha fretta, perché “tanto non gli è mai successo nulla”, perché… lo sa Dio cos’altro – si fa male sotto la sua di responsabilità. Mentre tu devi anche adempiere – da perfetto burocrate – ad una marea di compiti amministrativi e di controllo, nuotando in un mare di carte. No, non lo voglio più fare. Mi viene il mal di pancia al solo pensiero.
E poi…? Su che altro si può fare formazione?
Illuminotecnica? Già fatto.
Che altro? Utilizzo di programmi in 3D? Non mi servono.

Non so, più ci penso e meno senso ha tutta questa cosa.
E vista la confusione in corso, posso solo aspettare l’evolversi della faccenda.
Anche perché – non nascondiamocelo – ci sono in ballo soldi. I miei soldi.

Pensando anche che chi decide ha una struttura mentale che si aggira sempre all’interno del proprio recinto, in un circuito auto-referenziale, molto lontano da ciò che sta accadendo nel mondo.

Non so veramente che fare.
Posso veramente aspettare e osservare l’evolversi degli eventi e poi decidere.
Perché penso di essere vicina – molto vicina – ad un bivio e dovrò decidere che fare.
Già sapevo di esserci vicina per cause interne.
Ora si aggiunge anche la variabile esterna.

Già…

Io, architetto.
Che quando mi dicono: “Ah! Ma tu sei architetto!”
Io rispondo: “Sono laureata in architettura.”

Io, architetto.
Che non uso il timbro da un sacco di tempo.

E allora mi domando: “Ma che senso ha tutto questo?”
Non lo so.
Ci devo pensare.
E anche molto in fretta.

6 pensieri su “Io, architetto

  1. Barbara ciao,
    Mi chiamo Samantha, ho 29 anni e sono iscritta da un anno ad Inarcassa e Ordine. E voglio cambiare lavoro. All’ Università mi avevano insegnato che il nostro lavoro, o meglio, vocazione, consiste nel progettare, nel creare un mondo più fruibile per noi e il nostro futuro. E invece mi trovo a fare saltare delle carte, tra DIA di 27 pagine, documentazione infinita, grane con i Comuni e committenti che, nella maggior parte o non ti pagano o ti rifiutano l’incarico perché di 50€ più alto del preventivo di un signore a caso che, tante volte, non garantisce la tua stessa professionalità.
    A ciò ci aggiungiamo un trattamento economico ai limiti dello schiavismo, con una tassazione paurosa, che già ora, nonostante abbia le agevolazioni dei neo-iscritti, mi lascia alla canna del gas.
    Mi fa male abbandonare quelli che erano i miei sogni di gloria, ma a queste condizioni io non ci sto. Scelgo di anteporre la mia felicità, serenità e possibilità economica di crearmi una famiglia al lavoro per cui ho, teoricamente, studiato.
    Spero di non pentirmene.

    • Ciao Samantha,
      Capisco la delusione, credimi.
      Ma penso anche una cosa (e la penso seriamente, anche perché mi sto facendo parecchie riflessioni negli ultimi tempi, confrontandomi con colleghi e persone che fanno anche altri mestieri): la formazione di architetto – secondo me – apre a molti sbocchi. Siamo progettisti in senso lato. E possiamo essere progettisti non solo di edifici, appartamenti o simile, ma anche di processi di progettazione, di web, di tante cose.
      Se riusciamo a vederci in questo modo, credo che ci sia la possibilità di trovare altri modi per progettare il futuro.
      Guarda, io sto attraversando un momento di crisi e di stanchezza professionale piuttosto forte (legato anche all’età), ma di recente mi sono capitati fra le mani due libri che mi stanno facendo riflettere: “Architettura open source” di Carlo Ratti, e “Design, when everybody designs” di Ezio Manzini (quest’ultimo solo in lingua inglese, ma molto comprensibile).
      Bene, entrambi intravedono una evoluzione della figura di architetto che diventa un progettista di processi, un facilitatore capace di codificare e progettare esigenze e progetti che arrivano dal basso.
      Questa cosa mi sta facendo riflettere parecchio, perché mi sta facendo vedere possibilità diverse.
      La soluzione purtroppo non ce l’ho, ma sto andando avanti per tentativi ed errori, navigando a vista…
      Io – fossi in te – non rinuncerei ad esser architetto. Anzi cercherei modi diversi di esprimere la “vocazione”. Prova ad esplorare campi del web, della progettazione partecipata,…
      Non disperare e non abbandonare quello che senti.
      Forse devi solo trovare il canale giusto per poterlo esprimere.
      Un abbraccio e non mollare!

  2. Ciao. Ho appena scoperto il tuo blog inserendo su google la voce “non voglio più fare l’architetto!!!” Proverò volentieri a leggere i libri che hai suggerito, grazie!
    Nel frattempo tu hai risolto la tua crisi?

    • Buongiorno MammArch!
      Piacere di conoscerti 🙂
      Interessante ciò che mi segnali (compaio alla voce “non voglio più fare l’architetto!!!”)…
      Diciamo che nel frattempo ho fatto pace (una specie di tregua). Anche se non esercito la professione di architetto in senso stretto.
      E tu, come mai cercavi quella “considerazione”?
      Dubbi sulla professione?

      (PS: sui libri attendo tue riflessioni. Anche se i libri che leggo non sono elencati tutti qui: di molti mi diverto a parlarne su YouTube. Però sappiamo dire e sono aperta a ulteriori suggerimenti di lettura.)

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